
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Fwd: per la Palestina 8-10-12 marzo
Data: 2024-03-08 08:38
Mittente: Vincenzo Miliucci <miliucci.vincenzo@gmail.com>
fate girare , aggiunuete,.......
SABATO 9 MARZO 2024 A SASSARI, ORE 12, IN PIAZZA D’ITALIA
MANIFESTAZIONE DAVANTI ALLA PREFETTURA IN SOSTEGNO DEL POPOLO E DELLA
RESISTENZA PALESTINESE, CONTRO I MASSACRI A GAZA E IN CISGIORDANIA E PER
LA LIBERTÀ DI ANAN YAEESH. COBAS SCUOLA SARDEGNA
Gli Studenti per la Palestina – Sassari, i Giovani Palestinesi –
Sassari, e l’Assemblea Cittadina per la Palestina convocano un
presidio davanti alla prefettura e chiamano tutte e tutti i sassaresi,
le sarde e i sardi, e le comunità migranti a mobilitarsi per fermare il
genocidio in atto a Gaza e in Cisgiordania e per fermare la
collaborazione tra il governo, le istituzioni italiane e lo stato
coloniale d’occupazione sionista.
Nello specifico chiediamo di bloccare l’estradizione di Anan Yaeesh
nelle carceri israeliane e ribadiamo che devono essere immediatamente
recisi i rapporti tra l’Università di Sassari e Leonardo Spa, la
prima azienda bellica d’Europa, direttamente coinvolta nel genocidio
della gente di Gaza con le sue forniture di armamenti all’esercito
israeliano.
Sabotare il genocidio significa anche fare pressione sul governo e sullo
stato italiano per impedire che Anan Yaeesh, recluso ingiustamente nel
carcere di Ancona, venga estradato nelle carceri-lager israeliane –
dove sono reclusi migliaia di prigionieri politici, tra cui centinaia di
bambini – dove nella migliore delle ipotesi incontrerebbe la tortura
sistematica e, nella peggiore, il martirio.
I numerosi rapporti di organizzazioni e di associazioni internazionali
riportano senza alcuna ambiguità le inumane condizioni di detenzione e
le sevizie all’interno dei penitenziari israeliani. Questo episodio
rischia di rappresentare un pericoloso precedente volto a sdoganare
l’estradizione e la consegna di palestinesi in Italia e in Europa
dietro richiesta di Israele che, ricordiamo, porta avanti
l’occupazione militare dei Territori Palestinesi e il genocidio della
gente di Gaza e della Cisgiordania.
Anan, 37 anni, è un palestinese della città di Tulkarem in
Cisgiordania. Conduce la propria attività politica all’interno della
Seconda Intifada e sconta oltre 4 anni nelle carceri dell’occupazione.
Nel 2006, in seguito ad un agguato delle forze speciali israeliane,
riporta gravi ferite. Nel 2013 lascia la Palestina diretto verso
l’Europa. Dal 2017 vive in Italia e a L’Aquila, sua città di
residenza, e viene arrestato. Non è accusato di aver commesso alcun
reato nel territorio dello stato italiano.
Anan libero! Tutte le prigioniere e tutti i prigionieri politici
palestinesi liberi!
Fermiamo il genocidio! Fermiamo la collaborazione tra lo stato e il
governo italiano e Israele!
L’Università di Sassari chiuda i rapporti con i trafficanti d’armi
di stato di Leonardo S.p.a.!
BRESCIA: 8 MARZO “UNA VOCE DA GAZA” CON MAJED ABU SALAMA
SABATO 9 MARZO CORTEO PER LA PALESTINA
[1]
Duplice appuntamento a Brescia per la Palestina nelle giornate di
venerdì 8 marzo e sabato 9 marzo 2024.
INCONTRO CON MAJED ABU SALAMA – Venerdì sera alle ore 21, al termine
del corteo transfemminista lanciato da Non Una Di Meno [2] Brescia
(concentramento ore 17, partenza ore 18 da piazza Loggia), il centro
sociale Magazzino 47 di via Industriale, 10 ospita Majed Abu Salama [3]:
scrittore e giornalista, ricercatore all’università di Tampere
(Finlandia) e attivista politico palestinese, nato e cresciuto a Jabalya
(nord della Striscia di Gaza).
