No Draghi Day - Giornata nazionale di protesta

Tipo appuntamento:

Data appuntamento: 
Sabato, 4 Dicembre, 2021 - 21:22

APPELLO DEL SINDACALISMO DI BASE E CONFLITTUALE

4 DICEMBRE NO DRAGHI DAY - GIORNATA NAZIONALE DI PROTESTA

Contro le misure economiche del governo Draghi

Contro licenziamenti, privatizzazioni, delocalizzazioni e carovita

CORTEI REGIONALI NELLE PRINCIPALI CITTÀ

La libertà di manifestare è un diritto democratico non negoziabile

La Legge di Bilancio prodotta dal governo Draghi conferma il nuovo e
pesante attacco alle condizioni di vita dei settori sociali più deboli
del paese mentre stanzia ulteriori risorse per le grandi imprese e le
rendite finanziarie.

Si conferma la linea politica dell’aumento delle
disuguaglianze, anziché invertire rotta.

Gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia provocano un
rincaro delle bollette e del caro vita che colpiscono lavoratori e
lavoratrici, che hanno salari bloccati da contratti non rinnovati,
pensionati e ancor peggio gli strati più poveri della popolazione, come
i pensionati al minimo o i percettori del reddito di cittadinanza.

Sulle pensioni si mantiene il famigerato impianto della Fornero, quindi
un rialzo dell’età pensionabile, anche se per ammorbidire si propone
quota 102 per il prossimo anno, sempre molto al disotto delle
aspettative anche per garantire un necessario ricambio generazionale.

Sul Reddito di Cittadinanza si introducono misure per restringerne la
platea e per forzare i percettori ad accettare qualsiasi lavoro: part
time, a tempo determinato e a grande distanza dalla residenza. Sul fisco
si preannuncia l’abolizione dell’IRAP, cioè dell’unica tassa
ineludibile per le imprese, mentre le riduzioni per i lavoratori
verranno indirizzate verso i redditi medio-alti (tra i 28 e i 55mila
euro).

In una fase in cui è ormai operativo lo sblocco totale dei
licenziamenti e sono ancora visibili gli effetti pesantissimi della
crisi pandemica, la manovra economica concentra le risorse sulle grandi
imprese, esattamente con la stessa logica con cui si è elaborato il
PNRR, e non si pone il problema drammatico della riduzione delle
fortissime disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione del
reddito. Quasi inesistenti gli investimenti pubblici nei settori chiave
della vita sociale, come sanità, scuola e trasporti urbani,
fondamentali anche per contrastare, oltre ai necessari vaccini, la
diffusione della pandemia. Non ci sono né sono previsti interventi per
rialzare i salari in un paese dove è in forte crescita il lavoro
povero. Viene inoltre riesumato il pericolosissimo progetto di autonomia
differenziata, destinato ad aumentare le differenze territoriali e
sociali. E ancora una volta non ci sono interventi sulla drammatica
questione abitativa per incrementare l’offerta di alloggi popolari,
né ci sono risposte al dramma degli sfratti.

A completare il piano di Draghi c’è invece il disegno di legge del
governo sulla concorrenza che prepara una privatizzazione selvaggia di
tutto ciò che resta ancora di pubblico nel nostro paese: dai trasporti
locali all’energia, dall’acqua all’igiene ambientale, dai porti
fino alla liberalizzazione dei taxi e ad un rilancio in grande stile
della sanità privata. È l’apertura liberista definitiva alla ferrea
legge del mercato, in spregio a qualsiasi preoccupazione per i diritti
sociali, la salvaguardia dei beni comuni, il riequilibrio e la giustizia
sociale. Una conferma della vuota retorica governativa in materia di
salvaguardia dell’ambiente e di lotta al cambiamento climatico poiché
mettere i beni comuni, a cominciare dalle risorse idriche ed
energetiche, nelle mani delle grandi società private non potrà che
favorire nuovi disastri ambientali ed abbassare ulteriormente le tutele
in materia di salute e sicurezza di lavoratori e cittadini.

Con la legge di bilancio e il disegno di legge sulla concorrenza Draghi
sta realizzando i diktat dell’Unione Europea e soddisfacendo tutte le
richieste di Confindustria, senza incontrare alcuna vera opposizione sul
piano politico e con il silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil.

Forte del sostegno che ha da parte dell’intero arco parlamentare
questo governo marcia compatto nella direzione di ridurre i diritti
della classe lavoratrice, utilizzando le tecniche repressive del decreto
Salvini e dando copertura alle azioni illegali da parte del padronato
quando utilizza le squadracce pagate per picchiare lavoratori e
lavoratrici in sciopero.

Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il
sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta ha
individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione.
No ai licenziamenti e alle privatizzazioni. Lotta per il salario e il
reddito garantito. Cancellazione della Legge Fornero, contrasto al
carovita e ai diktat dell’Unione Europea. Rinnovi contrattuali e lotta
alla precarietà per la piena occupazione. Forti investimenti per
scuola, sanità, trasporti e previdenza pubblica, contro le spese
militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa
sociale. Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le
disuguaglianze sociali. Il programma di lotta dell’11 ottobre oggi
esce rafforzato dai nuovi provvedimenti presentati da Draghi, che ne
confermano l’indirizzo fortemente antipopolare.

È dunque urgente la costruzione di un vasto movimento popolare che
contrasti con la mobilitazione e la lotta questo disegno autoritario
destinato ad approfondire le disuguaglianze e ad aumentare la povertà.

Il sindacalismo di base propone e si impegna a costruire una GIORNATA DI
PROTESTA NAZIONALE PER IL PROSSIMO 4 DICEMBRE DENOMINATA “NO DRAGHI
DAY” e invita, pertanto, tutti i movimenti e le realtà sociali e
politiche a costruire la mobilitazione in forma unitaria e condivisa. La
Giornata sarà caratterizzata da cortei regionali che avranno
l’obiettivo di difendere la libertà di manifestare contro ogni odioso
divieto a sfilare nei centri storici e sotto i palazzi delle
istituzioni.

ADL COBAS, CLAP, CONFEDERAZIONE COBAS, COBAS SARDEGNA,CUB,

FUORI MERCATO, ORSA, SIAL COBAS, SGB, UNICOBAS, USB, USI-CIT