COMUNIATO MOUSSA BALDE - processo contro il cpr del 13 marzo 2024

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Mercoledì, 13 Marzo, 2024 - 21:22

ciao l'audio l'ho messo qua
https://archive.org/download/montage_BALDE_ita/montage_BALDE_ita.mp3

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: COMUNIATO MOUSSA BALDE - processo contro il cpr del 13 marzo
2024
Data: 2024-03-04 01:47
Mittente: latalpa@anche.no
Destinatario: ondarossa@ondarossa.info

ciao redazione onda rossa,
come da accordi telefonici con il gruppo di lavoro solidale sul confine
di ventimiglia (nella persona di Frenki che ha comunicato
precedentemente con voi), vi inoltriamo il comunicato che abbiamo
redatto in vista dell'udienza preliminare per l'omicidio colposo di
Moussa Balde, per cui sono imputati l'ex direttrice e il medico del cpr
di torino insieme agli agenti di polizia accusati di falsificazione.

Oltre a questo scritto, alleghiamo anche alcune dichiarazioni in formato
audio della famiglia di Moussa, che ci hanno trasmesso via messaggio
vocale in questi giorni. Abbiamo preparato anche un piccolo montaggio
con la traduzione in italiano in voice over. Se avrete bisogno dei files
originali per fare un missaggio piu accurato, siamo disponibili a
inoltrarveli.

Sapendo che il lunedi avete assemblea, volevamo sottoporvi questo
materiale in tempo per poterne discutere insieme. Buon proseguimento e
grazie del vostro lavoro.

claus
solidali di ventimiglia

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COMUNICATO

Nessun perdono, perché sanno quello che fanno_ per Moussa Balde, contro
i CPR
Ci siamo: a quasi tre anni dagli eventi stanno per iniziare al tribunale
di Torino i processi nati dalle indagini per la morte di Moussa Balde,
il ventiduenne originario della Guinea che si era impiccato nella
sezione di isolamento “ospedaletto” nel CPR di Torino nella notte tra il
22 e il 23 maggio 2021, dove era stato rinchiuso dopo aver subito un
brutale pestaggio nelle strade di Ventimiglia pochi giorni prima. Per
quella violenta aggressione a Gennaio 2023 sono stati condannati a due
anni per lesioni aggravate i tre ventimigliesi che avevano preso a
sprangate Moussa davanti a un supermercato in centro città.
Il secondo capitolo di questa storia di insopportabile razzismo italiano
si era scritto con la peggiore delle conclusioni nel cpr di Torino, dove
Moussa era stato trascinato a poche ore dal pestaggio, le ferite ancora
fresche sul volto, negato il diritto di farsi testimone della sua stessa
aggressione, inabissato in una sezione di isolamento abusiva persino per
un posto già extra legale quale è il CPR, la sua presenza nel centro
negata ripetutamente dal personale di servizio agli avvocati che lo
stavano cercando. Poi il suicidio nella notte, in quelle celle definite
“gabbie dello zoo” anche dalle autorità che dovrebbero esserne
responsabili.
A seguito di questi eventi si è ritenuto opportuno dimostrare che
qualcosa veniva pur fatto per porre rimedio. Così si sono aperte le
indagini su due livelli: il primo strettamente legato al suicidio, che
si profila essere, con una più corretta descrizione degli eventi, un
omicidio colposo; il secondo rappresenta invece un'indagine più
allargata sull'uso illecito della sezione di isolamento “ospedaletto”
nel CPR di Torino, che ha portato a formulare l'accusa di sequestro di
persona nei confronti di più attori legati alla gestione del centro, a
danno di 14 persone recluse nella struttura tra gennaio 2020 e luglio
2021 e tenute in isolamento per giorni, settimane e in alcuni casi mesi.
Nel dettaglio:
Venerdì 1 marzo 2024 alle 9:15, al tribunale di Torino, verrà discussa
la richiesta di archiviazione presentata dalla procura per le accuse di
sequestro di persona – con corollario variamente distribuito di abuso di
potere, falso in atto pubblico, lesioni personali colpose, violazione
dei doveri medici, abbandono di incapaci, falso ideologico- a carico
della ex direttrice del CPR di Torino, di due medici del centro e di 4
operatori di polizia, tra i quali il dirigente dell'ufficio immigrazione
di Torino e l'ispettore superiore di PS in servizio presso il CPR di
corso Brunelleschi.
Mercoledì 13 marzo 2024 alle 9:30, sempre a Torino, si terrà l'udienza
preliminare del procedimento per omicidio colposo a carico della ex
direttrice del CPR e del medico direttore sanitario della struttura
all'epoca della morte di Moussa Balde. Nello stesso procedimento è
accusato anche l'ispettore capo di polizia assegnato al servizio di
vigilanza presso il CPR, che deve rispondere di falso in atto pubblico
per aver manomesso le relazioni di servizio richieste come prove
nell'indagine per omicidio colposo.
Questi i fatti. Le conclusioni che si possono trarre fanno, se
possibile, ancora più rabbia dei fatti stessi. È evidente come lo stato,
tramite la procura di Torino, voglia far pagare il conto di una montagna
di abusi e violenze esclusivamente ai dipendenti della Gepsa, l'ente
privato che aveva in gestione il CPR, mandando loro a giudizio per
omicidio colposo e tentando invece di salvare operatori, dirigenti e
ispettori di polizia dall'accusa di sequestro di persona. Il
procedimento penale sul caso singolo di Moussa troverà effettivamente un
seguito nelle aule del tribunale di Torino, ma si cerca di insabbiare
con una richiesta di archiviazione il procedimento generale sulla mala
gestione del CPR, che renderebbe pubblicamente conto della portata di
iniquità che rappresentano i centri per il rimpatrio.
Nel procedimento per sequestro di persona, infatti, emergono una lunga
serie di abusi e illeciti operati anche dall'ente gestore ma soprattutto
delle forze dell'ordine, sia sottoposti che alti dirigenti. Il ricorso
illegale e continuativo all'uso dell'isolamento, in un luogo dove non è
prevista per legge la possibilità di ulteriore restrizione della libertà
personale -e a seguire la sfilza di falsificazioni, giustificazioni e
tentativi dei vari soggetti coinvolti di salvarsi a vicenda dalle
accuse- finirà con probabilità in una bolla di niente.
La richiesta di archiviazione viene motivata con una spregiudicata
logica d'azzeccagarbugli: non viene affatto negato dalla procura che le
persone imputate abbiano commesso il sequestro di persona e tutte le
altre sotto accuse. Ma si afferma che tutto questo non può costituire
reato perché, semplicemente, così han sempre fatto anche poliziotti,
dirigenti, prefetture, questure e agenzie private che hanno avuto in
gestione questo come gli altri CPR d'Italia. E se così fan tutti, queste
specifiche soggettività finite sotto accusa per i reati commessi tra il
2020 e il 2021 non possono essere davvero colpevoli, perché non sapevano
che quello

