BRESCIA: 17/02 VOLANTINAGGIO ANTIPSICHIATRICO - CONTESTI DI CURA O LUOGHI DI TORTURA?

Tipo appuntamento:

Data appuntamento: 
Sabato, 17 Febbraio, 2024 - 21:22

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: BRESCIA: 17/02 VOLANTINAGGIO ANTIPSICHIATRICO - CONTESTI DI
CURA O LUOGHI DI TORTURA?
Data: 2024-02-03 10:41
Mittente: antipsichiatriapisa@inventati.org
Destinatario: Rifondazionebrescia <rifondazionebrescia@gmail.com>

in allegato la locandina e sotto il comunicato di indizione
dell'iniziativa organizzata dall'Assemblea Rete Antipsichiatrica.
Fate girare per favore, grazie.

BASTA PARLARE DI CURA PER DEI LUOGHI DI MORTE, LUCRO E TORTURA!

BRESCIA SABATO 17 FEBBRAIO 2024 c/o Piazza della Vittoria alle ore 16

VOLANTINAGGIO ANTIPSICHIATRICO

Contro la violenza che regola la vita all’interno di moltissimi centri
residenziali “di cura” per persone con disabilità o fragilità psichica.
Luoghi dove la contenzione fisica e farmacologica è consuetudine e dove
le prepotenze sono ordinarie e strutturali: dai maltrattamenti nella
struttura di Montalto di Fauglia gestita dalla Stella Maris, agli abusi
all’interno delle strutture della Cooperativa Dolce di Bologna, fino
agli orrori della Comunità Shalom, nel bresciano. Riteniamo sia
importante non spegnere i riflettori su una violenza così estesa,
capillare, non episodica, accettata e sostenuta quotidianamente dal
silenzio di tanta società “civile”.

Alle ore 19: 30 c/o MATRICI APERTE invia Capriolo 41 c
APERITIVO e MUSICA BENEFIT CASA GALEONE
con Gabryela Yankov – Dj Tamburino – Ale Obsidian

Organizza Assemblea Rete Antipsichiatrica

CONTESTI DI CURA O LUOGHI DI TORTURA?

Questo testo affronta la violenza strutturale che regola la vita
all’interno di moltissimi centri residenziali per persone con disabilità
o fragilità psichica. Si parte dai maltrattamenti avvenuti nella
struttura di Montalto di Fauglia gestita dalla Stella Maris, passando
per gli abusi all’interno delle strutture della Cooperativa Dolce di
Bologna, per arrivare agli orrori della Comunità Shalom, nel bresciano.
Una violenza capillare sostenuta quotidianamente dal silenzio di
moltissimi “professionisti”, tecnici dei servizi, operatori, assistenti
ed educatori.

