
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Roma 8-10 settembre , Fabrizio Ceruso vive
Data: 2022-08-29 10:08
Mittente: Vincenzo Miliucci <miliucci.vincenzo@gmail.com>
ROMA 8-10 SETTEMBRE , FABRIZIO CERUSO VIVE
[1]
PROGRAMMA FABRIZIO CERUSO VIVE 2022
Contro la guerra e contro il carovita; Per il diritto alla casa e per i
servizi nei nostri quartieri; Per una sanità pubblica, gratuita e
umanizzata; Per il diritto al lavoro e per un reddito garantito a tutti
e tutte
GIOVEDI’ 8 SETTEMBRE UN FIORE PER FABRIZIO
ore 9,30 e 18,30 S.Bsilio- memoriale di Fabrizio in Via Fluminata
ore 11.30 Tivoli-memoriale di Fabrizio in p.za [2] Santa Croce
SABATO 10 SETTEMBRE ore 18h
Corteo per le vie del quartiere di San Basilio!
L’appuntamento è per le 17.30, perché il corteo inizierà puntale
alle 18 per concludersi alle 20. Nell’ultima parte, accenderemo luci e
fiaccole in ricordo dell’esempio di Fabrizio, prima dell’entrata al
Parchetto della Balena , dove ci saranno gli interventi delle realtà
presenti.
Durante le iniziative , partirà la raccolta firme per chiedere al
Comune di Roma l’intitolazione della Piazza della Balena (il punto di
incontro a San Basilio tra Via Morrovalle e Via Recanati) alla memoria
di Fabrizio,dove dall'anno scorso è affissa la targa “Parchetto
Fabrizio Ceruso.
8 SETTEMBRE 1974, FABRIZIO CERUSO
Un’assemblea popolare nella piazza centrale della borgata di San
Basilio, organizzata dal Comitato di Lotta per la casa, viene caricata
con lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo.
La polizia decide di intervenire con un ingente schieramento di forze
nella borgata di San Basilio, all’estrema periferia est di Roma, per
sgomberare le 150 famiglie che da più di un anno occupano alcuni
appartamenti IACP in via Montecarotto e via Fabriano.
La risposta popolare non si fa attendere: fin dalle prime ore del
mattino vengono bloccati gli ingressi del quartiere con barricate di
pneumatici, vecchi mobili e altri oggetti. La polizia spara centinaia di
lacrimogeni, ma è costretta a ritirarsi e a sospendere gli sfratti.
Sabato, dopo che una delegazione si è recata in pretura e allo IACP per
cercare una mediazione, la polizia cerca di riprendere gli sgomberi.
Questa volta oltre agli occupanti e agli attivisti dei Comitati ci sono
a resistere anche centinaia di manifestanti, tra i quali numerosi membri
dei consigli di fabbrica.
A fine giornata, dopo un susseguirsi di “tregue” per tentare quella
che si rivelerà una trattativa-farsa, si raggiunge un accordo di
sospensione degli sfratti fino al lunedì mattina.
Domenica 8, però, la polizia irrompe di nuovo nelle case occupate
abbandonandosi ad atti di vandalismo. Gli scontri riprendono
immediatamente.
Alle 18, l’assemblea popolare, organizzata dal Comitato di Lotta per
la casa di San Basilio nella piazza centrale della borgata, viene
caricata con lacrimogeni sparati ad altezza uomo.
Fabrizio Ceruso, militante di 19 anni dei Comitati Autonomi Operai,
viene colpito in pieno petto da una pallottola.
I compagni lo caricheranno su un taxi per portarlo in ospedale, ma vi
giungerà ormai senza vita.
La rabbia popolare esplode violentemente, tutto il quartiere scende in
strada. I pali della luce vengono abbattuti, migliaia di manifestanti si
aggregano agli abitanti del quartiere, assediando la polizia, che si
rifugia nel campo di calcio della parrocchia.
Ma tanto sferragliare di truppe non è servito a niente,
il sole rosso è rimasto nei tuoi occhi,
la rabbia proletaria già l’ha detto,
« Compagno Fabrizio noi ti vendicheremo »,
assassini di stato, la pagherete
e pagherete tutto
Ma tanto sferragliare di truppe non è servito a niente,
il fiore rosso rimasto sul tuo petto
il pianto amaro di tuo padre,
il rumore prodotto nella coscienza di tanti,
anche l’odio è prezioso quando il popolo prepara la riscossa.
“A Fabrizio Ceruso”
Pagherete caro, pagherete tutto, pagherete tutti. [3] [4]
IMPARA L’ARTE E LOTTA CONTRO GLI ABUSI DI POTERE. IL CUORE DELLA
STREET ART E LO SCANDALO DEI “MAIALI” DI SAN BASILIO [4]
L0 "street 'artist" Blu , colpisce ancora.
