
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Fwd: [Fuori Dal Fossile] Io l'8. Eventi nazionali
Data: 2023-12-04 18:29
Mittente: Vincenzo Miliucci <miliucci.vincenzo@gmail.com>
fate girare e aggiungete iniziative..........,
8 dicembre 2023 giornata internazionale di lotta contro le opere
inutili, dannose e imposte.
NO TAV: VENERDÌ 8 DICEMBRE H 14 MARCIA POPOLARE SUSA-VENAUS [1]
Da sempre l’8 dicembre per il Movimento No Tav è un momento di
ricordo della grande giornata di lotta e resistenza del 2005 ma è
soprattutto uno sguardo che dal passato volge al futuro per continuare
la battaglia contro il progetto del treno ad alta velocità Torino
Lione.
Quest’anno le iniziative in programma, che coincidono anche con la 14^
Giornata Internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte,
permetteranno a tutti noi di marciare insieme lungo i sentieri e i
luoghi della Valle che Resiste e di rafforzare i sentimenti e gli ideali
che, da più di 30 anni, muovono l’opposizione a quest’opera ecocida
e devastante.
Ancora una volta questa data ci ricorda che la nostra lotta è più che
mai attuale e viva, rafforzata da altre lotte nazionali e internazionali
.
La crisi climatica che stiamo attraversando ha delle conseguenze
terribili: siccità, temperature anomale, scioglimento dei ghiacciai e
perdita di biodiversità all’interno dei territori sono solo alcune di
queste.
Le nostre montagne, violentate dai cantieri Tav, sono l’esempio di
questa devastazione che andrà ad agire sulla nostra salute e sul suolo
prosciugando le falde acquifere del territorio.
Anche Francia i comitati territoriali e alcune amministrazioni si sono
mossi negli anni e si stanno mobilitando ancor di più per denunciare le
conseguenze idrogeologiche della costruzione del tunnel ferroviario
Lione-Torino costituendo con noi un fronte comune.
La bulimia del Tav ha continuato a lavorare in Val di Susa, non solo nel
cantiere di Chiomonte o all’autoporto di San Didero, ma anche per le
strade della valle piene di camion (quasi un centinaio al giorno)
ricolmi di materiali sicuramente dannosi per la nostra salute. Inoltre
campi e terreni tra Susa e Bussoleno sono oggetto quotidiano di
sondaggi, prese di possesso ed espropri. Lavori propedeutici alla futura
costruzione dell’asse di interconnessione tra i due paesi e fonte di
litigi tra gli amministratori per l’accaparramento della costruzione
di una fantomatica stazione internazionale.
Nel frattempo, Telt e gruppo Gavio, continuano imperterriti a fare i
propri interessi spartendosi gli appalti dei lavori: basti pensare che,
oltre Sitaf con l’autoporto, anche Itinera (sempre gruppo Gavio) si è
“aggiudicata” l’appalto del tunnel di base.
Allo sperpero di denaro pubblico e alla distruzione dei territori si
accompagna la crescita delle disuguaglianze sociali e politiche sempre
più volte a ledere la libertà di espressione del dissenso e a
criminalizzare la povertà e l’immigrazione.
L ‘appuntamento dell’8 dicembre si inserisce inoltre in un quadro
mondiale caratterizzato da guerre e nuovi colonialismi. L’occidente
bianco e suprematista continua a voler ridisegnare l’ordine mondiale,
basti pensare allo sterminio in atto del popolo palestinese. Cresce la
produzione e il commercio delle armi mentre gran parte dell’umanità
è costretta alla fame e all’esodo forzato. Anche il progetto Tav fa
la sua parte in quanto utilizzabile come corridoio ferroviario, una
ipotesi sempre più suffragata dagli attuali venti di guerra che stanno
determinando anche la trasformazione della industria e ricerca torinese,
prima volte alla produzione di auto, a polo bellico.
Oltre i governi e le loro politiche ci siamo noi con i nostri corpi, le
nostre idee e la nostra capacità di vigilare sul territorio .
L’invito per tutt* per questo 8 dicembre è quello di raggiungere la
Val di Susa, la Valle che resiste, per la grande marcia popolare da Susa
a Venaus e per le tante altre iniziative che attraverseranno la nostra
terra in quei giorni.
L’8-9-10 saranno tre giornate di lotta, dibattito, socialità e di
iniziative ai cantieri. Prepariamoci tutti ad un lungo fine settimana di
unione e lotta!
8 dicembre," NO a nuovi gasdotti / rigassificatori / depositi GNL /
trivellazioni /emissioni metano : opere inutili,dannose,costose/basta
fossili"
Opere inutili-dannose-costose,che continuano solo ad ingrossare i
superprofitti di ENI,SNAM, EDISON , ENEL.... che speculano sul costo del
gas pagato a caro prezzo dalla cittadinanza, nel mentre i consumi sono
in continua diminuzione e le energie rinnovabili possono ben sostituire
gli usuali consumi domestici( acqua calda/riscaldamento) e decimare gli
enormi consumi delle industrie energivore " a tutto
gas"(acciaio,calce,carta,cemento,ceramica,chimica,fonderia,vetro).
BASTA FOSSILE = MENO COSTI E INQUINAMENTO , PIU' SALUTE E VITA !
