
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: I: ad un anno dalla strage di Cutro
Data: 2024-02-22 17:42
Mittente: <alfteresa@libero.it>
Destinatario: <dirittodimigrare@googlegroups.com>
Cutro: 26 febbraio 2023
Una strage di Stato, dei Governi europei, di Frontex
Ancora un “migranticidio”sistematico e pianificato
Zahra Barati ha perso, il fratello Sajad a Steccato di Cutro.
L’abbiamo ascoltata lo scorso giugno a Melilla durante la Caravana
Abriendo Fronteras; le sue parole, le stesse, sono state riprese da un
quotidiano siciliano pochi giorni fa: _“__L__’__Europa non vuole
migranti ed allora sono obbligati a scoraggiare gli arrivi”_.
Strategie di morte, strategie del terrore. _“__L__’__Italia si
definisce un Paese civile, che rispetta i diritti umani. E allora
perch__é __quelle persone sono state lasciate sole? Sapevano che erano
lì. È stata la mancanza di soccorsi a ucciderli, Hanno promesso
ricongiungimenti familiari, ma ci hanno preso in giro. Non ci sono
canali legali e sicuri, chi ci obbliga a salire su quelle barche sono
loro” _
Gli Stati trasformano le frontiere in luoghi militarizzati e violenti e
nella negazione dei corpi e dei diritti, consegnano migliaia di persone
nelle mani delle bande criminali che gestiscono la tratta con il
silenzio complice ed attivo di molti Governi. In questi giorni la
Cassazione conferma, non a caso, che i porti libici non sono sicuri e
che respingere le persone verso quel paese equivale a consegnarli a
tortura e a morte certa.
A Melilla, per ricordare il massacro di migranti del 24 giugno 2023,
Zahra ha abbracciato Maria Herrera Magdaleno, madre messicana alla
ricerca dei suoi quattro figli scomparsi. La testimonianza di Maria ha
ricordato la sua indomabile richiesta di giustizia e la strage di
migranti a Ciudad Juárez, un mese dopo la strage di Cutro. Quaranta
migranti centroamericani respinti dagli Stati Uniti, rinchiusi in un
centro di detenzione statale (pensiamo ad un CPR italiano) muoiono arsi
vivi per un banale incendio senza che nessuno apra le porte per
salvarli. E poi ancora nel mese di giugno la morte di oltre seicento
persone al largo di Pylos in Grecia con la complicità della Guardia
costiera ellenica.
La storia europea e mondiale è costellata di morti annunciate, il 3
ottobre 2013 a Lampedusa, il 6 febbraio del 2014, sulla spiaggia del
Tarajal a Ceuta, dove la Guardia Civil spagnola lasciò deliberatamente
annegare almeno quindici persone. Non si contano i morti e gli
scomparsi, e nessuno ha davvero intenzione di farlo, lungo le rotte nei
deserti, nelle foreste tropicali, nei mari e nel terribile “game”
che i migranti intraprendono al termine della rotta balcanica. Alle
porte di Trieste e della salvezza.
Una geografia del terrore, una risposta del Potere alla libertà del
Popoli in movimento. Quando nei salotti televisivi si discute
amabilmente sul termine adeguato per definire il massacro di Gaza,
genocidio od atti di guerra, bisognerebbe ricordare ai commentatori che
non vi è invece termine più appropriato che quello di
“migranticidio” per definire la mattanza alle frontiere
dell’Occidente.
La tragedia di Cutro evidenzia che senza la popolazione locale e gli
attivisti impegnati giorno e notte un nuovo terribile delitto si sarebbe
consumato. Il silenzio prima di tutto e quel fumo grigio che rende tutto
indistinto nelle passerelle televisive e di Governo, nelle condoglianze
e nelle celebrazioni. Senza l’impegno di tanti non si sarebbe dato un
nome ai corpi, non si sarebbero coinvolte le famiglie nel dare una
sepoltura degna ai loro cari. Purtroppo i famigliari ci ricordano che
c’è ancora molto da fare, la sete di verità e giustizia non è stata
soddisfatta e le vere responsabilità non ancora individuate.
Questo ennesimo massacro ci insegna che la risposta dal basso deve darsi
un orizzonte più ampio, condividendo lotte, pratiche e testimonianze
dalle rotte. Intrecciando le voci delle Madri, dei famigliari che da
Tunisi ad Algeri, dal Marocco o dall’estremo Oriente chiamano le
Americhe ed il resto del mondo. Dovremo occupare gli spazi che le
istituzioni lasciano deliberatamente vuoti, costruendo lotte e proposte
che vincolino queste ultime a procedure certe, degne e trasparenti;
sull’identificazione, sul supporto psicologico ai famigliari, sulla
loro presenza nelle diverse fasi dell’iter processuale, nelle
sepolture e nel rimpatriodeicorpi.
Nel Mediterraneo mai più naufragi,
l’Europa fortezza è causa delle stragi!
Con i famigliari delle vittime, con i superstiti,
con i solidali di Cutro, Crotone e di tutta la Calabria!
Carovane Migranti, Mem. Med, Caravana Abriendo Fronteras, Ongi Etorri
Errefuxiatuak, Bienvenidxs Refugiadxs Malagą, Obrim Fronteres
València, Bienvenidxs Refugiadxs Huesca, Colectivo Indignado
Valladolid, Red Solidaria de acogida Madrid, Cofamicenh (Honduras), Red
Regional de Familias Migrante (Centroamerica-México), Huellas de la
Memoria (Mexico), Proyecto Puentes de Esperanza
(Centroamerica-México-Usa), Bona Fide Pljevlja (Montenegro) La
Couverture de la Mémoire (Tunisia), LasciateCIEntrare
https://www.facebook.com/carovanemigranti/posts/pfbid0uARxZhvdcYo6VH6t2K...
https://www.ilcrotonese.it/2024/02/20/mobile/leggi-notizia/argomenti/cro...
https://memoriamediterranea.org/strage-di-steccato-di-cutro-2023-la-voce...
https://www.youtube.com/watch?v=Q6zAKTsqW5k
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