- No CPR - No guerra - 26°corteo per la Palestina

Tipo appuntamento:

Data appuntamento: 
Sabato, 6 Aprile, 2024 - 22:22

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Sabato 6 marzo - No CPR - No guerra - 26°corteo per la
Palestina
Data: 2024-04-04 12:34
Mittente: elio lupoli <eliolupoli@gmail.com>
Destinatario: CsaVittoria <info@csavittoria.org>

https://www.csavittoria.org/it/node/786

PARTECIPIAMO TUTTE E TUTTI ALLA 26ESIMA MOBILITAZIONE IN SOLIDARIETÀ AL
POPOLO PALESTINESE

Partecipiamo tutte e tutti alla 26esima mobilitazione in solidarietà al
popolo Palestinese con le Organizzazioni e le Comunità Palestinesi con
uno spezzone nel corteo contro i CPR.

SABATO 6 APRILE CORTEO

CONCENTRAMENTO ore 15,00 in Piazza Tricolore a Milano.

No ai CPR e al razzismo di stato

L’Italia è entrata in guerra ed è complice del Genocidio

Fermiamo il Genocidio e la Pulizia Etnica in Palestina

_Chiudiamo i CPR! Chiudiamo i lager di stato!_

Arroganza, colpevolizzazione, punizione, umiliazione come forma di
espiazione, criminalizzazione, repressione e, di questi ultimi giorni,
deterrenza. Questa è l’impronta ideologica con cui affrontano le
contraddizioni sociali, questo è il gergo prodotto dalla subcultura
repressiva del governo Meloni-Salvini-Tajani.

La declinazione di questo approccio razzista all’immigrazione è
conseguentemente la morte in mare usata scientificamente come
"deterrenza" contro i “viaggi della speranza” per i migranti e per i
profughi che scappano da fame e guerre. Più ne muoiono e più grande
sarà il messaggio di deterrenza … finché non impareranno che in
Italia non si può venire. D’altra parte, che razza di padri e madri
di famiglia partirebbero con dei bambini per un viaggio così pericoloso
… per ricordare la frase infame del ministro dell’interno
Piantedosi.

La strage di Cutro è stata il manifesto politico del razzismo di stato
ma, a questa strage, ne sono seguite e continuano a susseguirsene altre.
Vite spezzate per razzismo, disprezzo e menefreghismo indotto e
calcolato.

Come messaggio di deterrenza.

Perché è stata abbandonata ogni strategia, pur minima, per garantire
il salvataggio dei naufraghi, perché le navi di soccorso delle ONG
vengono dirottate, invece che nel porto idoneo più vicino, verso punti
di attracco lontani anche giorni di navigazione, così da evitare un
reale presidio di umanità nel Mar Mediterraneo e salvare vite umane. E
quando uomini, donne, bambine e bambini riescono finalmente ad arrivare,
diventano immediatamente “fuorilegge” e “clandestini”.

Una disumana attribuzione di un’etichetta, di un ruolo sociale, di una
categoria criminogena utilizzata strumentalmente come introduzione, come
anticamera psicologica al termine più esplicito e pregno di significato
di criminali. E come tali vengono trattati.

Non basta la violenza del distacco dalla propria famiglia e l’essere
sopravvissuti alla morte dopo un viaggio di sofferenza e terrore, non
basta essere stati depredati, stuprate, rinchiusi e rinchiuse, anche per
anni, nei campi di concentramento libici, defraudati e defraudate della
dignità e di ogni diritto.

Una volta arrivati in Italia vengono rinchiusi fino a 18 mesi nei CPR,
in veri e propri lager di stato. Non aiutati e supportati in centri di
accoglienza per facilitarne l’integrazione e non l’assimilazione ma,
al contrario, trattati da prigionieri in maniera disumana, colpevoli
solo di essere esseri umani, donne e uomini in fuga da una vita senza
futuro. Da guerre volute dal “democratico occidente” quando getta la
maschera e mostra la sua vera essenza strutturale di blocco imperialista
occidentale.

Donne, uomini, bambine e bambini in fuga da guerre e fame definiti
“illegali” e “criminali” dall’ italietta razzista al governo
che coltiva i germi dell’arabofobia e dell’islamofobia. A meno che
non possano servire come esercito di riserva e pressione ricattatoria
nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici autoctone accettando
salari da fame e schiavitù.

Questa è una faccia razzista della deterrenza di cui blatera la
bulletta della Garbatella, frutto della sua subcultura con radici
profonde nella fiamma Mussoliniana.

_L’Italia è __entrata in guerra ed è complice del Genocidio
Palestinese._

L’altra faccia della “deterrenza” è quella bellicista mostrata da
Meloni quando, con una mimica da far invidia ad Albero Sordi, la
definisce un “pugnace” antidoto alla guerra. Questo pseudo
ragionamento è invece segno dell’ottusità tipica del “virile
pensiero” fascistoide, basato di frasi fatte e concetti ripresi in
qualche manualetto anti-sovietico recuperato sugli scaffali di qualche
fogna (sezione) missina dismessa.