8 DICEMBRE2023 proteste a :
- Brindisi contro il deposito GNL Edison e il nuovo gasdotto Snam
Matagiola/Masseria Manampola;
- Sulmona - Colfiorito - Città di Castello - Forlì , contro l'opera
inutile-dannosa-costosa " Linea Adriatica SNAM"
(in allegato" manifesto-locandina riproducibile")
METANODOTTO SNAM: L’8 DICEMBRE MANIFESTAZIONE DI PROTESTA A SULMONA
DAVANTI AL CANTIERE
Lo afferma il portavoce dei comitati ambientalisti di Sulmona
(L’Aquila [2]) Mario Pizzola annunciando una protesta per l’8
dicembre.
“Nel 2004 si pensava che i consumi di gas in Italia”, si legge in
una nota, “dovessero crescere e che quindi le infrastrutture
metanifere fossero insufficienti. Ma la realtà ha smentito queste
previsioni. Dopo il picco massimo avutosi nel 2005, con 86,3 miliardi di
metri cubi, i consumi hanno iniziato una continua discesa fino ad
arrivare nel 2022 a 68,5 miliardi di metri cubi. Un vero e proprio
crollo che è proseguito nel 2023: nei primi nove mesi l’Italia ha
utilizzato solo 44 miliardi e 207 milioni di mc di metano, oltre 7
miliardi in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Secondo
le previsioni a fine anno i consumi dovrebbero essere di circa 62
miliardi di metri cubi. Questo significa che il nostro Paese
raggiungerà con diversi anni di anticipo l’obiettivo fissato dal
vigente Piano nazionale energia e clima, che è di 60 miliardi di mc al
2030”.
“La centrale di Sulmona e la Linea Adriatica sono state rilanciate con
il pretesto della guerra in Ucraina. Le forniture di gas dalla Russia
sono ora quasi azzerate: 2 miliardi e 497 milioni di mc fino a
settembre, mentre le esportazioni, alla stessa data, sono di 2 miliardi
e 130 milioni di mc. Praticamente l’Italia rivende all’estero quasi
tutto il gas residuo che importa dalla Russia! Due settimane fa il
direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih
Birol, in una intervista a Repubblica ha ammonito: “Italia attenta ai
gasdotti, la domanda è destinata a calare”. Ma il governo, sempre
più fuori dalla realtà e sempre più asservito agli interessi delle
multinazionali dell’Oil & Gas, continua assurdamente a considerare
“strategiche” queste due infrastrutture. Come “strategici” sono
considerati gli inutili e costosi rigassificatori con cui il governo sta
invadendo il Paese”.
“E’ lo stesso governo che continua a restare inerte di fronte a un
cantiere palesemente illegale come quello aperto dalla Snam a Case
Pente, in aperta violazione del decreto VIA rilasciato “a
condizione” che venissero adempiute 22 prescrizioni prima
dell’inizio dei lavori. Il che non è avvenuto. L’8 dicembre è la
giornata internazionale di lotta contro le opere inutili, dannose e
imposte.
COORDINAMENTO NO HUB DEL GAS:" L’ INUTILE CENTRALE SNAM NEL PNRR
MENTRE CROLLA IL CONSUMO DEL GAS"
SULMONA - "La centrale di compressione di Sulmona e un pezzo del
metanodotto Linea Adriatica (il Sestino-Minerbio) sono stati inseriti
dalla Commissione Europea nel Pnrr su proposta del governo Meloni: è
un’ottima notizia per la Snam e l’Eni ma nello stesso tempo una
pessima notizia per i cittadini italiani che si vedranno costretti a
pagare attraverso la bolletta energetica due opere totalmente
inutili.Sono passati 20 anni da quando è stato concepito il progetto
della Snam. Nel 2004 si pensava che i consumi di gas in Italia dovessero
crescere sensibilmente e che quindi le infrastrutture metanifere fossero
insufficienti. Ma la realtà ha smentito queste previsioni. Dopo il
picco massimo avutosi nel 2005, con 86,3 miliardi di metri cubi, i
consumi hanno iniziato una continua discesa fino ad arrivare nel 2022 a
68,5 miliardi di metri cubi. Un vero e proprio crollo che è proseguito
nel 2023: nei primi nove mesi l’Italia ha utilizzato solo 44 miliardi
e 207 milioni di mc di metano, oltre 7 miliardi in meno rispetto allo
stesso periodo dello scorso anno. Secondo le previsioni a fine anno i
consumi dovrebbero essere di circa 62 miliardi di metri cubi. Questo
significa che il nostro Paese raggiungerà con diversi anni di anticipo
l’obiettivo fissato dal vigente Piano nazionale energia e clima, che
è di 60 miliardi di mc al 2030.
La centrale di Sulmona e la Linea Adriatica sono state rilanciate con il
pretesto della guerra in Ucraina. Le forniture di gas dalla Russia sono
ora quasi azzerate: 2 miliardi e 497 milioni di mc fino a settembre,
mentre le esportazioni, alla stessa data, sono di 2 miliardi e 130
milioni di mc. Praticamente l’Italia rivende all’estero quasi tutto
il gas residuo che importa dalla Russia!