Lo street artist inserito dall’autorevole _The Observer _in una lista
comprendente i dieci artisti di strada più autorevoli del mondo, dopo
aver regalato a Roma lavori importanti come quelli che possono essere
ammirati sulle facciate del LOA Acrobax, di Porto Fluviale Occupato e
dello Studentato Occupato Alexis, ha rivolto le sue attenzioni a San
Basilio, trasformando la facciata grigia di una palazzina in un quadro
trasudante storia e memoria.
Oggetto prescelto da Blu, un San Basilio Magno in carne, ossa, barba e
abito talare impegnato, con una cesoia al posto del tradizionale
aspersorio, a scassinare lo stesso lucchetto forzato quarant’anni fa
dalla gente della borgata, protagonista nel settembre del 1974
dell’occupazione di massa delle locali case vuote, una clamorosa prova
di forza popolare capace di sfidare un dispiegamento senza precedenti di
forze dell’ordine dando vita alla celebre “battaglia di San
Basilio”, da allora evento-simbolo della lotta per la casa e
dell’autorganizzazione.
Per rendere omaggio al protagonismo di quei giorni, il San Basilio di
Blu è raffigurato come un colosso capace di irradiare una sorta di
potere magnetico di fronte al quale un branco di maiali e pecorelle in
divisa da poliziotto è costretto a inchinarsi tra dolorose contorsioni,
come riconoscendo la supremazia della volontà popolare sul corrotto
potere temporale dello stato o, per lo meno, soccombendo alla forza di
un santo noto per le parole spese in favore dei diritti degli animali.
L’ennesima, bellissima opera di Blu è stata realizzata dall’artista
nel corso della grande festa popolare organizzata a San Basilio in
occasione dell’anniversario della Battaglia e della morte di Fabrizio
Ceruso, un ragazzo di diciannove anni accorso da Tivoli per partecipare
alla difesa delle case occupate e assassinato dalle forze dell’ordine
con una fucilata.
Correva l’8 settembre del 1974, e da allora il caso di Fabrizio Ceruso
giace insabbiato tra i misteri di una storia che, complice la
cossighiana strategia della tensione, ha compreso l’impiego disinvolto
di cecchini che, in quegli stessi anni, si presero la vita di altri
ragazzi, dalla romana Giorgiana Masi (12 maggio 1977) al fiorentino
Rodolfo Boschi (18 aprile 1975), ugualmente impegnati ad esercitare il
proprio diritto al dissenso, anche opponendo il proprio corpo alla
violenza dei tanti abusi in divisa che non hanno mai smesso di
insanguinare le strade delle città italiane.
Nel corso della partecipata commemorazione, una festa popolare che,
oltre all’esibizione di atleti delle palestre popolari, ha visto la
partecipazione del cantautore Pino Masi e di diversi gruppi hip hop tra
cui i mai abbastanza lodati Gente di Borgata, l’intervento commosso di
Carla Ceruso, sorella di Fabrizio, ha contribuito a ricordare come la
figura del diciannovenne di Tivoli, da sempre dimenticata e infamata
dalle istituzioni responsabili della sua morte, sia al contrario
vivissima nella memoria di tutto il quartiere: dedicare a lui un lavoro
firmato da un’artista come Blu, insomma, appariva come un
riconoscimento minimo nei confronti di chi, a un quartiere come San
Basilio, ha lasciato addirittura la propria vita per garantire il
diritto di tutti gli abitanti ad ottenere un tetto sopra la testa.
A pensarla in maniera opposta, però, ci hanno pensato le stesse forze
dell’ordine citate da Blu nel suo murales. Talmente colpite dalla
provocazione da presentarsi in massa nel cuore della notte per
provvedere a cancellare, deturpando il lavoro dell’artista, le pecore
e i maiali dotati delle loro sembianze. Con quale autorità? Con quali
permessi? Rispetto a quale preparazione e con quale rispetto nei
confronti dell’opera d’arte i tutori della legge hanno compiuto un
simile gesto?
Il commento dell’assessore ai lavori pubblici Paolo Masini, secondo il
quale il lavoro di Blu è da considerarsi illegale oltre che colpevole
di violare l’articolo 342 del codice penale (in quanto contenente
immagini denigratorie delle forze dell’ordine), è infatti arrivato a
cose già fatte. Ma come se non bastasse, da quando è un assessore,
anziché un giudice, ad arrogarsi il diritto di applicare leggi e di
comminare pene?
Per discettare di legalità, occorrerebbe ricordare a Masini, sarebbe
necessario anche vivere nella legalità, essendo stato il comportamento
suo e dei tutori dell’ordine coinvolti più appropriato a
pseudogiustizieri della notte che non a dei rappresentanti delle
istituzioni. A Masini si potrebbe anche ricordare che una simile
solerzia sarebbe, dato il ruolo, benvenuta se andasse una volta tanto a
ficcare il dito in piaghe come quelle relative agli scandali dei ritardi
nei lavori delle metropolitane romane, tanto per fare un esempio, ma
evidentemente il comune di Roma si muove secondo priorità estremamente
distanti rispetto a quelle sentite dalla popolazione. A testimoniarlo,
lo stesso sindaco Ignazio Marino che, a detta di quanto riportato dai
giornali, si è affrettato a telefonare al Questore “per ribadire il
proprio ringraziamento riguardo l’attività quotidiana svolta dalle
donne e dagli uomini delle forze dell’ordine a tutela della sicurezza
delle romane e dei romani”.
