
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: = Nell'imminenza dell'anniversario dell'"incidente a Oglala"
del 26 giugno 1975 rinnoviamo l'impegno per la liberazione di Leonard
Peltier, da 47 anni prigioniero innocente =
Data: 2023-06-16 11:19
Mittente: paxtibi2@tiscali.it
Destinatario:
NELL'IMMINENZA DELL'ANNIVERSARIO DELL'"INCIDENTE A OGLALA" DEL 26 GIUGNO
1975 RINNOVIAMO L'IMPEGNO PER LA LIBERAZIONE DI LEONARD PELTIER, DA 47
ANNI PRIGIONIERO INNOCENTE
Si avvicina l'anniversario dell'"incidente a Oglala" del 26 giugno 1975
in cui persero la vita due agenti dell'Fbi e un giovane militante
dell'American Indian Movement.
Per quanto accadde quel giorno Leonard Peltier, l'illustre attivista
nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e
dell'intero mondo vivente, fu condannato all'ergastolo da una giuria
razzista sulla base di "prove" false e di "testimonianze" altrettanto
false, e da 47 anni e' detenuto in un carcere di massima sicurezza pur
essendo del tutto innocente dei delitti che gli sono stati
menzogneramente attribuiti.
*
Ha scritto lui stesso nella sua autobiografia: "Non ho scuse da porgere,
solo tristezza. Non posso scusarmi per quello che non ho fatto. Ma posso
provare dolore, e lo faccio. Ogni giorno, ogni ora, soffro per quelli
che sono morti nello scontro di Oglala del 1975 e per le loro famiglie -
per le famiglie degli agenti dell'Fbi Jack Coler e Ronald Williams e,
si', per la famiglia di Joe Killsright Stuntz, la cui morte per una
pallottola a Oglala quello stesso giorno, cosi' come le morti di
centinaia di altri indiani a Pine Ridge in quel terribile periodo, non
e' mai stata oggetto di inchiesta. Mi piange il cuore nel ricordare la
sofferenza e la paura nella quale molta della mia gente fu costretta a
vivere a quel tempo, la stessa sofferenza e paura che quel giorno spinse
me e gli altri a Oglala per difendere chi era indifeso.
Provo pena e tristezza anche per la perdita subita dalla mia famiglia
perche', in qualche misura, quel giorno sono morto io stesso. Sono morto
per la mia famiglia, per i miei bambini, per i miei nipoti, per me
stesso. Sopravvivo alla mia morte da oltre due decenni.
Quelli che mi hanno messo qui e che mi tengono qui sapendo della mia
innocenza avranno una magra consolazione dalla loro indubbia rivincita,
che esprime chi essi sono e cio' che sono. Ed e' la piu' terribile
rivincita che potessi immaginare.
Io so chi sono e quello che sono. Sono un indiano, un indiano che ha
osato lottare per difendere il suo popolo. Io sono un uomo innocente che
non ha mai assassinato nessuno, ne' inteso farlo. E, si', sono uno che
pratica la Danza del Sole. Anche questa e' la mia identita'. Se devo
soffrire in quanto simbolo del mio popolo, allora soffro con orgoglio.
Non cedero' mai.
Se voi, parenti e amici degli agenti che morirono nella proprietà degli
Jumping Bull, ricaverete qualche tipo di soddisfazione dal mio essere
qui, allora posso almeno darvi questo, nonostante non mi sia mai
macchiato del loro sangue. Sento la vostra perdita come mia. Come voi
soffro per quella perdita ogni giorno, ogni ora. E cosi' la mia
famiglia. Anche noi conosciamo quella pena inconsolabile. Noi indiani
siamo nati, viviamo, e moriamo con quell'inconsolabile dolore. Sono
ventitre' anni oggi che condividiamo, le vostre famiglie e la mia,
questo dolore; come possiamo essere nemici? Forse e' con voi e con noi
che il processo di guarigione puo' iniziare. Voi, famiglie degli agenti,
certamente non avevate colpa quel giorno del 1975, come non l'aveva la
mia famiglia, eppure voi avete sofferto tanto quanto, anche piu' di
chiunque era li'. Sembra sia sempre l'innocente a pagare il prezzo piu'
alto dell'ingiustizia. E' sempre stato cosi' nella mia vita.
Alle famiglie di Coler e Williams che ancora soffrono mando le mie
preghiere, se vorrete accettarle. Spero lo farete. Sono le preghiere di
un intero popolo, non solo le mie. Abbiamo molti dei nostri morti per
cui pregare e uniamo la nostra amarezza alla vostra. Possa il nostro
comune dolore essere il nostro legame.
Lasciate che siano quelle preghiere il balsamo per la vostra pena, non
la prolungata prigionia di un uomo innocente.
Vi assicuro che se avessi potuto evitare quello che avvenne quel giorno,
la vostra gente non sarebbe morta. Avrei preferito morire piuttosto che
permettere consapevolmente che accadesse cio' che accadde. E certamente
non sono stato io a premere il grilletto che l'ha fatto accadere. Che il
Creatore mi fulmini ora se sto mentendo. Io non riesco a vedere come il
mio stare qui, separato dai miei nipoti, possa riparare alla vostra
perdita.
Vi giuro, sono colpevole solo di essere un indiano. E' questo il motivo
per cui sono qui".