Due settimane fa il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale
dell’Energia, Fatih Birol, in una intervista a Repubblica ha ammonito:
“Italia attenta ai gasdotti, la domanda è destinata a calare”. Ma
il governo, sempre più fuori dalla realtà e sempre più asservito agli
interessi delle multinazionali dell’Oil & Gas, continua assurdamente a
considerare “strategiche” queste due infrastrutture. Come
“strategici” sono considerati gli inutili e costosi rigassificatori
con cui il governo sta invadendo il Paese.
E’ lo stesso governo che ha fatto un vergognoso regalo alle lobby del
settore fossile mettendo fine al mercato tutelato per gas e luce. Ciò
esporrà 9,5 milioni di nuclei familiari ad un vero e proprio salasso,
attraverso tariffe più alte e fuori da ogni controllo da parte
dell’Autorità per l’energia.
E’ lo stesso governo che continua a restare inerte di fronte a un
cantiere palesemente illegale come quello aperto dalla Snam a Case
Pente, in aperta violazione del decreto VIA rilasciato “a
condizione” che venissero adempiute 22 prescrizioni prima
dell’inizio dei lavori. Il che non è avvenuto.
L’8 dicembre è la giornata internazionale di lotta contro le opere
inutili, dannose e imposte. Invitiamo i cittadini a partecipare al
sit-in che si terrà venerdì 8 alle ore 11, a Case Pente, davanti al
cantiere Snam, per la difesa dei diritti del nostro territorio, per la
democrazia e la legalità".
Comitati cittadini per
l’ambiente
Coordinamento No Hub del gas
GAS, PRONTO DECRETO SBLOCCA-TRIVELLE: ANCHE IN ABRUZZO AUMENTO
ESTRAZIONI
di Filippo Tronca
6 Novembre 2022 08:20- Abruzzo.Web
PESCARA – “Si può ripartire raddoppiando la produzione dagli
attuali pozzi e poi con le trivellazione nell’Adriatico centrale al
largo della coste, c’è un giacimento comune con la Croazia da cui
estrarre 70 miliardi di metri cubi in più anni”.
L’indicazione è del ministro dello Sviluppo economico, Adolfo Urso,
illustrando la novità più rilevante contenuta nello schema di
articolato sullo sblocca trivelle, il cui assetto generale era già
stato predisposto dall’ex ministro Roberto Cingolani con il governo di
Mario Draghi, annunciato ieri come prioritario dal premier Giorgia
Meloni.
Per ora la zona potenzialmente interessata al ritorno delle estrazioni
di gas è a nord di Goro (a est di Ferrara, nei mari dell’Emilia
Romagna, ma la misura complessiva riguarderà prima o poi, più prima
che poi, anche l’Abruzzo, [3] dove in mare ci sono già 17 piattaforme
attive prevalentemente adibite all’estrazione del gas, che potrebbero
aumentare la produzione, e anche 15 permessi di ricerca, con dati
aggiornati al gennaio scorso, che sono stati sbloccati a inizio 2021,
dopo essere stati congelati dal decreto Sviluppo nel febbraio 2019, e
che ora dovrebbero avere la strada spianata.
Il governo sta infatti predisponendo anche un emendamento al decreto
Aiuti ter e che è chiamata a dare attuazione all’articolo 16 del Dl
Bollette (il 17 del 2022), che introduce deroga al Pitesai, il piano
regolatore che disciplina le estrazioni di idrocarburi in Italia: lo
sblocco, in tutta la penisola, del rilascio di nuove concessioni in zone
comprese tra le 9 e 12 miglia (anche qui solo per i giacimenti con
potenziale sopra i 500 milioni di metri cubi).
Con il risultato che si potranno ampliare le attività esistenti su
permessi in essere. Inoltre è prevista la riapertura delle attività,
incluse quelle di ricerca, in tutte quelle aree protette non ancora
esistenti ma da costituire secondo la linea dettata dal Pitesai.
L’obiettivo è destinare una buona fetta della produzione nazionale
alle imprese in difficoltà a prezzi calmierati. E nel testo del decreto
Gas Release lasciato da Cingolani a Pichetto, pronto per essere varato,
si parlava di una dote da 6 miliardi di metri cubi da offrire a sconto
(a fronte dei 3,3 miliardi prodotti nel del 2021).
Ma ci deve aspettare una nuova stagione di lotte e vertenze ambientali.
Basta ricordare che dopo che l’Eni, ad aprile scorso, aveva annunciato
di scavare in cerca di gas, oltre i mille metri di profondità, nel
pozzo denominato “Donata 4”, al confine tra Abruzzo e Marche, al
largo di Martinsicuro e San Benedetto, subito registrata la levata di
scudi delle amministrazioni comunali.
E 24 comuni italiani in cinque regioni, Abruzzo, Basilicata, Campania,
Sicilia e Piemonte, appoggiati dal coordinamento nazionale No Triv,
hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio per chiedere di fatto
l’annullamento del Pitesai, che già anticipava in ritorno alle
perforazioni. La partita è ancora aperta.
Cinque i Comuni abruzzesi ricorrenti, tutti sulla costa teramana:
Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Pineto e Silvi.
Ma il governo non sembra avere nessuna intenzione di fare questa volta
passi indietro, favorito dalla fame di energia del Paese.
Meloni nella conferenza stampa di venerdì ha detto che la misura, che
dovrà essere accompagnata da decreti ministeriali “riguarda la
possibilità di liberare alcune estrazione di gas italiano facilitando
le concessioni in essere e immaginandone nuove. Chiederemo ai
concessionari che dovessero aderire – ha aggiunto – di mettere a
disposizione, in cambio, da gennaio gas tra uno o due miliardi di metri
cubi, da destinare ad aziende energivore a prezzi calmierati”.