“Con lui – spiega il Coordinamento Palestina di Brescia, che
organizza l’incontro – si discuterà della situazione a Gaza e del
movimento internazionale BDS – Boicottaggio, Disinvestimenti e
Sanzioni – [4] che terrorizza l’occupazione sionista”.
CORTEO PER LA PALESTINA – Sabato 9 marzo, invece, nuovo corteo
solidale con la Palestina, contro l’occupazione, il genocidio e i
bombardamenti a Gaza, in corso per mano israeliana ormai da cinque mesi,
con un bilancio ufficiale superiore alle 30.000 vittime.
Appuntamento con il corteo sabato 9 marzo alle ore 15, dalla stazione
della metropolitana di San Faustino, a Brescia con l’appello lanciato
da Coordinamento Palestina Brescia e Sanitari per Gaza – Brescia.
"8 MARZO 2024, LE DONNE PALESTINESI ESEMPIO DI LOTTA E RESISTENZA" AL
BI.POP DI SFERRACAVALLO
In occasione dell'8 marzo, giornata di lotta per l’autodeterminazione
femminile, il Coordinamento Orvietano per la Palestina ha organizzato
un'iniziativa dedicata alle donne palestinesi a cui ha aderito anche il
Centro Antiviolenza "L’Albero di Antonia". Dopo cinque mesi di
continui massacri e devastazioni, a cui il mondo assiste in diretta
senza la capacità di porre fine all’orrore, col benestare delle
maggiori potenze occidentali, riteniamo che il genocidio in atto contro
la popolazione palestinese ci riguardi tutte e tutti e che la nostra
azione di risposta debba trovare spazio costante nel nostro quotidiano e
nelle varie battaglie che conduciamo, anche quando lottiamo contro un
modello sociale patriarcale e violento.
È in questa prospettiva che il Centro Antiviolenza "L’Albero di
Antonia" ha accettato di introdurre l’iniziativa prevista per le 17.30
di venerdì 8 marzo, presso lo Spazio Sociale Bi.Pop a Sferracavallo,
attraverso cui si mira a fare luce sulla condizione delle donne
palestinesi e sull’importanza del loro ruolo all’interno della lotta
anticoloniale. Di fronte alle enormi difficoltà dettate dall’essere
donna in uno stato di occupazione militare e essere donna oggi a Gaza,
le donne palestinesi hanno sempre costituito, e continuano a farlo, un
modello di lotta e resistenza.
Resiste chi continua a lavorare negli ospedali distrutti, chi viene
torturata nelle carceri israeliane, presa di mira mentre lavora come
giornalista, chi non smette di documentare, chi partorisce in una tenda,
resiste chi ha perso tutto e non si arrende, la madre senza più figli,
la vedova, l’orfana, resiste chi è ancora in grado di offrire un
abbraccio. In Cisgiordania resiste chi lotta contro la demolizione delle
case, l’espropriazione delle terre, chi attraversa i posti di blocco
per raggiungere l’università, chi coltiva la terra e raccoglie le
olive. Dentro e fuori la Palestina, resiste chi dedica poesie alla sua
terra, chi ne canta le canzoni, chi cucina i suoi piatti, trovando il
proprio modo per affermarne l’esistenza e per battersi per la dignità
e libertà della sua gente.
La forza delle donne palestinesi non è una novità. Il film proposto
"Naila and the uprising", della regista Julia Basha, attraverso la
protagonista Naila Ayesh ripercorre la storia dei comitati delle donne
palestinesi che hanno costituito una sorta di spina dorsale invisibile
della prima intifada, la rivolta che alla fine degli anni ‘80 del
secolo scorso ha segnato una tappa fondamentale nella storia del
movimento di resistenza palestinese in termini di capacità di
autorganizzazione e partecipazione popolare. Anche quando l’inganno
del processo di Oslo ha portato alla costituzione di un’Autorità
Palestinese che ha in larga misura affossato la forza propulsiva del
movimento popolare, le donne palestinesi non hanno smesso di lottare.
Ne sono testimonianza gli interventi di Meri Calvelli, da anni presente
come cooperante nella Striscia di Gaza e che nel 2022 ha contribuito a
realizzare il primo forum internazionale a Gaza con il coinvolgimento di
numerose organizzazioni di donne palestinesi, così come quello di
Sawsan Shunnar, membro dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi e
presidente di AOWA, un’associazione di donne palestinesi, femministe e
progressiste, che si sono impegnate per stabilire un collegamento tra la
causa nazionale e le esigenze di sviluppo socio-economico della
società.