che stavano facendo era illegale.
Sia chiaro: non è nostra convinzione che la giustizia possa passare dai
tribunali, né è nostro interesse che un numero maggiore di persone venga
portato alla sbarra o condannato per questo o quell'altro reato. Le
galere sono luoghi che vanno distrutti e definitivamente aboliti, tutti,
che siano le carceri penali o le gabbie della detenzione amministrativa.
Allo stesso modo non è nostra intenzione affermare che operatori e
operatrici della Gepsa, multinazionale della detenzione per migranti,
siano sfortunate persone che meritano solidarietà in quanto destinate a
diventare il capro espiatorio di un sistema profondamente marcio quale è
il mondo dei centri di espulsione, avendo queste scelto di aderirvi per
lucrare sulla pelle di chi è senza i giusti documenti.
Ma le leggi le scrivono loro ed è illuminante vedere l'uso creativo che
ne fanno, perfettamente allineato all'ipocrisia di tutto il sistema,
cercando di lavarsi dal sangue quelle mani che continuano a causare
morti. Non tanto per gridare di indignazione per le capriole logiche che
compiono le istituzioni e chi le rappresenta nelle aule di tribunale,
atterrando comunque sempre illese e in piedi. Ma perché quegli stessi
spergiuri sulla gravità di aver arrecato danno e dolore a così tante
persone e sulla necessità di correggere questi soprusi dilaganti,
raccontano alla fine l'unica vera storia che a questo stato interessa
scrivere:
i CPR sono sbagliati ma ne costruiranno ancora di più.
I CPR sono luoghi di tortura, ma se fin qui si è sempre torturato non è
poi tanto un reato continuare a farlo. I CPR hanno violato l'integrità,
la dignità e i diritti di quelle 14 persone (ma sono molte di più)
tenute in isolamento per punizione, per discriminazione di credo o
orientamento sessuale, per problematiche sanitarie fisiche e mentali,
talvolta gravi e reali, tal'altra pure presunte. Come la psoriasi
diagnosticata a Moussa, malattia non contagiosa per la quale si è
comunque stabilito che dovesse finire all'ospedaletto.
Ma lo stato decide di alzare i tempi di reclusione nei CPR da 3 a 18
mesi.
I CPR hanno ucciso Moussa Balde, prima di lui troppi altri e ancora
altri dopo di lui, ma lo stato non se ne ritiene responsabile.
Ultimo di una lista che non vi è alcuna intenzione di fermare è Ousmane
Sylla, morto suicida nel CPR di Ponte Galeria nella notte tra il 3 e il
4 febbraio, un altro ventiduenne della Guinea, anche lui distrutto da un
sistema che, senza alcuna vergogna, nei tribunali riconosce le proprie
colpe e nei tribunali decide anche la propria auto assoluzione. Ousmane
Sylla voleva tornare a casa ed era rinchiuso in un centro di espulsione
da cui non sarebbe mai tornato a casa, proprio come Moussa, perché
l'Italia non ha accordi di rimpatrio con la Guinea: un altro paradosso
che racconta la vera identità criminale dello stato e del governo
italiano, al di là delle sentenze e dei giochi togati nei tribunali.
“Abbiamo saputo della morte di Ousmane Sylla. È davvero triste e
deplorevole, possiamo vedere che le stesse cause producono gli stessi
effetti. Le autorità italiane devono esaminare a fondo ciò che sta
accadendo all'interno di questa prigione, alle condizioni di detenzione
e tutto ciò che ne consegue, non sono buone. Altrimenti non ti alzeresti
così un mattino decidendo di mettere fine a tutto questo, è difficile da
credere, le ragioni devono essere cercate altrove” Thierno Balde,
fratello di Moussa.
Per la memoria di Moussa Balde, di Ousmane Sylla e delle altre decine di
persone che hanno subito morte e violenza nei centri per i rimpatri
Per portare solidarietà alle loro famiglie, colpite dal dolore causato
dall'ingiustizia delle leggi italiane ed europee
Per la libertà di circolazione di tutte e di ciascuno
Per impedire la riapertura del CPR di Torino
Per la distruzione degli altri CPR ancora operativi in Italia
Per l'apertura di tutte le frontiere europee e l'abolizione delle
politiche migratore neo-colonialiste
Gli orari degli appuntamenti al tribunale di Torino l'1 e il 13 marzo
2024 sono scritti in questo testo, così come le posizioni e i ruoli dei
vari soggetti: ciascuna persona reagisca dove e come ritiene più
opportuno.
Solidali di Ventimiglia