“Potenzialmente si stima una quantità di 15 miliardi di metri cubi
sfruttabili nell’arco di 10 anni” ha detto il ministro Gilberto
Pichetto Fratin. Per Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente e della
Sicurezza Energetica “avere più gas, a minor costo, è il primo e
più rapido modo per raggiungere quella sicurezza energetica che è un
obiettivo strategico per l’Italia”.
Secondo le stime elaborate dal ministero della Transizione Ecologica
(Mite) le riserve di gas definite ‘certe’ in Italia ammontano a 39,8
miliardi di metri cubi (22 dei quali sulla terraferma e gli altri
offshore).
Sono quelle che possono essere ‘commercialmente prodotte’ con una
probabilità maggiore del 90%.
Poi ci sono quelle ‘probabili’, che possono essere estratte con una
probabilità maggiore del 50% (e sono altri 44,5 miliardi di metri cubi
di gas) e quelle ‘possibili’ (ulteriori 26,7 miliardi di metri cubi)
che si stima possano essere recuperate con una possibilità molto
inferiore al 50%.
In generale, le maggiori risorse si trovano al Sud, ma le trivelle sono
sparse in 15 regioni. Secondo le stime di Assorisorse, nel corso del
2021 l’Italia ha estratto 3,3 miliardi di metri cubi di metano, a
fronte di un consumo di oltre 70 miliardi. L’obiettivo dichiarato è
quello di raddoppiare.
Venendo alle piattaforme in attività in Abruzzo, al largo di Pescara,
[4] da un massimo di 36 chilometri dalla costa a un minimo di 12
chilometri, troviamo le piattaforme dell’ENI Camilla 2, Emilio,
Emilio 3, Fratello Cluster, Fratello est 2, Fratello Nord, Emma ovest,
Simonetta 1, Squalo e Viviana 1. Attivate tra il 1980 e il 2001.
Al largo della costa chietina ci sono le piattaforme della Edison Rospo
mare e Stefano mare 101, a soli due km. e le strutture “reticolari”
o “unità galleggianti di stoccaggio” denominate Santo Stefano mare
19, Santo Stefano mare 37, Santo Stefano mare 4, e Santo Stefano mare 8
bis, e Alba marina.
Ci sono poi i permessi di ricerca, alcuni dei quali potrebbero arrivare
al traguardo dell’estrazione.
Sul mare abruzzese insiste innanzitutto il permesso di ricerca
“B.R268.RG” di della Petroceltic Italia e Cygam energy Italia a
ridosso delle coste di Francavilla e Ortona.
Più a sud e più al largo della celebrata costa dei Trabocchi ci sono
poi i permessi di ricerca “B.R270.EL” , “B.R271.EL” e
“B.R272.EL” della sola Petroceltic Italia, per un estensione
complessiva di 900 chilometri quadrati.
Spostiamoci sulla terraferma e cominciando dalla provincia di Teramo [5]
c’è l’istanza di ricerca “Corropoli”, presentato dalla
Rockhopper a cavallo tra Marche e Abruzzo, che in regione riguarda 151
chilometri quadrati tra Martinsicuro e Roseto degli Abruzzo.
C’è poi l’istanza di ricerca “Villa Carbone”, presentata da
Canoel Italia e Gas plus italiana, che riguarda i comuni di Canzano,
Castellalto, Cellino Attanasio, Cermignano, Mosciano Sant’Angelo,
Notaresco, e il capoluogo Teramo.
L’istanza di ricerca “Villa Mazzarosa” presentata da Rockhopper
Italia, interessa invece i comuni di Pineto e Roseto degli Abruzzi.
Il permesso di ricerca “Settecerri” riguarda in Abruzzo 363
chilometri quadrati, da Montorio al Vomano ai comuni della Val Vibrata,
passando per Teramo, e interessando anche la provincia di Ascoli Piceno
nelle Marche.
Il permesso di ricerca “Mutignano” dell’Eni e di Gas plus
italiana, si estende per 75 chilometri quadrati sul territorio da
Martinsicuro a Montesilvano, abbracciando tutta la costa teramana e
parte di quella pescarese.
C’è poi il permesso di ricerca “Bucchianico” dell’Eni che da
Bucchianico in provincia di Chieti [6] si estende per 190 chilometri
anche nella val Pescara e il territorio del capoluogo Chieti.
Il permesso di ricerca “Ortona” dell’Eni, per 140 chilometri
quadrati insiste su tutta la costa dei Trabocchi da nord di Ortona fino
a Fossacesia, estendendosi anche sul territorio di Lanciano.
E ancora c’è il permesso di ricerca “Civita” della Rockhopper, da
Fossacesia a San Salvo, investendo anche Vasto e la riserva di Punta
Aderci, inoltrandosi nella val di Sangro.
C’è poi il famigerato permesso di ricerca “Monte Pallano” di Cmi
energia e Intergie che insiste in provincia di Chieti sul lago di Bomba
e contro cui il fronte ambientalista e i sindaci del territorio si
battono da anni.
La ricerca di gas e petrolio riguarda anche l’entroterra aquilano.