È all’interno di AOWA che nasce un progetto di produzione di saponi
artigianali all’olio di oliva, portato avanti in collaborazione con
alcune realtà umbre e nazionali del commercio equo e solidale, al fine
di offrire uno sbocco lavorativo alle donne palestinesi. Il
Coordinamento Orvietano per la Palestina ha ritenuto importante
sostenere questo progetto ordinando dei lotti di prodotti da proporre in
occasione dell’iniziativa. Troppo spesso le donne palestinesi vengono
dipinte come vittime di una cultura oscurantista e primitiva che le
schiaccia e nega loro la voce, prima che come vittime della ferocia
dell’occupazione, rifiutando di riconoscere la forza della loro azione
in una battaglia in cui dovremmo sentirci tutte e tutti coinvolti.
_Coordinamento Orvietano per la Palestina_
PISA 9 MARZO" BOICOTTIAMO ISRAELE. FERMIAMO IL GENOCIDIO DEL POPOLO
PALESTINESE"
Sabato 9 marzo in piazza a Pisa al fianco della resistenza del popolo
palestinese! Concentramento h.15 in piazza Manin, di fronte a
McDonald’s
Il Parlamento italiano, con i voti uniti del centrodestra e
centrosinistra, ha dato il via libera formale alla missione Aspides nel
Mar Rosso, dove gli Houthi boicottano le navi commerciali israeliane al
fine di fermare il genocidio in corso in Palestina.
Invece di bloccare i crimini israeliani, cosa che fermerebbe
immediatamente il boicottaggio yemenita, l’Unione Europea, il governo
Meloni e le “opposizioni di sinistra” preferiscono difendere Israele
e la cosiddetta “libertà di navigazione” delle multinazionali
occidentali, allargando così il fronte di guerra in Medio Oriente.
Sempre sabato 9 marzo, quando noi saremo in piazza a Pisa per boicottare
Israele, a Roma si terrà una manifestazione convocata dalla CGIL e da
un arco di forze politiche e sociali afferenti al Partito Democratico su
una piattaforma “equidistante” tra i sionisti israeliani e il popolo
palestinese.
In tutti questi mesi di massacro il PD non ha mai preso posizione al
fianco del popolo palestinese e la CGIL non ha risposto all’appello
dei sindacati palestinesi per uno sciopero a sostegno della loro
resistenza contro la ferocia israeliana.
Le recenti manifestazioni nazionali del sindacato di Landini non hanno
visto mai neppure una bandiera palestinese sventolare.
Gli unici che in Italia hanno risposto al grido di dolore e di lotta
palestinese sono stati i sindacati di classe, che lo scorso 23 febbraio
– nel silenzio complice dei mass media – hanno promosso uno sciopero
generale. Sui nostri territori USB ha convocato uno sciopero alla
Piaggio di Pontedera che ha bloccato le linee e la produzione,
nonostante il boicottaggio di CGIL CISL e UIL.
Le parole d’ordine della manifestazione di Roma esprimono una ipocrita
equidistanza tra oppresso e oppressore che rifiutiamo alla radice,
nascondendo meschini calcoli elettorali e il vergognoso tentativo di
rappresentare politicamente il potente movimento al fianco del popolo
palestinese che si sta esprimendo in Italia e a livello mondiale.
Tentativi visti anche a Pisa nelle manifestazioni contro la violenza
poliziesca.
Chi non si schiera apertamente contro Israele e i suoi complici opera
nel campo dell’oppressore.
Sabato 9 marzo tutti in Piazza Manin per un boicottaggio itinerante che
farà tappa al Carrefour di via Santa Maria per arrivare alle Scuole
d’Eccellenza della Normale e del Sant’Anna, titolari di accordi e
collaborazioni con l’accademia israeliana!
ROMA 9 MARZO"BOICOTTA LOUIS VUITTON! BOICOTTA ISRAELE!"
La vostra moda “inclusiva” supporta il genocidio in Palestina
Sabato 9 marzo ore 11 – Via dei Condotti 13
Il magnate Bernard Arnault, patron di Moet Hennessy Louis Vuitton (LVMH)
investe nell’azienda di cybersicurezza israeliana Wiz in fortissima
crescita in questi anni. La LVMH è una holding multinazionale
specializzata in beni di lusso che gestisce 75 marchi. Tra questi Louis
Vuitton, ma anche Christian Dior, Fendi, Givenchy, Marc Jacobs, Sephora,
e Bulgari. Recentemente LVMH ha anche investito in una società
israeliana di produzione di diamanti Lusix.
