
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Totale opposizione al governo Meloni. Verso lo sciopero
generale del 2 dicembre
Data: 2022-10-24 12:13
Mittente: Piero Bernocchi <bernocchipiero@gmail.com>
Comunicato-stampa
Totale opposizione al governo Meloni e alla destra oscurantista,
autarchica, sovranista, padronale e patriarcale. Verso lo sciopero
generale del 2 dicembre
Prima e subito dopo le elezioni abbiamo messo in guardia da una lettura
superficiale che vedeva l'imminente governo Meloni solo come una
prosecuzione dell'"agenda Draghi" sulle questioni economiche e belliche:
perché prevedevamo che, al di là dei singoli provvedimenti, la
principale aggressione sarebbe avvenuta sul piano della "visione del
mondo", della cultura e dell'ideologia oscurantiste, sovraniste,
padronali e patriarcali. In realtà, il trasformismo meloniano,
allineato con il governo Draghi su guerra (al cui proposito, ribadiamo
il nostro NO all'invasione russa dell'Ucraina, alle minacce di uso delle
atomiche e all'invio delle armi, e ci uniamo alla richiesta di "cessate
il fuoco" e di immediate trattative di pace, mantenendo la sovranità
statale dell'Ucraina), PNRR, UE, alleanze internazionali, euro ecc. non
investe il nucleo profondo del pensiero di un partito che del fascismo
ha ereditato non certo l'obiettivo di un regime dittatoriale, ma pur
qualcosa di profondo, che lega Meloni a Orban, a Le Pen, a Vox, ai
trumpiani e all’ultradestra europea. Non a caso Meloni si rifiuta di
togliere dal simbolo del suo partito quella fiamma tricolore che li lega
all’eredità mussoliniana, coltivata per decenni dal gruppo dirigente
almirantiano del MSI. Negli interventi pubblici di Meloni nulla della
cultura reazionaria novecentesca viene rinnegato, il culto della
_stirpe_, della nazione intesa come insieme di razza, etnia, religione
unica, cultura omogenea. E nel rivendicare il valore della _stirpe_ e di
un passato mitizzato come nell'era mussoliniana, Meloni indica il nemico
nella "modernità", che sostiene la convivenza e la mescolanza di
culture, etnie, religioni: perché il "moderno" contaminerebbe la
"stirpe", la sua identità profonda. Nell'ideologia meloniana
_"l'identità è il terreno di scontro fondamentale del nostro tempo.
L'identità è il principale nemico del mainstream globalista_": e
conseguentemente, si chiama alle armi un popolo "identitario", una
"_stirpe di sangue_" che è sollecitata a combattere il "nuovo",
ritenuto distruttivo della propria tradizione, fatta, dice Meloni, "_di
orgoglio nazionale, radici, storia e identità_", elementi
indispensabili per contrastare "_la decadenza dei costumi e degli stili
di vita, il laicismo e l'individualismo dominanti"_. L'ideologia
meloniana la si ritrova in questa sua "summa” delle minacce che
incomberebbero sulla "stirpe" : "_Tutto ciò che ci identifica è sotto
attacco. E' sotto attacco la persona, il senso del sacro, la famiglia,
l'identità sessuale, la spiritualità, le stesse radici cristiane, il
lavoro, la libertà di impresa, i confini delle nostre nazioni, la
nostra storia processata vigliaccamente dalla 'cancel culture', la
nostra libertà di espressione, censurata ogni giorno nella vita reale,
sui media e sui social network, dalla dittatura del politicamente
corretto_".
Dunque, prevedevamo che ci si dovesse attendere dal nuovo governo una
forte regressione sul piano dei diritti civili e umani, dei diritti
delle donne; il peggioramento dell'accoglienza dei migranti, con la
cancellazione di ogni prospettiva di “diritto di suolo e di
scolarità”; politiche ostili alle comunità LGBTQ+ e ai diritti delle
persone in carcere e contro le manifestazioni di piazza conflittuali;
recrudescenza delle ossessioni securitarie e delle norme giuridiche
contro le opposizioni “radicali” e le lotte ambientaliste; e
tentativi di modifiche costituzionali a partire da un presidenzialismo
privo dei contrappesi esistenti in altri paesi e dall’"autonomia
differenziata", con la frantumazione regionalistica di scuola, sanità,
servizi pubblici e beni comuni. E per avere prime verifiche, non abbiamo
dovuto aspettare i provvedimenti legislativi: è bastata già
l'assegnazione delle cariche in Parlamento e la composizione del nuovo
governo. La scelta di un "fascistone" storico e mai "pentito" come La
Russa, che ha rivendicato con fierezza gli scontri "a mano armata" con i
militanti di sinistra negli anni '70; o quella di un Fontana che appare
la "summa" delle visioni più reazionarie e retrive sul piano dei
diritti civili e individuali, ha un portato provocatorio scientemente
ricercato. Ma nella composizione del nuovo governo (che doveva essere di
"alto profilo" e invece è fatto per lo più di personale di
quart'ordine) Meloni si è superata ri-denominando, con toni persino
grotteschi, parecchi ministeri, con una nomenclatura che è già una
dichiarazione di guerra. Il Mise (Sviluppo economico) diventa "Imprese e
made in Italy": spariscono i milioni di lavoratori/trici coinvolti, il
lavoro è solo quello dell'imprenditoria, e per giunta quello "made in
Italy", con un ridicolo inno ad un'autarchia legata alle commesse
statali. Il ministero "Politiche del mare e Sud" è tagliato apposta per
maltrattare ulteriormente i migranti, con il controllo dei porti
affidato ad un altro "fascistone", l'ex governatore della Sicilia Nello
Musumeci. Al Ministero dell'Agricoltura si aggiunge la "sovranità
alimentare", termine lanciato da Via Campesina da sinistra, ma che a
destra assume il significato di mito autarchico in difesa dei moderni
"agrari" del Nord. Il ministero delle Pari opportunità diviene un
"Ministero della famiglia e della natalità", che ovviamente inviterà
le famiglie "tradizionali" a fare figli con reminiscenze mussoliniane,
assegnato a Roccella che sostiene che "_l'aborto non è un diritto_",
ferocemente contraria come Fontana a qualsiasi unione fuori dalla
famiglia "tradizionale". E infine, il capolavoro lo fanno nel Ministero
dell'Istruzione, che diviene sbalorditivamente “Ministero Istruzione e
merito". Ma in cosa consisterebbe questo "merito"? E "merito" di chi?