Tre infatti sono i permessi di ricerca in essere è che ora potrebbero
essere sbloccati, tutti della Lumax oil.
C’è quello denominato “Sora” che oltre a Sora nel Lazio e si
estende in Abruzzo lungo tutta la valle Roveto a lambire il Fucino.
Il permesso di ricerca “Fiume Aniene” si estende dal Lazio anche
nella Marsica, in particolare nei territori di Capistrello e
Castellafiume.
Infine il permesso di ricerca “Lago Del Salto” che interessa in
Abruzzo anche la valle del cavaliere e il territorio di Carsoli e
Tagliacozzo.
IL GOVERNO HA DECISO: SÌ ALLE TRIVELLE IN ALTO ADRIATICO
NUOVE CONCESSIONI PER ESTRARRE GAS NATURALE AL LARGO DELLE COSTE DEL
DELTA DEL PO. A NULLA SONO VALSE LE BATTAGLIE DELLA COMUNITÀ POLESANA
CHE TORNA A MOBILITARSI
30/11/2023 TGR Veneto
Sembrava tramontata, invece è rispuntata forte e chiara. Certo, un po'
oscurata dalle polemiche per la mancata proroga nella scelta del gestore
di luce e gas. Ma nel Decreto Legge per la sicurezza energetica del
Paese, uscito dal Consiglio dei Ministri di lunedì, l'ipotesi di
estrarre metano nell'Alto Adriatico è stata messa nero su bianco "_come
misura_ - si legge - _per il rafforzamento della sicurezza di
approvvigionamento di gas naturale a prezzi ragionevoli_".
Si parla di concessioni vecchie e nuove per coltivare gas naturale. E le
coordinate geografiche fornite dal Governo, ovvero nel tratto compreso
tra il 45° parallelo e il parallelo distante da quest'ultimo 40
chilometri a Sud, e che dista almeno 9 miglia marittime dalle linea di
costa, portano esattamente in quello specchio di mare al largo del Delta
del Po che di trivelle non vuol sentir parlare.
E la comunità del Polesine, già vittima di subsidenza e alluvioni, lo
aveva fatto sapere, promuovendo manifestazioni e incontri. Perfino i
vescovi chiamando a raccolta gli scienziati erano scesi in campo. A
ruota, lo stesso Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, forte di una
relazione di esperti, aveva messo le mani avanti concludendo che le
estrazioni di gas non erano da autorizzare.
Il Governo tira dritto. "_Serve_ - è la spiegazione politica -
_alleggerire la dipendenza energetica dell'Italia da altri paesi_". Il
Polesine però si mobilita.
APPROVATO IL DECRETO LEGGE ’ENERGIA’. GEOTERMIA, SÌ ALLA PROROGA
VIA LIBERA AL RINNOVO DELLE CONCESSIONI. BALOCCHI: "BENE, MA ADESSO LA
REGIONE ASCOLTI I SINDACI" .
La Nazione 29 nov-La fine del 2023 apre nuovi scenari per la geotermia.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto legge ‘Energia’,
che dà la possibilità al titolare di una concessione geotermica di
presentare un piano di investimenti che sarà valutato dalla Regione. Le
Regioni possono concedere una proroga delle concessioni fino a 20 anni.
Una notizia questa che, come spiega Anci Toscana, era attesa e auspicata
dai 16 Comuni geotermici della Toscana. In provincia di Grosseto le aree
geotermiche sono quelle dell’Amiata, di Monterotondo Marittimo e di
Montieri.
"A questo punto la partita passa in mano alla Regione – dice il
sindaco di Santa Fiora e delegato Anci di settore Federico Balocchi –.
Chiediamo al presidente Giani che i sindaci siano direttamente coinvolti
nella definizione delle strategie di sviluppo locale per la valutazione
dei piani di investimento. Vogliamo dimostrare che la geotermia può
essere volano di sviluppo sostenibile". Balocchi sottolinea che Anci
"non è mai stata d’accordo ad una proroga ‘a occhi chiusi’",
proponendo che fosse legata ad un piano di sviluppo sociale, economico e
lavorativo, oltre che produttivo. Dunque esprime soddisfazione per la
scelta del Governo, che "finalmente prende posizione sul tema e rende
possibile la proroga a fronte della condivisione di un piano di
sviluppo". Gli investimenti necessari alla concessione della proroga
riguardano una serie di interventi, dalla manutenzione al miglioramento
tecnologico degli impianti, a interventi per la sostenibilità
ambientale e per la realizzazione di nuovi impianti di produzione e per
il potenziamento degli impianti esistenti.
"La Toscana accoglie questa sfida. – ha detto il governatore Eugenio
Giani –. Anzitutto si proroga di un anno l’attuale concessione,
dunque Enel Green Power resterà concessionario fino al 31 dicembre
2026". "Si continua a fare come è stato fatto negli ultimi anni – ha
ribadito Roberto Barocci, ambientalista – mentre da ambientalista dico
che si dovrebbe sostenere la bassa entalpia e non centrali flash. Ci
sono piccoli esempi virtuosi a Grosseto e Follonica e alle porte di
Firenze, perché non portare la bassa entalpia anche sull’Amiata?".
VERSO UN DICEMBRE DI LOTTA A DIFESA DELLE MONTAGNE!@0 [7]
Questo dicembre vede più di una data importante per la difesa delle
montagne, per la lotta contro le grandi opere inutili e dannose e per
fermare l’estrattivismo.