Proprio il marchio di alta moda Louis Vuitton nel 2021 aveva ricevuto
una giusta ondata di critiche per aver commercializzato una Kefiah
tingendola provocatoriamente con i colori della bandiera israeliana. Un
prodotto venduto a 750€ al pezzo per un’operazione di mercato che
mirava a fare profitto su un simbolo della lotta palestinese.
Il modello occidentale che si basa su imperialismo e capitalismo non si
ferma davanti a nulla: mentre gli azionisti di Louis Vuitton investono
sulla cybersecurity, si usano le lotte delle donne ai fini di profitto e
per simulare un’immagine progressista. Infatti, il marchio sui propri
media fa vanto dell’alto livello di inclusività della propria
azienda, non facendo mancare nulla al proprio corredo di
“diversità”: dalle donne alle soggettività LGBT+, alla
disabilità, alle persone razzializzate. Non c’è discriminazione
nella strumentalizzazione ai fini di marketing.
Ci chiediamo però dalla parte di quali donne e libere soggettività
può essere una multinazionale che investe milioni in aziende complici
dello sterminio di un popolo. Il sito di Louis Vuitton fa persino
riferimento all’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di
genere e l’empowerment delle donne, la stessa agenzia che poche
settimane fa ha pubblicato un report che mostra che le maggiori vittime
di quanto succede in Palestina siano proprio queste, che insieme ai
bambini compongono il 70% delle vittime, tanto che si conta che a Gaza
una madre viene ammazzata ogni due ore.
Se i grandi capitali investono in armi e cybersecurity cercando di
coprire le proprie colpe sotto strati di pink e rainbow washing, i
nostri governanti fanno il loro gioco e quello di Israele, non solo
negando il genocidio in corso, ma entrando in guerra in supporto dello
stesso, come ha appena fatto il parlamento italiano votando a favore
della missione Aspides nel Mar Rosso compattando destra e sinistra,
inclusi i Cinque Stelle.
Chiamiamo al boicottaggio di LVMH e di tutti i marchi che hanno
collaborazioni con Israele o lo finanziano per far sentire la nostra
voce al fianco del popolo palestinese. Queste azioni fanno la
differenza, come è stato dimostrato dalla rottura degli accordi di Iren
con Mekorot e dalle pressioni che stiamo facendo con la campagna di
boicottaggio a Carrefour, McDonald e Teva.
Continuiamo a lottare per una Palestina libera nella giornata
dell’otto marzo, da sempre simbolo della lotta delle donne, e oltre,
perché nessuno ci strumentalizzi mentre compie lo sporco gioco di
Israele traendone profitto, e perché non ci sarà mai la nostra
liberazione senza la liberazione della Palestina.
Secchiate di rosa e arcobaleno non bastano a coprire il sangue sulle
vostre mani!
L’alta moda finanzia il genocidio!
#boicottaLouisVuitton
#8marzo #palestinalibera
SABATO 9 MARZO: A ROMA UNA GRANDE MANIFESTAZIONE PER LA PACE IN
PALESTINA E ISRAELE
Dopo la Giornata nazionale del 24 febbraio [5], convocata dalle
coalizioni di AssisiPaceGiusta e Europe for Peace, che ha visto più di
120 città e decine di migliaia di cittadine e cittadini mobilitarsi per
chiedere di fermare tutte le guerre, per difendere i diritti democratici
fondamentali come la libertà di manifestare, il diritto di sciopero, il
diritto di associazione e di espressione, oggi messi in discussione,
invitiamo a partecipare alla manifestazione nazionale per:
DIFENDERE IL DIRITTO E LA LIBERTA’ DI MANIFESTARE
CESSATE IL FUOCO, IMPEDIRE IL GENOCIDIO
GARANTIRE ASSISTENZA UMANITARIA ALLA POPOLAZIONE DI GAZA
LIBERAZIONE DI OSTAGGI E PRIGIONIERI
FINE DELL’OCCUPAZIONE E RICONOSCIMENTO DELLO STATO DI PALESTINA SULLA
BASE DELLE RISOLUZIONI ONU
CONFERENZA INTERNAZIONALE PER LA PACE E LA GIUSTIZIA IN MEDIO ORIENTE
ANAN YAEESH LIBERO ! NO ESTRADIZIONE IN ISRAELE
TERNI DOMENICA 10 MARZO H 14-17 PRESIDIO AL CARCERE
L'AQUILA martedì 12/3 h 11 presidio al Tribunale
ANAN YAEESH LIBERO ! NO ALL’ESTRADIZIONE IN ISRAELE
DOMENICA 10 MARZO h14-17 PRESIDIO DAVANTI AL CARCERE DI TERNI
Il 29 gennaio 2024 le autorità italiane a seguito di una richiesta di
estradizione
avanzata dalle autorità israeliane hanno arrestato Anan Yaeesh,
attualmente detenuto nel
carcere di Terni.