Dei docenti ed Ata? Degli studenti? E poi: questo sbandierato "merito"
varrebbe solo per l'istruzione? E nella Sanità, nella Pubblica
Amministrazione, negli Enti locali, nei Ministeri, nella onnivora
burocrazia nazionale?
Da varie parti si sostiene che saranno gli altri due partiti
dell’alleanza a far cadere Meloni entro pochi mesi. L’ipotesi non è
da scartare, anche se non pare facile una “sollevazione” di due
partiti risultati minoritari nei confronti di FdI, rinunciando al potere
garantito per un’intera legislatura. In ogni caso, sarebbe un
clamoroso errore pensare ad un governo che cade per contraddizioni
interne. La recrudescenza negativa rispetto ai diritti civili e alle
libertà democratiche dovrebbe/potrebbe provocare la discesa in campo di
un'opposizione coinvolgente anche strati di popolazione meno sensibili
al conflitto economico in senso stretto. E sarebbe un errore altrettanto
dannoso di quello di un acritico "frontismo" il lasciare l'egemonia di
nuovi soggetti potenzialmente conflittuali a quel centrosinistra che,
pure su questi temi, non ha mai scelto una linea incisiva, senza
modificare norme arretrate o in alcuni casi oscurantiste in tutti gli
anni in cui ha governato. Per raggiungere risultati significativi,
bisogna però riuscire in un'impresa che in Italia continua a risultare
improba: quella di fare coalizione evitando il ripetersi delle illusioni
di autosufficienza. Si può sperare che l'ampliarsi dei temi di scontro
con il nuovo governo, e la discesa in campo di nuovi soggetti e forze
possano aiutare a convergere e ad agire insieme, in forma inclusiva,
paritetica e non egemonica, nella promozione dei conflitti e delle
iniziative dei prossimi mesi. Di sicuro come COBAS ci muoveremo in
questa direzione nel percorso che ci porterà allo sciopero generale
unitario del sindacalismo di base del 2 dicembre, la cui piattaforma
andrà aggiornata alla luce delle decisioni che il governo prenderà,
oltre a quelle nettamente negative già prese. Sciopero che, in base a
quanto fin qui detto, dovrebbe estendersi a sciopero sociale,
coinvolgendo movimenti ambientalisti, femministi, LGBTQ+, studenti e
centri sociali.
Per l'Esecutivo nazionale Confederazione COBAS il portavoce Piero
Bernocchi
Il 14/03/2022 15:22, Piero Bernocchi ha scritto:
> Comunicato-stampa
>
> Fermiamo la guerra, fuori le truppe russe dall'Ucraina
>
> Condanniamo l'invasione dell'Ucraina scatenata da Putin e chiediamo
> l'immediato "cessate il fuoco", il ritiro delle truppe russe e
> l'apertura delle trattative per una pace duratura. E condanniamo anche
> la messa in allerta dell'arsenale nucleare russo e l'attacco alla
> centrale nucleare ucraina, con il rischio concreto di una catastrofe
> umanitaria e ambientale. Manifestiamo la nostra solidarietà al popolo
> ucraino aggredito e siamo al fianco di quella parte del popolo russo
> che, nonostante migliaia di arresti, si oppone all'invasione
> dell'Ucraina. Siamo contro la Nato, le cui politiche espansionistiche
> in Europa, dopo il dissolvimento dell'Urss, hanno fornito il pretesto
> alle mire neo-imperiali putiniane per invadere l'Ucraina. Contro il
> riarmo generalizzato, chiediamo il disarmo nucleare e bellico a
> livello planetario, dagli arsenali russi e cinesi a quelli USA e Nato
> e degli altri paesi con armi nucleari. Diciamo NO alla decisione dei
> governi europei e di quello italiano di intervenire nel conflitto
> inviando armi all'Ucraina, NO all'utilizzo logistico e operativo delle
> basi militari sul nostro territorio. Vogliamo un'Europa di pace e di
> accoglienza per tutti i popoli e il pieno sostegno ai profughi. Siamo
> contro l'economia di guerra e il carovita, per la fine dello stato di
> emergenza e per la riduzione delle spese militari. Chiediamo l'invio
> dei "caschi blu" dell' ONU per garantire la sicurezza dei corridoi
> umanitari.
>
> Esecutivo Nazionale Confederazione COBAS
>
> 14 marzo 2022
--
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