8 dicenbre il movimento NO TAV-marcia popolare da Susa a Venaus, per
ricordare la vittoria del 2005 e per unirsi nella lotta in un momento di
attacco nei confronti del movimento. A seguito della messa sotto
sequestro dei presidi di San Didero e dei Mulini sarà ancora più
importante prendere parte alla mobilitazione che sarà su più giorni,
proprio per effettuare un vero e proprio tour di iniziative di lotta e
socialità lungo tutti i luoghi della devastazione.
16 dicembre ALPI APUANE "Le montagne non crescono-Fermiamo
l'estrattivismo in Apuane e ovunque". Dalle Alpi alle Apuane la difesa
delle montagne è fondamentale: il 16 dicembre si terrà, infatti, sulle
alpi Apuane una giornata di mobilitazione dal titolo “Le montagne non
ricrescono – Fermiamo l’estrattivismo in Apuane e ovunque”. Un
territorio come questo vive storicamente la contraddizione del rapporto
tra il lavoro e la salute dell’ambiente e delle persone che lo abitano
e oggi ne subisce un’accelerazione. La giornata del 16 dicembre sarà
il risultato di un percorso di attivazione e relazione sul territorio
con tutti quei soggetti che lo vivono da vicino e sarà anche occasione
di riflessione su questi temi per mantenere alta l’attenzione.
A MESSINA UN CORTEO MOLTO PARTECIPATO PER DIRE NO AL PONTE SULLO STRETTO
ITALIA NOSTRA-Ieri, sabato 2 dicembre 2023, circa diecimila persone
provenienti da tutta la Sicilia e dalla Calabria, e non solo, sono scese
in piazza a Messina per dire NO al ponte sullo Stretto. Il corteo più
partecipato dopo quello del 2006. A manifestare, questa volta, oltre
alle associazioni culturali e ambientaliste, ai comitati civici,
c’erano anche i politici, locali e nazionali, gli studenti e i
cosiddetti cittadini “espropriandi”.
È indubbio che il ponte sarebbe una sciagura che va evitata in ogni
modo. Il progetto del ponte sullo Stretto è la risposta sbagliata,
inutile e dannosa ai problemi del Meridione del Paese. Il Governo non
perde occasione per enfatizzare l’utilità di questa grande opera,
presentandola come green, sicura, moderna, un acceleratore di sviluppo
per l’intero Meridione, fondamentale per migliorarne la rete dei
trasporti. Il ponte sullo Stretto in realtà è tutt’altro che
un’opera green visto che causerebbe un disastro ambientale devastando
un patrimonio paesaggistico e naturalistico di enorme valore e
attrattività turistica come lo Stretto.
L’opera sarebbe tecnicamente un azzardo, considerato il fatto che,
oggi, il ponte a campata unica più lungo al mondo per il passaggio di
treni, tir e auto è di 1.400 metri, mentre quello sullo Stretto di
Messina dovrebbe raggiungere i 3.300 metri.
Il ponte sullo Stretto non risolve il problema della mancanza di una
efficiente rete dei trasporti interna alle regioni meridionali e della
Sicilia e Calabria, dove vi sono autostrade e strade in pessimo stato:
quasi l’80% della rete ferroviaria è a binario unico e oltre il 40%
non è elettrificata, per non parlare dell’inadeguatezza di porti e
aeroporti.
Il ponte sullo Stretto non serve alle aziende del Paese perché non
interviene sui problemi strutturali che impediscono agli imprenditori di
avere i servizi territoriali adeguati per radicarsi ed espandersi e non
assorbe l’enorme disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile,
presente nel Meridione.
Per questi motivi, Italia Nostra ritiene che il ponte sullo Stretto, non
solo non sia una priorità, ma rappresenti più una minaccia che
un’opportunità per lo sviluppo sostenibile della Sicilia, della
Calabria e del Meridione.
PONTE SULLO STRETTO: A MESSINA IL FRONTE DEL NO PROMETTE BATTAGLIA
LEGALE
Alla protesta hanno aderito da tutta Italia oltre 70 sigle tra
associazioni, comitati, sindacati e partiti
di Vincenzo Adornetto
02.12.2023 20:09/La 7
"Lo Stretto non si tocca". Lo striscione che apre la manifestazione
contro il Ponte sullo Stretto non lascia dubbi.
A Messina migliaia di persone sfilano convinte che la grande opera
rimessa in cantiere dal governo Meloni con uno stanziamento di 11
miliardi di euro nella legge di bilancio sia inutile per la
collettività e anche dannosa per l'ecosistema di questo importantissimo
corridoio marino tra Sicilia e Calabria.
ADESIONE MASSICCIA
Alla protesta aderiscono da tutta Italia oltre 70 sigle tra
associazioni, comitati, sindacati e partiti. Si rivedono volti storici
del movimento No Ponte [8] che contribuì - oltre dieci anni fa - a
bloccare quel progetto rispolverato adesso dal ministro delle
Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini.
BATTAGLIA LEGALE
I promotori della manifestazione promettono battaglia e sono pronti a
lanciare "un'imponente offensiva giuridica legale". Denunciano che la
società Ponte sullo Stretto di Messina neghi la possibilità di
prendere visione della relazione sul progetto. "In nove settimane hanno
fatto l'aggiornamento su un progetto vecchio di 12 anni fa e noi -
aggiunge ancora Bonelli - vogliamo capire come l'hanno fatto".