Anan Yaeesh, 37 anni, è un palestinese originario della città di
Tulkarem, in Cisgiordania, nel
corso degli anni ha condotto la propria attività politica all’interno
del contesto della Seconda
Intifada; ha scontato oltre 4 anni nelle carceri dell’occupazione e
subìto un agguato delle forze
speciali israeliane nel 2006, durante il quale ha riportato gravi ferite
per i colpi a lui inferti.
Anan lascia la Palestina nel 2013, diretto verso l’Europa. Si reca
inizialmente in Norvegia dove
viene sottoposto a degli interventi chirurgici per rimuovere i
proiettili rimasti nel suo corpo per anni.
Nel 2017 raggiunge l’Italia, dove si stabilisce e dove nel 2019
ottiene un regolare titolo di
soggiorno e la protezione speciale dell’Italia per i suoi trascorsi
politici in Palestina. Nel 2023 si
reca in Giordania, dove viene rapito dai servizi di sicurezza giordani
allo scopo, con ogni
probabilità, di consegnarlo ad Israele.
Dopo oltre sei mesi di detenzione, a seguito della diffusione della
notizia del suo arresto e il
pericolo che venisse consegnato alle autorità israeliane, i servizi di
sicurezza giordani si trovano
nella condizione di doverlo rilasciare al fine di evitare malcontento e
reazioni da parte dell’opinione
pubblica.
Nel novembre del 2023 torna in Italia, a L’Aquila, dove risiede, e
viene arrestato il 29
gennaio a seguito di un mandato di cattura italo-israeliano; l’arresto
ha luogo a seguito del
consenso da parte del governo italiano all’estradizione – è infatti
sulla base delle indicazioni
del Ministro della Giustizia Italiano che viene portata avanti la
richiesta di misura cautelare.
La decisione di procedere con l’estradizione è di enorme gravità, e
alla gravità del fatto che
sia presa in considerazione l’estradizione di un cittadino palestinese
alle autorità israeliane
(sulla base di ipotetiche azioni di resistenza, svoltesi nei territori
occupati, tutelate quindi
dal diritto internazionale), si aggiungono anche una serie di
considerazioni dettate dall’attuale
situazione politica.
In primis l’Italia consegnerebbe un palestinese alle autorità
israeliane, le quali lo
processerebbero in un tribunale militare. Inoltre molteplici sono stati
i rapporti di organizzazioni
e associazioni internazionali per i diritti umani -tra cui il consiglio
ONU per i diritti umani- che
riportano e denunciano le inumane condizioni di detenzione e tortura
nelle carceri israeliane.
In caso di estradizione, il destino di Anan sarà quello di essere
condotto davanti ad una
corte militare e sottoposto a trattamenti disumani, condizioni detentive
impensabili, che
hanno già causato negli ultimi quattro mesi la morte di nove
prigionieri politici palestinesi,
uccisi nelle carceri israeliane dalla tortura e dalla negligenza
sanitaria.
Inoltre, con ogni probabilità, gli elementi su cui sono state
formalizzate accuse ad Anan
Yaeesh sono il frutto di oramai noti metodi d’investigazione e
interrogatori considerati
illegali in Italia e compatibili con la definizione di tortura.
Riteniamo che questo episodio rischi inoltre di rappresentare un
pericoloso precedente volto a
sdoganare l’estradizione e la consegna di palestinesi in Italia e in
Europa dietro richiesta di
Israele che, ricordiamo, porta avanti la pulizia etnica e il massacro
del popolo palestinese, la
colonizzazione e l’occupazione militare dei territori palestinesi.
