da Csa Vittoria in piazza contro la guerra imperialista

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Sabato, 26 Febbraio, 2022 - 21:22

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: da Csa Vittoria: sabato 26 febbraio in piazza contro la guerra
imperialista
Data: 2022-02-24 15:37
Mittente: elio lupoli <eliolupoli@gmail.com>
Destinatario: CsaVittoria <info@csavittoria.org>

Abbiamo redatto queste brevi note quando la guerra non era ancora
dispiegata sul territorio Ucraino ma rimane tutta valida l'analisi della
situazione all'interno dei rispettivi blocchi. L'escalation delle armi
deve essere solo uno sprone per dare maggior forza alle nostre posizioni
antimperialiste e internazionaliste di solidarietà ai proletari ucraini
russi ed europei e sostenere l'immediata uscita dalla Nato.

SABATO 26 FEBBRAIO ORE 15 LARGO CAIROLI

DA CSA VITTORIA : DALLA GUERRA DI POSIZIONAMENTO TRA LE SUPERPOTENZE PER
IL CONTROLLO GEOPOLITICO E PER L’ALLARGAMENTO DELLA PROPRIA SFERA DI
INFLUENZA I PROLETARI HANNO TUTTO DA PERDERE

Inviato da redazione il Mer, 23/02/2022 - 17:19

Categoria
Internazionalismo [1]

CONTRO I VENTI DI GUERRA IMPERIALISTA E CONTRO LO SFRUTTAMENTO DI CLASSE
A FIANCO DEI PROLETARI RUSSI UCRAINI ED EUROPEI.

SABATO 26 FEBBRAIO ORE 15,00
CONCENTRAMENTO IN LARGO CAIROLI

Giriamo in allegato alcune brevi note per una motivata
controinformazione contro la schierata gestione mediatica dello scontro
interimperialistico in atto.

DALLA GUERRA DI POSIZIONAMENTO TRA LE SUPERPOTENZE PER IL CONTROLLO
GEOPOLITICO E PER L’ALLARGAMENTO DELLA PROPRIA SFERA DI INFLUENZA I
PROLETARI HANNO TUTTO DA PERDERE

Lunedì 21 febbraio, la Russia ha riconosciuto le repubbliche
indipendentiste del Donbass, sancendo con i loro rappresentanti forme di
collaborazione e di mutuo soccorso anche militare. Una mossa per molti
versi scontata e attesa che formalizza una situazione già data sul
terreno dei territori separatisti, ma che si colloca interamente
all'interno del complessivo e complesso "gioco a scacchi" tra potenze
imperialiste.

LA FINALITÀ RUSSA DI PORRE UN CHIARO ARGINE ALL&#39;ESPANSIONISMO DELLA
NATO sui territori facenti parte dell'ex URSS e dell'allora patto di
Varsavia, nonché alle continue provocazioni armate ucraine ai propri
confini, è un'ulteriore risposta all'interno di uno scontro diplomatico
e/o di guerra "ibrida" che prosegue da tempo. Uno scontro che, in questi
anni, si è dispiegato direttamente o per procura nei vari scenari
mondiali, dalla Siria alla Libia, con effetti devastanti per interi
territori e popolazioni. E l’Ucraina rappresenta l'ultimo esempio in
ordine di tempo.

UN CONFLITTO GENERALIZZATO TRA SUPERPOTENZE COMUNQUE IN CRISI NEL
RISPETTIVO "FRONTE INTERNO", sia economico che politico-sociale,
aggravato dalla situazione strutturale internazionale uscita provata
dalle conseguenze di due anni di pandemia intervenuta pesantemente in
una crisi economica preesistente, e dalla NECESSITÀ DI RIDEFINIRE, IN
UN CONTESTO ORMAI MULTIPOLARE, LA NECESSITÀ TELEOLOGICA DEL CAPITALISMO
DI VALORIZZAZIONE DELLE MERCI PRODOTTE (ERGO, MERCATI) E DEI CAPITALI
INVESTITI.

Dal lato statunitense, con un BIDEN IN CROLLO VERTICALE per non aver
mantenuto le promesse sociali con cui ha vinto le elezioni e incapace di
affrontare le tensioni interne (dalla "questione razziale" ai vari
competitori interni ancora legati a Trump, la fuga dall'Afghanistan), si
assiste al prepotente ritorno di posizioni aggressive e interventiste
determinato da differenti fattori. In prima battuta, dalla NECESSITÀ
STRATEGICA DI RISTABILIRE IL PRIMATO NEI RAPPORTI CON L’UNIONE EUROPEA
che, da un lato, come confermato dalle dichiarazioni di Ursula von der
Leyen, cerca di SGANCIARSI DAL RAPPORTO STORICO DI VASSALLAGGIO
rafforzando la propria indipendenza e difesa; dall’altro, di frenare
scenari di partnership più stretta con la Russia accelerando le
contraddizioni tra i paesi più atlantisti e quelli, invece, più vicini
a posizioni filorusse (e favorevoli alla cooperazione, in primis
Ungheria e Slovacchia). Questo secondo aspetto assume assoluta rilevanza
anche in termini strettamente economici (e strategici): LA ROTTURA TRA
UE E RUSSIA CAUSATA DALL’EVENTUALE CONFLITTO IN UCRAINA, INFATTI,
POTREBBE PERMETTERE AGLI STATI UNITI DI SOSTITUIRSI
NELL&#39;ESPORTAZIONE AI PAESI EUROPEI DEL GAS ORA FORNITO DA MOSCA
(sebbene il gas prodotto dai primi, attraverso il c.d. fracking, ha
costi di produzione e di trasporto ben più elevati di quello russo). In
seconda battuta, un’eventuale guerra PERMETTEREBBE UN RAFFORZAMENTO
DEL DOLLARO, bene rifugio per antonomasia insieme all’oro, e
permetterebbe quel rialzo dei tassi chiesto da più parti per cercare di
FRENARE UN&#39;INFLAZIONE che negli USA non si vedeva da decenni.