Messina, in 5.000 per dire “No” al Ponte: “Siamo contrari a
un’opera inutile, dannosa e antieconomica”
REDAZIONE TAG24
Messina si mette nuovamente in moto per dire “No” al Ponte sullo
Stretto. L’hanno chiamato “corteo nazionale” perché – insistono
i siciliani – “ciò che vogliono fare qui riguarda tutta Italia“.
Sta di fatto che la manifestazione di oggi, 2 dicembre, ha coinvolto in
tutto 5.000 persone.
MANIFESTAZIONE PARTECIPATA A MESSINA CONTRO IL PONTE SULLO STRETTO
QUEST’ANNO ABBIAMO RICEVUTO UNA MAREA DI ADESIONI, TANTO CHE SONO BEN
75 LE SIGLE COINVOLTE. RITENIAMO IL PONTE INUTILE, DANNOSO E
ANTIECONOMICO. INUTILE, PERCHÉ BASTEREBBE POTENZIARE I TRAGHETTI, CHE
SONO STATI PURTROPPO ABBANDONATI A LORO STESSI. RFI SI È RITIRATA, A
VANTAGGIO DEL MONOPOLIO PRIVATO. DANNOSO, PERCHÉ DEVASTEREBBE LO
STRETTO, MA ANCHE LE COLLINE E LA CITTÀ, VISTO CHE SONO PREVISTI 43
CANTIERI. INFINE ANTI-ECONOMICO, PERCHÉ RAPPRESENTA UNA SPESA ENORME.
SOLDI BUTTATI PER UN’OPERA CHE CHISSÀ QUANDO VEDRÀ LA LUCE. CI
CHIAMANO “MOVIMENTO DEL NO”, MA NOI SIAMO SEMPLICEMENTE CONTRARI A
UN’OPERA DANNOSA.
>
“CIÒ CHE ACCADE QUI RIGUARDA TUTTA L’ITALIA”
> Uno dei piloni principali della struttura – ha aggiunto Mariella
> Valbruzzi del comitato “No Ponte” di Capo Peloro – dovrebbe
> trovarsi proprio in mezzo alla riserva naturale di Capo Peloro,
> mettendone a rischio l’ecosistema. Ma è nel complesso un’opera
> inutile perché è impossibile che in Sicilia arrivi l’Alta
> Velocità. È una bufala che ci propinano da anni: c’è in realtà
> un binario unico e, in alcuni punti, non è nemmeno elettrificato, è
> percorso da treni a gasolio. Da Trapani a Catania ci vogliono 9 ore e
> mezza. Esistono le autostrade, ma sono piene di interruzioni.
> Impiegarono 6 anni soltanto per ripristinare dopo una frana a
> Taormina. Da Palermo a Messina si impiegano tra le 4 ore e le 4 ore e
> mezza.
2 DICEMBRE 2023 MESSINA NO PONTE “UNA GRANDE GIORNATA DI LOTTA, MA
TROPPE BANDIERE DI PARTITO”
La componente storica dei movimenti rivendica la propria autonomia e
"contro il mostro sullo Stretto serve la mobilitazione degli abitanti"
TEMPO STRETTO.IT-MESSINA – Il movimento “No ponte Messina” si gode
il successo della manifestazione “Lo Stretto non si tocca” [9] ma
esprime anche una preoccupazione. Si legge in una nota: “Ancora una
grande giornata di lotta del popolo No ponte. Di questa giornata
portiamo, però, con noi un dispiacere. Quelle prime file sotto il palco
con sole bandiere di partito non rendono conto della storia del nostro
movimento e non promettono nulla per il futuro. La lotta contro il Ponte
verrà vinta dalla mobilitazione degli abitanti dei territori
dell’area dello Stretto e dalla partecipazione degli altri movimenti
territoriali con i quali intratteniamo un rapporto di reciprocità.
Andremo avanti così, continuando a organizzare la resistenza al mostro
sullo Stretto”.
Durante il corteo, questa componente storica e più antica dei
movimenti, da Gino Sturniolo ad Antonio Mazzeo, non si è confusa con le
bandiere del Pd o del Movimento 5 Stelle, ha sfilato così come hanno
fatto “No ponte Capo Peloro” e “Invece del ponte” con i propri
striscioni”. Ma rimane il malessere.
In ogni caso, la nota del movimento continua così: “Si erano illusi
di trovare un territorio pacificato. Si erano illusi che sarebbero
bastate poche balle per convincere gli abitanti dello Stretto. Si erano
illusi che ci saremmo bevuti il ponte green e i 100.000 posti di lavoro.
Insomma, si erano illusi che il movimento No ponte non ci fosse più. E
invece si sono ritrovati tre manifestazioni in pochi mesi con migliaia
di persone in piazza e una promessa: ci vediamo sui cantieri”.
E ancora: “Ci sarà ora, come sempre, la girandola dei numeri. A noi
non importa nulla. L’abbiamo detto a Torre Faro, l’abbiamo detto il
12 agosto. Lo diciamo oggi. Eravamo una marea. All’interno di questa
moltitudine abbiamo scelto di esserci con le modalità di sempre.