A Marino occorrerebbe forse far sapere che tra le romane e i romani
tutelati dalle forze dell’ordine c’è un ragazzo come Stefano
Cucchi, assassinato il 22 ottobre del 2009, e che nessun rappresentante
delle istituzioni ha ritenuto opportuno alzare il telefono per un
abitante dei quartieri popolari quel giorno. Questo non accade a Roma,
ma neppure a San Basilio, dove l’ultimo intervento comunale a favore
della vivibilità del territorio e della sua tutela si perde nella notte
dei tempi, segno che al sindaco interessa la sicurezza delle romane e
dei romani come ai palazzinari la qualità del cemento utilizzato
nell’edificazione dei loro scempi… altrimenti, d’altra parte,
perché rendersi artefice di un provvedimento come quello passato sotto
silenzio ultimamente, una ristrutturazione dei commissariati con la
relativa imposizione della chiusura notturna per gran parte di questi
(ben 29 dei 39 totali) e il dirottamento delle forze disponibili
sull’ordine pubblico – per tenere meglio a bada le manifestazioni di
piazza – e negli uffici della digos: repressione dell’opposizione
sociale, quindi, questa è l’unica idea di “sicurezza” presente
nella testa di Marino, mentre a poche settimane dall’omicidio del
sedicenne napoletano Davide Bifolco, la solerzia può essere spiegata
come una mano tesa all’immagine delle stesse forze dell’ordine,
quanto mai appannata.
In ogni caso, non è certo questa la prima volta che la street art
affronta o si scontra con il tema della sicurezza. Negli ultimi anni, in
virtù del successo del movimento, si sono sprecati i tentativi
istituzionali di utilizzare persone e linguaggi della street art per
dare verso l’esterno un’immagine “giovane”, dinamica e
futuribile di enti locali o governativi. La stessa San Basilio,
attraverso un progetto finanziato dal comune, ha conosciuto la pratica
dei “muri legali”, tentativi di riqualificazione urbana che hanno
visto impegnati street artist importanti come il bravissimo Agostino
Iacurci. Ma, da questo punto di vista, è inaccettabile il commento del
rappresentante del progetto, secondo il quale: “A distanza di pochi
mesi dal progetto ‘SanBa’, studiato e approvato per la riqualifica
del nostro territorio che ha visto protagoniste le scuole i bambini e
molte realtà sociali buone di San Basilio, questo murales entra a gamba
tesa e spiazza noi tutti, compreso chi ha nel cuore anche il lato
religioso e morale del quartiere”.
Si tratta del classico tentativo di dividere i buoni dai cattivi per
tracciare un confine inesistente tra street artist legali e illegali ai
quali i protagonisti si piegheranno molto difficilmente. Al di là del
campo libero delle scelte personali, infatti, la street art non perde di
senso quando entra nelle gallerie, ma quando dimentica che l’arte non
è nata per abbellire le case dei potenti o per soddisfare le necessità
di istituzioni antipopolari, ma, al contrario, nel caso della street art
per riappropriarsi – per occupare – lo spazio pubblico
dell’immaginario sottraendolo al monopolio che la pubblicità a
pagamento e/o la propaganda di regime intende esercitarci. Per questo
tra street art e forze dell’ordine – sensibilissime alla loro
immagine e mai sazie di fiction televisive progettate solo per esaltare
chi indossa la divisa – è un eufemismo dire che non corra affatto
buon sangue.
Le forze dell’ordine, insomma, bersagliate dalle critiche degli street
artist, reagiscono con particolare durezza di fronte a chi pratica
l’arte urbana. Non a caso un altro scandalo italiano dimenticato è
quello che ha visto protagonista Rumesh Rajgama Achrige, uno street
artist diciannovenne di Como colpito a bruciapelo da un colpo di pistola
esploso da un membro della locale squadriglia antigraffiti. Era il 29
marzo del 2006. Inutile precisare che neppure in questo caso gli stimati
rappresentati delle istituzioni, essendo il ferito soltanto un
graffitaro, hanno mai telefonato.
Links:
------
[1]
https://assets.contropiano.org/img/2022/08/Fabrizio-Ceruso-locandina.jpg
[2] http://p.za
[3]
http://www.armati.info/paherete-caro-pagherete-tutto-pagherete-tutti-ovv...
[4]
http://www.armati.info/impara-larte-e-lotta-contro-gli-abusi-di-potere-i...
--
Radiondarossa è una radio che si autofinanzia dal 1977, siamo in pieno
radioabbonamento
https://www.produzionidalbasso.com/project/radioabbonamento-2022/
Sottoscrivi e fai sottoscrivere