giornata di mobilitazione nazionale contro i Cpr e la macchina delle espulsioni

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Sabato, 1 Febbraio, 2020 - 21:22

1 febbraio: giornata di mobilitazione nazionale contro i Cpr e la macchina delle espulsioni
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a Roma ore 15 presidio a Ponte Galeria

La macchina delle espulsioni in Italia si trova in un momento
particolare.

Da una parte le rivolte e le lotte dei reclusi che negli ultimi mesi
a Roma, Bari, Torino, Caltanissetta, Trapani e Gradisca tentano di
mandarla fuori strada e far chiudere i Centri della detenzione
amministrativa.

Dall’altra chi governa, deciso a potenziare questa macchina, come
mostra la recente apertura dei Cpr a Gradisca e Macomer e la
prossima a Milano, e farla girare più spedita che mai spianando la
strada da ogni potenziale ostacolo. La scelta di un ex-carcere per
il Cpr di Macomer, le reti elettrificate in quello di Gradisca, il
sequestro dei telefoni a Torino e Gradisca, misura che minaccia di
estendersi agli altri Centri e diventare la norma, sono chiari
segnali di un tentativo di indurire ulteriormente la detenzione
amministrativa.

A questo si aggiungono gli arresti, le espulsioni, i pestaggi e le
condizioni in cui sono stati lasciati i reclusi dopo le rivolte, a
dormire nelle mense o fuori al freddo senza servizi igienici. Una
politica del terrore che ha portato alla morte di due reclusi: Aymen
Mekni, tunisino di 34 anni, nel Cpr di Caltanissetta e V.E.,
georgiano di 37, in quello di Gradisca, ammazzato di botte dalle
forze dell’ordine. Due omicidi di Stato che dovrebbero impaurire gli
altri reclusi e scongiurare la possibilità che qualcun altro si
ribelli. Nel frattempo, a Caltanissetta come a Gradisca, i compagni
più vicini ai due reclusi uccisi vengono espulsi in fretta e furia
per togliere di mezzo scomodi testimoni.

Contro il coraggio, la rabbia e la voglia di libertà espressi dai
reclusi durante le rivolte, lo Stato ha deciso di vendicarsi
utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione.

La determinazione con cui le persone rinchiuse in questi monumenti
all’infamia di quest’epoca hanno da sempre affrontato la loro
reclusione dovrebbe essere d’esempio per noi fuori, specie in un
momento come questo in cui le condizioni di vita e di lavoro
all’interno delle città si fanno sempre più dure e se non riusciamo
ad alzare la testa l’aria continuerà a farsi sempre più soffocante.

Non possiamo lasciarli da soli nelle mani degli aguzzini di Stato.

Invitiamo a una giornata di mobilitazione nazionale contro i Cpr e
la macchina delle espulsioni per sabato 1 febbraio.