Per la liberazione immediata di Anan Yaeesh, per far sentire la
contrarietà ad un’estradizione in
aperta violazione del diritto internazionale e per far sentire ad Anan
Yaeesh la voce solidale di chi
contrasta il genocidio del suo popolo,
DOMENICA 10 MARZO h 14-17 PRESIDIO DAVANTI AL CARCERE DI TERNI
Coordinamento ternano per la Palestina
L'AQUILA 12 marzo PRESIDIO al TRIBUNALE "ANAN LIBERO,PALESTINA LIBERA"
la locandina è stata preparata dai compagni de L'Aquila per il
presidio del 12 marzo ore 11 al Tribunale" Camera di Consiglio per la
libertà di Anan"
Arrivederci a L'Aquila martedì 12 marzo
Anan libero,Palestina libera
MILANO 9 MARZO 22° CORTEO per la Palestina organizzato dalle Comunità
e Associazioni palestinesi
Concentramento ore 15.00 in Piazza San Babila con termine in Piazza
Risorgimento
Sabato 9 marzo la solidarietà con il popolo palestinese sfilerà ancora
per le strade di Milano contro il GENOCIDIO del popolo palestinese e
contro la criminale complicità dell'occidente imperialista Usa/Nato/UE
e del governo italiano Meloni-Salvini-Tajani.
CREMA 9 MARZO MANIFESTAZIONE PER DIRE “STOP AL GENOCIDIO DEL POPOLO
PALESTINESE”
Una nuova manifestazione di piazza per dire “stop al genocidio del
popolo palestinese”. L’invito è per sabato 9 marzo alle ore 15.30
in piazza Garibaldi
ROMA
"Ricostruiamo la Pace - Fermiamo il massacro in Palestina" [6]
Mercoledì 13 marzo 2024 - ore 17:00 ex Sala Consiliare del VII
Municipio Roma - Via Appia Nuova 522 "Ricostruiamo la Pace - Fermiamo il
massacro in Palestina"
ATTIVISTI BLOCCANO LE AZIENDE CHE COLLABORANO CON LA MACCHINA MILITARE
ISRAELIANA NEL REGNO UNITO E IN BELGIO
Attivisti filo-palestinesi hanno attaccato la sede britannica della
Smith Metals per la sua complicità nella guerra genocida di
“Israele” a Gaza.
Lunedì, gli attivisti di Palestine Action hanno marciato sulla sede
della Smith Metals nel Bedfordshire, spruzzando vernice rossa
sull’edificio, a simboleggiare il sangue del popolo palestinese
versato per mano delle forze israeliane.
Secondo il sito web della Smith Metals, l’azienda fornisce a
“Israele” componenti per i caccia F-35 che il regime di occupazione
impiega nei suoi attacchi contro Gaza, devastata dalla guerra.
Si tratta della seconda azione di questo tipo contro la Smith Metals da
quando “Israele” ha lanciato la guerra su Gaza lo scorso ottobre.
L’ultima risale al 6 novembre.
“Finché la brutalità dell’occupazione continuerà, continueremo ad
aumentare le nostre azioni contro la macchina da guerra di
“Israele””, ha dichiarato un portavoce di Palestine Action.
Sempre lunedì, gli attivisti di Palestine Action hanno bloccato due
aziende in Belgio che forniscono armi e tecnologia militare a
“Israele”.
Nella città di Oudenaarde, decine di attivisti si sono incatenati
all’ingresso di una zona industriale dove si trova la OIP Sensor
Systems. Hanno sottolineato che l’azienda è interamente di proprietà
di Elbit Systems, il più grande produttore privato di armi di
“Israele”.
Gli attivisti sono stati visti appendere una bandiera palestinese al
tetto dell’azienda con la scritta “Smettete di armare
“Israele””.
Gli attivisti hanno anche bloccato l’ingresso dell’azienda Thales
nella città belga di Herstal.
Fonte: Press TV (tradotto dal sito web di Al Manar in spagnolo)
Links:
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[1]
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[2]
https://www.radiondadurto.org/2024/03/05/non-una-di-meno-le-voci-le-ista...
[3] https://twitter.com/majedabusalama?lang=en
[4] https://bdsitalia.org/
[5]
https://retepacedisarmo.org/2024/fermiamo-la-criminale-follia-di-tutte-l...
[6]
https://www.anpi.it/ricostruiamo-la-pace-fermiamo-il-massacro-palestina
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