Facendo prevalere le bandiere No ponte su quelle delle singole identità
organizzate, portando in piazza le bandiere degli altri movimenti in
lotta, secondo un pensiero intersezionale che non scinde i mille
conflitti che attraversano la società. Ora e sempre no ponte”.
PONTE, A MESSINA IL "FRONTE DEL NO". CORTEO NELLE VIE DEL CENTRO
CITTÀ: "LO STRETTO NON SI TOCCA"
Gazzetta del Sud 2dic-A Messina ha sfilato il fronte del "no al Ponte"
sullo Stretto, con un corteo di migliaia di persone (col solito balletto
delle cifre: meno di 5mila per la Questura, 10mila per gli
organizzatori) appoggiato da 70 sigle tra associazioni, partiti,
sindacati. Partito da piazza Cairoli per arrivare a Piazza Duomo è
stato aperto dallo striscione con la scritta «Lo Stretto non si
tocca».
A Messina a sfilare c'è anche l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano,
secondo cui «la costruzione del Ponte sullo Stretto si distrugge uno
dei siti più belli del Mediterraneo, realizzando un’opera pubblica
che non serve a niente», E c'è padre Alex Zanotelli, che si dice
contro l’opera «perché ci sono altre priorità in questo Paese.
Parlo soprattutto del Sud dove si vuole costruire un ponte per 14
miliardi ma dove non ci sono ferrovie che funzionano, strade e
autostrade, basterebbe vedere il treno che arriva a Reggio Calabria da
Taranto che è un disastro». Gaetano Di Benetto, presidente del cento
studi del Wwf Italia, chiede «l'abrogazione di tutte le norme-forzatura
che in un anno hanno rilanciato il ponte sullo Stretto di Messina, senza
che ce ne fossero i presupposti economico-finanziari, tecnici e
ambientali. Il Wwf chiede, altresì, che i 780 milioni di euro assegnati
a quest’opera dalla manovra 2024 siano destinati, invece, alla
realizzazione degli interventi integrati finalizzati sia alla
mitigazione del rischio idrogeologico, sia alla tutela e al recupero
degli ecosistemi e della biodiversità dei corsi d’acqua per prevenire
e meglio affrontare i fenomeni estremi provocati dai cambiamenti
climatici».
TUTTI A SIGONELLA DOMENICA 19NOV ORE 11
Coordinamento Regionale Comitati NO MUOS [10] attività [11], Blog del
Movimento No Muos [12],
I POPOLI IN RIVOLTA SCRIVONO LA STORIA
CON LA PALESTINA FINO ALLA VITTORIA
Abbiamo cantato migliaia di volte questo slogan nei nostri cortei,
perché siamo convinti che solo la lotta popolare ci potrà liberare
dallo sfruttamento e dalla miseria che ci costringe a vivere chi detiene
il potere economico e quindi politico nel mondo.
Per questo ci viene facile solidarizzare con la Resistenza che il popolo
palestinese attua per contrastare i progetti di occupazione di
territorio e cancellazione etnica che il criminale regime sionista attua
nei suoi confronti da più di 70 anni.
Le scene che vediamo a Gaza in questi giorni in cui uno degli eserciti
più potenti del mondo si accanisce e bombarda senza pietà ospedali,
scuole, case civili facendo una carneficina soprattutto di bambini ci
dimostra quanta paura i sionisti hanno di un popolo che lotta.
Sappiamo anche che i sionisti si possono permette di fare impunemente
questo massacro perché hanno le spalle coperte dagli Stati Uniti
d’America che li ha sempre usati come cani da guardia per difendere i
propri interessi economici e di egemonia nel Medio Oriente.
Gli stessi stati Uniti che hanno trasformato la Sicilia nella loro
portaerei sul Mediterraneo e contro cui lottiamo da decenni per
smantellare l’apparato bellico che hanno installato.
Dalle parabole del Muos a Niscemi ai droni killer che partono dalla base
di Sigonella, il nostro territorio diventa centrale nelle guerre
imperialiste che gli Usa e l’apparato politico-militare internazionale
conducono in Medio Oriente e in ogni altra parte del mondo.
Ecco perché siamo convinti che continuare la lotta contro il Muos sia
il miglior modo per solidarizzare con il popolo palestinese
Ecco perché aderiamo convintamente alla manifestazione chiamata dalla
comunità araba che vive in Sicilia davanti alla base di Sigonella
domenica 19
Dalla Sicilia alla Palestina una sola lotta contro l’imperialismo
assassino
Tutti a Sigonella domenica 19 ore 11
No Muos fino alla vittoria
Links:
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[1]
https://twitter.com/intent/tweet?text=Marcia%20popolare%20No%20Tav%3A%20...
[2] https://abruzzoweb.it/laquila/
[3] https://abruzzoweb.it/
[4] https://abruzzoweb.it/pescara/
[5] https://abruzzoweb.it/teramo/
[6] https://abruzzoweb.it/chieti/
[7]
https://www.rivoluzioneanarchica.it/verso-un-dicembre-di-lotta-a-difesa-...
[8]
https://tg.la7.it/cronaca/messina-la-protesta-contro-il-ponte-sullo-stre...
[9]
https://www.tempostretto.it/news/messina-lo-stretto-non-si-tocca-no-al-p...
[10] https://www.nomuos.info/author/nomuos/
[11] https://www.nomuos.info/attivita/
[12] https://www.nomuos.info/blog/
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