*
Ha scritto anche: "Tutti facciamo parte dell'unica famiglia
dell'umanita'.
Noi condividiamo la responsabilita' per la nostra Madre Terra e per
tutti quelli che ci vivono e respirano.
Credo che il nostro compito non sara' terminato fin quando anche un solo
essere umano sara' affamato o maltrattato, una sola persona sara'
costretta a morire in guerra, un solo innocente languira' in prigione e
un solo individuo sara' perseguitato per le sue opinioni.
Credo nel bene dell'umanita'.
Credo che il bene possa prevalere, ma soltanto se vi sara' un grande
impegno. Impegno da parte nostra, di ognuno di noi, tuo e mio".
*
La liberazione di Leonard Peltier e' stata chiesta dalle piu'
prestigiose personalita' mondiali, da Nelson Mandela a madre Teresa di
Calcutta, da Mikhail Gorbaciov a papa Francesco. Amnesty International
ha chiesto la sua liberazione. Una commissione giuridica ad hoc dell'Onu
ha chiesto la sua liberazione. Hanno chiesto la sua liberazione milioni
di persone da tutto il mondo. Innumerevoli istituzioni e rappresentanti
istituzionali, tra cui in primo luogo il Parlamento Europeo ed il suo
indimenticabile Presidente David Sassoli, hanno chiesto la sua
liberazione.
Rinnoviamo pertanto ancora una volta la richiesta che il Presidente
statunitense conceda la grazia che restituisca la liberta' a un uomo
innocente, a un testimone della dignita' umana.
Chiediamo a chi legge queste righe di diffondere l'informazione su
Leonard Peltier, di prendere pubblicamente posizione per la sua
liberazione, di scrivere al Presidente degli Stati Uniti d'America
affinche' gli conceda la grazia presidenziale.
*
I messaggi per richiedere la grazia residenziale (anche molto semplici,
come ad esempio: "Free Leonard Peltier") possono essere inviati
attraverso la seguente pagina web della Casa Bianca:
www.whitehouse.gov/contact/
*
Per contattare il Comitato internazionale di difesa di Leonard Peltier
visitare il sito: www.whoisleonardpeltier.info, e scrivere alla e-mail:
contact@whoisleonardpeltier.info
*
Per una informazione essenziale sulla figura e la vicenda di Leonard
Peltier segnaliamo due testi la cui lettura e' indispensabile:
- Peter Matthiessen, In the Spirit of Crazy Horse, 1980, Penguin Books,
New York 1992 e successive ristampe; in edizione italiana: Peter
Matthiessen, Nello spirito di Cavallo Pazzo, Frassinelli, Milano 1994.
- Leonard Peltier (con la collaborazione di Harvey Arden), Prison
writings. My life is my sun dance, St. Martin's Griffin, New York 1999;
in edizione italiana: Leonard Peltier, La mia danza del sole. Scritti
dalla prigione, Fazi, Roma 2005.
Nella rete telematica e' disponibile in italiano una breve ma precisa
esposizione della vicenda di Leonard Peltier con il titolo "Alcune
parole per Leonard Peltier" (con una puntuale bibliografia per ulteriori
approfondimenti).
Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della
biosfera" di Viterbo
Viterbo, 16 giugno 2023
Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa
della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo,
e-mail: centropacevt@gmail.com
Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della
biosfera" di Viterbo e' una struttura nonviolenta attiva dagli anni '70
del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne
per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E' la struttura
nonviolenta che oltre trent'anni fa ha coordinato per l'Italia la piu'
ampia campagna di solidarieta' con Nelson Mandela, allora detenuto nelle
prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo
convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il
notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino". Dal
2021 e' particolarmente impegnata nella campagna per la liberazione di
Leonard Peltier, l'illustre attivista nativo americano difensore dei
diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente, da
47 anni prigioniero innocente.
Piu' specificamente: dal giugno 2021 il "Centro di ricerca per la pace,
i diritti umani e la difesa della biosfera" ha lavorato intensamente a
qualificare ed estendere la solidarieta' con Leonard Peltier in Italia
(ma anche in Europa e negli Stati Uniti d'America e in Canada).
Sul piano della qualificazione della solidarieta' ha promosso molti
incontri di studio e ha fatto conoscere per la prima volta in Italia
molti libri il cui studio e' fondamentale per chi vuole impegnarsi per
sostenere Leonard Peltier e le lotte attuali dei nativi americani.
Sul piano dell'estensione della solidarieta' ha raggiunto ripetutamente
decine di migliaia di interlocutori, e raccolto migliaia di adesioni:
coinvolgendo figure di grande prestigio della riflessione morale e
dell'impegno civile, della scienza e delle arti, dei movimenti e delle
istituzioni.
Il criterio e' stato di coinvolgere persone, associazioni ed istituzioni
in grado di esercitare un'azione persuasiva nei confronti del Presidente
degli Stati Uniti d'America affinche' conceda la grazia presidenziale
che restituisca la liberta' a Leonard Peltier.
In questa iniziativa, sul versante del coinvolgimento delle istituzioni,
di particolare valore e' stata l'adesione del compianto Presidente del
Parlamento Europeo David Sassoli, quelle di molti parlamentari e
parlamentari emeriti, quelle dei sindaci di vari comuni d'Italia, da
Aosta a Bologna, da Palermo a Pesaro.
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