Women's March all'esquilino

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Data appuntamento: 
Giovedì, 7 Luglio, 2022 - 02:00

a Roma si svolgerà un presidio a Piazza Esquilino giovedi 7 luglio  chiamato da Women's March

 

CI VOGLIAMO VIV3 E LIBER3 DI SCEGLIERE SUI NOSTRI CORPI! 

If abortions aren't safe, neither are you!

 

Torniamo nelle piazze e nelle strade con tutta la nostra rabbia contro il nuovo attacco patriarcale a livello transnazionale. Mentre assistiamo ad atroci femminicidi e transicidi, alla 'normalizzazione' della violenza dei e sui confini, in Texas come a Melilla, subiamo un nuovo attacco all'aborto negli Stati Uniti come in Europa.

Per questo l'8 luglio, in diverse città italiane, scenderemo in piazza contro la violenza maschile sulle donne e di genere e per ribadire che sui nostri corpi decidiamo noi, in connessione con le proteste delle compagne femministe negli Stati Uniti, con cui siamo complici e solidali. (forse vale la pena fare riferimento al fatto che l'8 luglio ci sarà l'aggiornamento dei dati dell'osservatorio di nudm su femminicidi trancidi e lesbicidi?)

Lo scorso 25 giugno la Corte Suprema statunitense ha di fatto cancellato il diritto all'aborto sicuro a livello federale, revocando la sentenza Roe vs Wade del 1973 che garantiva l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza.

Sono già 26 gli Stati USA in cui l'aborto diventerà illegale. 150 milioni di donne e persone con capacità gestante vedranno ancora più limitata la loro autodeterminazione. Fra queste chi pagherà maggiormente le conseguenze di questa decisione saranno le più poverз, le più marginalizzat3, afrodiscendenti e latinз, per cui la possibilità di spostarsi in altri stati dove l'aborto è ancora un diritto si rivelerà pressochè infattibile. In pochi giorni la richiesta delle pillole abortive è quadruplicata  ma si rivela una soluzione che non tutt3 saranno in grado di perseguire.

Movimenti antiabortisti e la destra ultra-conservatrice coordinate a livello globale hanno esultato per questa sentenza e di questo non c'è da stupirsi.
L'attacco all'aborto è strettamente connesso con l'imposizione della famiglia eteropatriarcale, centro della riproduzione della violenza maschile sulle donne, di rigidi ruoli di genere e della violenza omolesbitransfobica. Ciò a cui assistiamo è un chiaro tentativo di ristrutturazione dei rapporti sociali, perché da una parte donne e soggettività dissidenti si sono ribellate all'oppressione del maschio eterosessuale bianco, dall'altra è un tentativo di scaricare su di noi i costi della riproduzione sociale  in maniera gratuita e sottopagata, in solitudine e in condizioni di sfruttamento.

Gli attacchi transnazionali all'aborto si inseriscono in un momento di intensificazione della violenza maschile sulle donne e di genere, dimostrando ancora una volta come la volontà di controllo da parte dello stato dei corpi di donne e persone lgbtiaq non è che l'altra faccia della medaglia di una società violenta/razzista e patriarcale.

Lo vediamo in questo scenario di guerra in cui emergono lampanti le contraddizioni di un Occidente che si dota di un armamentario retorico per la difesa dei suoi valori di fronte all'invasione di Putin e alla sua politica misogina e omofoba.
Vediamo un'Europa che attua politiche razziste e sessiste e che, attraverso questa guerra, sta concedendo molto più potere a paesi come la Polonia, che non solo impedisce l'aborto anche alle profughe ucraine stuprate ma si è dotata di un registro che monitora le gravidanze per limitare i tentativi di abortire, o l'Ungheria che promuove leggi anti propaganda gender. Inoltre, si continua a scendere a patti con la Turchia per respingere le persone migranti che sfidano la violenza dei confini, cedendo al ricatto di Erdogan che usa come moneta di scambio l'estradizione di rifugiatз politicз curdз da Svezia e Finlandia per favorire  l'entrata di questi due paesi nella Nato.
Solo una settimana fa a Oslo in una sparatoria di matrice omofoba in un locale Gay il giorno prima del pride, due persone sono state uccise, altre 20 ferite, mentre durante il Pride a Istanbul, vietato già dal 2015, centinaia di persone sono state arrestate e picchiate. Mentre nei negozi e nei palazzi istituzionali si appendono bandiere arcobaleno o per la pace per far profitto sulle nostre vite, abbiamo quotidianamente tragiche notizie di donne massacrate dai loro compagni, sono circa 60 i femminicidi e i transcidi dall'inizio dell'anno, due sex workers che sono state uccise nel giro di 24 ore, di una donna trans, Cloe Bianco, che si è suicidata perchè non le è stato permesso di vivere come voleva.

 

Nè le case nè le strade sono sicure per noi. Non è la polizia che ci difende. Ma lз compagnз, la rabbia, l'amore e le lotte comuni.

Scendiamo in piazza perché vogliamo urlare ancora una volta che l'accesso all'aborto continua a non essere garantito e limitarlo non significa che l'aborto sparirà, ma sarà meno sicuro e meno accessibile, diventerà ancora di più una questione di classe e di privilegio e le reti di supporto e di accompagnamento agli aborti saranno ancora più criminalizzate. Significa che le donne e le persone con capacità gestante continueranno a scegliere di abortire, ma clandestinamente ed in autogestione (possiamo tagliare? così sinteticamente rischiamo di confondere clandestinità e autogestione dell'aborto, la questione merita un po' di approfondimento in più) senza un supporto medico adeguato o ricorrendo quando possibile a viaggi costosi verso cliniche private, che rendono un business ciò che dovrebbe essere un diritto.

Per questo continuiamo a lottare per l'autodeterminazione e contro l'obiezione di coscienza: vogliamo molto più della legge 194. Le nostre esperienze raccontano della disparità all'accesso alla salute, di come i mezzi, le informazioni e l'ambiente in cui si vive incidono sulla nostra possibilità di scelta. L'accesso all'interruzione di gravidanza è ancora un percorso ad ostacoli: in molte regioni l'obiezione di coscienza rende impossibile abortire legalmente, arrivando a toccare anche punte del 100% di obiettori. Quando decidiamo di non portare a termine una gravidanza indesiderata, siamo sempre  esposte alla violenza medica, al giudizio continuo e moralista del personale medico molto spesso non adeguatamente formato, alla stigmatizzazione. 

 

Non vogliamo che i movimenti anti-abortisti presidino ospedali e consultori!

Vogliamo un'educazione sessuale e all'affettività nelle scuole, libere da gruppi cattolici no-gender!

Le proteste delle femministe non si sono fatte attendere. La richiesta che infiamma le piazze statunitensti è quella di un aborto sicuro per tutte e tuttз: if abortion isn't safe, neither are you, gridano: se l'aborto non è sicuro, nemmeno voi lo siete.

Dall'Argentina all'Italia, continueremo a lottare perché sulle NOSTRE vite e sui NOSTRI corpi decidiamo sempre e solo noi.

 

Amore e rabbia

Non una di meno