
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: CTS rifiuti, tra presenze inopportune, possibili conflitti di
interesse, impedimento alla valutazione sanitaria e smaccata
ideologizzazione.
Data: 2022-02-15 10:16
Mittente: RifiutiZeroUmbria CRU RZ <rifiutizeroumbria@gmail.com>
Destinatario: RifiutiZeroUmbria <rifiutizeroumbria@gmail.com>
La Giunta Regionale dell’Umbria ha prodotto un nuovo piano regionale
dei rifiuti. Al suo
interno sappiamo non è pianificata alcuna misura reale verso
l’economia circolare, non ci
sono impianti finalizzati al recupero di materia e alla selezione del
recuperato (causa del
basso indice di riciclo delle plastiche, ad esempio), ma è una
riedizione neanche troppo
dissimile dal vecchio piano regionale. Sappiamo infatti che nella
malcelata intenzione di
non pianificare sul modello trevigiano, benchmark europeo, il piano
prevede invece
l’ampliamento delle discariche, l’incenerimento dei rifiuti in un
nuovo(?) inceneritore, e il
72% di Raccolta differenziata entro il 2030.
Soprattutto sappiamo che in realtà, e l’Assessore Morroni ci tiene a
ricordarlo in ogni sua
uscita sul tema, si è giunti a questa pianificazione grazie al lavoro
del famigerato Comitato
Tecnico Scientifico. Ebbene ad una lettura dei verbali delle sedute e
dei curricula di molti
“esperti” è possibile affermare che questo non sia stato altro che
uno specchietto per le
allodole, una sorta di copertura “tecnico-scientifica” per
giustificare una scelta già presa
ben prima della definizione dei membri del Comitato. Un tentativo molto
maldestro di
mistificazione, come vedremo, a cui molti “esperti” si sono
prestati. Altri invece hanno
preferito pilatescamente sottrarsi, a giudicare dalle assenze
continuative, piuttosto che
dimettersi e magari sollevare un caso che avrebbe aiutato tutti ad
impedire questo
insensato piano regionale.
Intanto una prima osservazione: è opportuno coinvolgere in una
pianificazione che
prevede modifiche, nuove autorizzazioni, nuovi procedimenti di AIA e
VIA, gli uffici
regionali e Arpa, cioè gli enti che dovrebbero poi decidere esattamente
se tali modifiche
potranno essere autorizzabili o meno? Ha senso per capirci che la
Regione e Arpa
decidano che le discariche di proprietà di Acea o Gesenu siano da
ampliare, e poi ricevere
le istanze di richiesta di autorizzazione all’ampliamento dalle stesse
società? Cosa
pensiamo risponderanno Arpa e Regione?
E poi, ha senso coinvolgere docenti universitari, professionisti e
società miste pubblicoprivato
che hanno avuto negli anni appalti, commesse, compensi per consulenze,
incarichi, proprio dalle società che in Umbria, dal nord al sud della
regione, si occupano di
raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti? Parliamo cioè di Acea,
Gest, Gesenu, Tsa,
Sia e loro varie articolazioni societarie.
Ha senso che nei fatti, come vedremo, gli esponenti del mondo
scientifico lì chiamati per
esprimersi sugli impatti del ciclo dei rifiuti sulla salute, non abbiano
potuto (voluto?)
presentare alcun parere tecnico? Certo se le premesse erano “In merito
agli aspetti
sanitari viene evidenziata una maggiore criticità sia per
l’emotività sociale coinvolta che
per elementi puramente tecnico-scientifici...Inoltre, la complessità e
i tempi di realizzazione
di possibili specifiche indagini epidemiologiche risultano non
compatibili con i tempi della
pianificazione regionale. Si concorda nel riconoscere che la trattazione
di tali aspetti è
caratterizzata da fattori di elevata sensibilità sociale che richiede
un approccio espositivo e
divulgativo particolarmente attento a limitare le comuni forme
pregiudiziali e a scongiurare
possibili timori. Pertanto, si ritiene che l’approccio più
costruttivo dovrebbe essere quello di
trattare le questioni in termini di “riduzione rispetto a”, in modo
da far cogliere i
miglioramenti possibili limitando analisi leggibili in termini
negativi” (verbale II seduta del 3-
9-2020). E ancora “l’impossibilità di reperire dati certi sugli
effetti delle emissioni degli
impianti industriali e di altre attività produttive da cui discende
l’estrema difficoltà ad
individuare, allo stato attuale, specifici indicatori di impatto sulla
salute; per tale motivo,
come già concordato e deliberato nella terza seduta, il comitato
ribadisce che per fare il
“punto zero” in materia di impatti sulla salute umana non possono
che essere presi a
riferimento esclusivamente i fattori emissivi di cui all’inventario
regionale delle emissioni in
atmosfera (IRE) e nella fattispecie PM e Nox.” (verbale seduta del
13-1-21)
Tutto molto chiaro. Che senso ha coinvolgere epidemiologi e Asl se già
si stabilisce che
non avranno il tempo per produrre alcunché? La soluzione sembra essere
questa: poiché i
cittadini sono molto emotivi, sensibili bisognerà usare strategie
comunicative per
convincerli che non ci saranno impatti ma al contrario riduzioni di
emissioni.
Eppure la proposta iniziale avanzata dai membri “sanitari” del Cts
era piuttosto chiara
“...l’opzione che appare più corretta a livello metodologico è la
valutazione – sulla base dei
dati di letteratura – degli effetti della presenza degli impianti
sulla popolazione, in luogo
della valutazione specifica dei singoli flussi – opportunamente
scomputati – sulla salute
della popolazione locale.” (verbale insediamento Cts 28/7/2020)
Questo è lo stato delle cose in Umbria. Si crea un paravento
tecnico-scientifico, i cui
membri, vista anche la gratuità della loro partecipazione, non
risponderanno di quanto
affermato; si da a questo paravento un ruolo di primo piano pur non
avendo al suo interno
così tanti esperti di gestione dei rifiuti, se non inopportunamente i
membri di enti pubblici
come Regione, Arpa e Auri. Si creano i presupposti perché siano
ampiamente tutelati gli
interessi dei privati che operano nella nostra regione. Si trattano come
fessi i cittadini
utilizzando strategie comunicative per coprire l’assenza di pareri in
ambito sanitario delle
ricadute degli impianti. Inoltre si pianifica un piano regionale che
farà girare circa 200mila
tonnellate di rifiuti piuttosto che vederli intercettati con un
efficiente e capillare sistema di
raccolta porta a porta, che ha dimostrato di poter portare territori
molto simili ai nostri a
sfiorare il 90% in pochi anni, molto prima del 2030.
Cogliamo l’occasione per invitarvi alla Conferenza Stampa on line
Sabato 19 febbraio alle
10, al link https://www.youtube.com/user/RifiutiZeroUmbria per fare il
punto sul nuovo
Piano regionale dei Rifiuti.
Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero, Referenti Umbria Zero Waste
Italy,
Osservatorio Borgogiglione, WWF Umbria, No Css nelle cemeterie di
Gubbio, Isde
Umbria, Comitato beni culturali e paesaggistici Gubbio, Comitato no
antenna Gubio,
Comitato per la tutela ambientale della conca eugubina, Rifiuti Zero
Spoleto, Movimento
difesa del cittadino Perugia,Comitato No Inceneritori Terni, Comitato
Salute Ambiente
Calzolaro-Trestina-Altotevere sud, Comitato Gubbio Salute Ambiente
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Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero
http://rifiutizeroumbria.blogspot.com/
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