Presso il Tribunale di Pisa si sta tenendo un processo per i
maltrattamenti avvenuti nella struttura per persone autistiche di
Montalto di Fauglia gestita dalla Fondazione STELLA MARIS. Una vicenda
sepolta nel silenzio che ha trovato nell’ultimo anno il supporto e il
sostegno del Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud. Il Consulente
Tecnico chiamato dalla procura a relazionare sui fatti ha scritto:
“Leggendo gli atti del presente procedimento abbiamo rinvenuto
sicuramente la menzione di una lunga tradizione di abuso e violenza da
parte degli operatori, radicata negli anni, e in parte tollerata, in
parte ignorata della direzione delle strutture”. Ed ancora: “In queste
situazioni si sviluppano degenerazioni in cui la violenza e la
sopraffazione divengono gli strumenti usati ogni giorno, e l’istituzione
perde le sue caratteristiche terapeutiche per divenire un luogo
meramente coercitivo e afflittivo” facendo riferimento a condotte
“tipiche delle istituzioni totali”. Si parla di maltrattamenti fisici,
verbali e trattamenti degradanti quotidiani. Spintoni, schiaffi, minacce
e vessazioni costanti, talmente palesi da lasciar presumere abusi anche
peggiori. Una violenza non episodica ma strutturale.
Delle diciassette persone coinvolte, il processo attualmente vede ancora
imputati quindici tecnici e operatori, tra cui le due dottoresse che
gestivano la struttura e il Direttore Sanitario della Stella Maris. Un
operatore ha patteggiato la pena, mentre il Direttore generale Roberto
Cutajar, che ha scelto il rito abbreviato, è stato condannato a 2 anni e
8 mesi, per essere infine assolto nel processo d’appello. Tra gli ospiti
della struttura ricordiamo Mattia, morto nel 2018 per soffocamento in
seguito al blocco della glottide dovuto alla somministrazione prolungata
ed eccessiva di psicofarmaci. I continui cambi di terapia avevano
comportato disfunzionalità e rischi al momento dei pasti di cui la
famiglia non era mai stata informata. Il processo in primo grado si è
chiuso con nessuna responsabilità da parte dei medici e della struttura.
Non crediamo nella giustizia dei tribunali, sappiamo che nessuna
sentenza metterà fine o scalfirà questa violenza.
L’orrore di Montalto di Fauglia lo ritroviamo nell’uccisione per
contenzione avvenuta la notte del 27 agosto 2012 all’interno della
struttura ‘Casa Dolce’ di Casalecchio di Reno (in provincia di Bologna)
gestita dalla Cooperativa Sociale Dolce. Quella sera M., 20 anni,
vorrebbe continuare a giocare con la playstation ma le regole interne
alla struttura non lo consentono. Gli operatori si impongono. Il giovane
non cede. Si apre uno scontro di potere che M. perde pagando con la
vita. L’indagine del PM si concentra su tre operatori sociosanitari
della cooperativa, indagati per omicidio colposo. Secondo l’autopsia M.
è morto per asfissia meccanica, soffocamento. Mentre due operatori lo
tenevano un terzo gli si sarebbe seduto sopra, all’altezza del torace.
Il processo dura quattro anni e si conclude per tutti con l’assoluzione
‘perché il fatto non costituisce reato’. Viene sostenuta la legittimità
della contenzione, la correttezza delle manovre effettuate, la loro
corrispondenza ai “protocolli”. La rispettabilità pubblica della
Cooperativa Dolce, dei suoi dirigenti responsabili e di tutta la
struttura ne esce indenne e niente all’interno della stessa viene messo
in discussione.
La testimonianza che abbiamo raccolto di un operatore a tempo
determinato assunto a ‘Casa Dolce’ qualche anno dopo l’uccisione di M.,
racconta il protrarsi di un’attitudine alla violenza verbale e al
confronto fisico punitivo/violento da parte di molti operatori della
residenza, accettato pressoché da tutta la struttura come ‘normale
amministrazione’.
Di recente una nuova indagine ha visto coinvolta ancora la Cooperativa
Dolce per quanto riguarda un’altra struttura in provincia di Bologna
(Budrio),’Villa Donini’. Si parla di botte e insulti ai danni di persone
disabili, schiaffi in testa e umiliazioni. Dodici operatori socio
sanitari dipendenti della cooperativa sono stati interdetti dalla
professione per un anno con l’accusa di maltrattamenti. Nonostante
l’enormità dei fatti, sul territorio intorno a questa vicenda regna un
silenzio sovrano.
E, sempre a Bologna, si parla ancora di maltrattamenti sistematici
all’interno di una residenza psichiatrica: persone legate a terra con
del nastro isolante, utilizzo punitivo della così detta ‘camera morbida’
su ospiti ritenuti particolarmente ‘problematici’, chiusi anche per
giorni, somministrazione di farmaci in dosaggi superiori rispetto a
quanto prescritto. Questa volta si tratta di una struttura
socio-assistenziale per persone con disagio psichico di Bazzano in
Valsamoggia, Villa Angelica, gestita dalla cooperativa Altius. A seguito
della denuncia di un ex dipendente la struttura è stata chiusa e le
persone trasferite in altre strutture. Sono state emesse sei misure
cautelari nei confronti della direttrice e di altri cinque dipendenti,
indagati a vario titolo per maltrattamenti e sequestro di persona. La
direttrice si trova attualmente ai domiciliari, i cinque dipendenti
della struttura hanno invece ricevuto un provvedimento di divieto di
avvicinamento alle persone offese.
Anche quanto emerso all’interno della comunità Shalom, in provincia di
Brescia, parla della stessa violenza. Abusi sistematici, insulti,
minacce, punizioni degradanti e inumane, privazione del sonno,
isolamento e crudeltà come metodo. Una presunta Comunità terapeutica che
non cura le persone: le maltratta, le umilia, le sradica dalla propria
umanità. Dove gli ‘educatori’ vengono spesso individuati tra le persone
che in precedenza hanno subito lo stesso trattamento, selezionati senza
alcun tipo di formazione per dare continuità ai metodi repressivi,
avvilenti e degradanti, pratiche che ancora oggi caratterizzano la
comunità. Negli anni più volte la struttura è finita nel mirino per
situazioni di tortura ben lontane da episodi sporadici o accidentali.
Un’ampia organizzazione che fa mostra di sé per la presunta accoglienza
incondizionata, ma che vive di metodi distanti anni luce dall’offrire
cura e sostegno a ragazzi e ragazze che vivono periodi di fragilità. Al
di là della bella facciata che mostra all’ingresso, Shalom è
disfacimento, afflizione e miseria.
Sebbene questa vicenda abbia avuto grande impatto a livello mediatico,
il sensazionalismo legato al marketing dell’informazione ha già
pressochè rimosso quanto avvenuto e le sue implicazioni. Non accettiamo
la retorica della “comunità degli orrori” e della “mela marcia”, la
comunità Shalom è conosciuta e attiva da lungo tempo nel bresciano e
trattamenti inumani e degradanti come abbiamo visto non sono stati
affatto un’eccezione al suo interno, come del resto in moltissime altre
strutture.
Privato accreditato, grandi cooperative, fondazioni; enti che muovono
molti soldi e che spesso esercitano anche una certa influenza nei
rispettivi territori: la Stella Maris ad esempio è considerata
un’eccellenza a livello nazionale, riceve abbondanti finanziamenti e
onorificenze dalla Regione Toscana, la Cooperativa Dolce è una mega
cooperativa che gode di ampio appoggio e gestisce moltissimi servizi nel
bolognese, la Shalom è sempre stata sostenuta da personaggi di rilievo.
Questi racconti mettono sotto gli occhi di tutti i dispositivi
coercitivi/degradanti insiti in questa tipologia di strutture, dove le
persone, ridotte ad oggetti, diventano il bersaglio di violenze e
sopraffazioni quotidiane.
Luoghi dove la contenzione fisica e farmacologica è consuetudine e dove
le prepotenze sono ordinarie e strutturali.
Riteniamo sia importante non spegnere i riflettori su una violenza così
estesa, capillare, non episodica, accettata e sostenuta quotidianamente
dal silenzio di moltissimi “professionisti”, tecnici e operatori,
assistenti ed educatori, ci piacerebbe partire da qui, dall’omertà che
sorregge questi abusi, che non sono episodi, ma più spesso la prassi che
regola queste strutture.

Assemblea Rete Antipsichiatrica
https://assembleareteantipsichiatrica.noblogs.org/
Per condividere esperienze e riflessioni:
assembleaantipsichiatrica@inventati.org

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