Un rialzo dei tassi che potrebbe anche contribuire al perseguimento
dell’obiettivo di recuperare l’egemonia nei confronti dell'UE che
non potrebbe reggere, con un’economia indebolita dalla pandemia e alla
vigilia di un rallentamento della crescita globale, una "guerra"
monetaria.

Ma per l’UE (e i paesi membri) si tratterebbe solo della continuazione
DELL&#39;INTENSO ATTACCO ECONOMICO iniziato già all'epoca della
presidenza Trump. Gli stessi costi per l’approvvigionamento energetico
da tempo hanno spostato l’asse di diversi paesi europei a stringere
accordi con la Russia o partner a essa legati e vicini CON CONSEGUENZE
ROVINOSE DA AFFRONTARE IN CASO DI GUERRA. Non a caso i leader europei
sono stati i primi a muoversi, seppur in ordine sparso, per cercare una
soluzione diplomatica che eviti la chiusura dei rubinetti da parte di
Putin. Le stesse possibili sanzioni risulterebbero essere
controproducenti per i medesimi paesi strettamente dipendenti dalle
forniture di Mosca, nonché per le numerose imprese europee proiettate a
est. Ma soprattutto i costi verrebbero ulteriormente scaricati sulle
classi subalterne già impoverite e atomizzate e su salari erosi
dall’aumento esponenziale del costo della vita.

LA RUSSIA STA TRADUCENDO IL DISCORSO NEO-IMPERIALE E ANTICOMUNISTA
(LUNEDÌ 21 FEBBRAIO) DI PUTIN SOSTANZIANDOLO SIA CON LA "FORZA" DEL
PROPRIO APPARATO MILITARE e la sua potenziale proiezione ben oltre i
territori delle repubbliche del Donbass, sia con L’USO POLITICO
DELL’ESPORTAZIONE DELLE PROPRIE IMMENSE RISERVE DI GAS NATURALE
indispensabili per le economie della vicina Europa. Terminata la
parentesi trumpiana e l'opzione di un sostanziale disgelo con Putin
anche per il contenimento della Cina, la Russia, come detto, deve ora
affrontare il riemergere di un ATLANTISMO SEMPRE PIÙ AGGRESSIVO e
vicino ai propri confini. E per far ciò, in una narrazione neozarista -
con un pantheon dal quale non a caso sono esclusi la rivoluzione
proletaria del 1917 e i suoi dirigenti - comunque utile a celare
un'economia debole dominata da UN&#39;OLIGARCHIA ESTRATTIVISTA (la
Russia è il secondo esportatore mondiale di petrolio e il primo di gas
naturale), utilizza le armi della dissuasione anche per garantirsi la
propria egemonia e l'espansionismo nella regione. Senza dimenticare che
Mosca ha un nuovo mercato strategico di esportazione in Cina, con la
quale sono sempre più stretti i rapporti commerciali, economici e
politici, in questa fase di tramonto dell’egemonia globale yankee e,
in generale, occidentale. E, infatti, nonostante le pressioni
statunitensi in tal senso, la Cina, con il consueto richiamo alla
diplomazia e all’esercizio della moderazione (anche per i forti
interessi in Ucraina), non ha condannato le mosse di Putin, garantendo
invece alcun intralcio ai numerosi accordi sottoscritti nell’ultimo
periodo con la Russia. UN NUOVO BLOCCO EGEMONICO ALTERNATIVO, anche se
con qualche contraddizione, agli USA è, nei fatti, in costruzione.

IL COMPITO DI OGNI MILITANTE ANTICAPITALISTA CREDIAMO SIA QUELLO DI
DENUNCIARE LO SCONTRO INTERIMPERIALISTICO IN ATTO, di denunciare lo
smaccato ruolo di una stampa schierata supinamente sugli interessi
atlantisti che contribuisce attivamente a creare un clima di
ineluttibilità dello scontro armato determinato dal nemico russo.
DALL&#39;ALTRO, È NECESSARIO NON ABBANDONARSI AD ATTEGGIAMENTI CAMPISTI
OVVERO DI DIFESA DI UN IMPERIALISMO, SICURAMENTE DIVERSO DA QUELLO DELLA
NATO E STATUNITENSE, MA PER MOLTI VERSI EQUIVALENTE E COMUNQUE
OGGETTIVAMENTE E SOGGETTIVAMENTE NEMICO DI CHIUNQUE LOTTI PER
L’EMANCIPAZIONE DEL PROLETARIATO INTERNAZIONALE.

Deve essere quindi lanciata un’opposizione di classe alla guerra e ai
suoi protagonisti denunciando senza esitazione IL REGIME UCRAINO CHE,
DOPO IL GOLPE DI MAIDAN DEL 2014, È IN MANO A UN’OLIGARCHIA CORROTTA
E FASCISTA, CAPACE DI ORRENDI CRIMINI E STRAGI COME QUELLA DI ODESSA.
L’antifascismo è un discrimine sempre e comunque. E che infine, nel
denunciare la guerra interimperialistica, va ripresa con forza la parola
d’ordine dell’USCITA IMMEDIATA DALLA NATO SENZA SE E SENZA MA.

A FIANCO DEI PROLETARI RUSSI, UCRAINI ED EUROPEI CONTRO LA GUERRA
IMPERIALISTA!

PER LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALISTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DI CLASSE!

_se condividi fai girare e partecipa_

C.S.A. VITTORIA

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