La Meloni, nella sua servile ignoranza, crede evidentemente ancora di
trovarsi a prima della caduta del muro di Berlino. In quel contesto,
ormai datato, Usa e Urss si fronteggiavano in ogni campo ben delineando
confini e margini di manovra che la controparte doveva rispettare e in
cui la stessa corsa al riarmo nucleare si era arrestata in una forma di
“equilibrio nucleare” controllato.

In questo quadro il concetto di “deterrenza” non ha alcun senso se
non come supporto ideologico all’idea di patria/nazione pronta alla
difesa armata e alla costruzione di un consenso di massa il richiamo
bellicistico e nazionalista alla corsa al riarmo e a giustificazione
dell’impegno in fronti di guerra e all’impennata degli investimenti
in armamenti a fronte di una diminuzione di quelli sul fronte del
welfare, della sanità e della scuola pubblica. Il progressivo
sgretolamento dell'egemonia statunitense e del suo ruolo di gendarme
globale, l'emersione e il consolidamento di competitor locali,
l’aggregazione, in linea di tendenza, di nuovi blocchi imperialistici
mondiali, stanno dando vita ad un mondo multipolare che, nella crisi del
sistema economico capitalista mondiale, al netto di ripresine e rimbalzi
creati soprattutto con il contributo della finanza mondiale o comunque a
suo tendenziale vantaggio, accentua la sua tendenza alla guerra come
necessità per il dominio sui mercati e sulle risorse umane e della
natura.

Lo schierarsi arrogante del governo italiano a fianco del blocco
imperialista occidentale Usa-Nato-Gran Bretagna-Ue contro la Russia,
nella guerra combattuta sulla pelle del popolo Ucraino con la
responsabilità del tragico clown nazionalista/guerrafondaio Zelenski,
rende l’Italia complice criminale della possibile escalation militare
con la deflagrazione su scala mondiale di una guerra con il possibile
utilizzo dell’atomica e la conseguente eliminazione della
“civiltà” umana per come l’abbiamo conosciuta fino ad ora.

L’ invio di navi da guerra nel Mar Rosso a difesa del governo genocida
israeliano ha ancora di più evidenziato il ruolo dell’Italia di
complice del Genocidio del popolo Palestinese di cui si è già fatto
carico il governo Meloni-Salvini-Tajani con una narrazione schifosa,
disumana, distorta e strumentale di una guerra appunto Genocida a Gaza e
della Pulizia Etnica in Cisgiordania.

La miserabile copertura politica alle azioni militari del governo
terrorista dell’entità sionista israeliana, evidentemente contrarie
ad ogni contesto di rispetto delle leggi del già ipocrita “diritto
internazionale”, dà il segno del livello di impunità garantito ad
Israele. Il bombardamento
dell’ambasciata iraniana a Damasco, di una zona militare siriana ad
Aleppo, la continua aggressione militare non solo sul confine ma nel
cuore del territorio libanese, stanno creando le condizioni per una
pericolosissima escalation e generalizzazione dello scontro militare su
scala mondiale.

Evidentemente il terrorista Netanyahu, a capo di quel piccolo stato
canaglia sta cercando di allargare i confini della sua sporca guerra
genocida per nascondere il suo isolamento politico per la sua pratica
Genocida ormai sotto gli occhi del mondo intero. Condanne verbali,
ammonimenti perché …non si creino le condizioni di un Genocidio …,
perché la fame non venga utilizzata come arma di guerra … e, mentre
tutto questo invece accade, e si distruggono ospedali e si cancellano i
morti seppellendoli con le ruspe, si uccidono centinaia di giornalisti
in maniera mirata e si chiude Al Jazeera perché non possa testimoniare
il possibile ultimo atto della Soluzione Finale a Gaza.Ospedale di Al
Shifa distrutto dall’aggressione israeliana con decine di morti.

L’ultimo crimine sionista è l’assassinio deliberato di 7 operatori
umanitari che lavoravano per la Ong statunitense World Central Kitchen,
“colpevoli” di portare aiuti umanitari e di distribuire cibo alla
popolazione affamata. Il dato “nuovo” è che, davanti all’ipocrita
sconcerto mondiale, c’è stata la sostanziale rivendicazione della
strage da parte di Netanyahu.

Noi non ci stupiamo di questo perché è evidente il vero e centrale
obiettivo dell’entità sionista Israele che è quello
dell’annientamento, della pulizia etnica e del Genocidio del popolo
Palestinese. Un via libera allo sterminio volta per volta mascherato dal
“diritto alla difesa”, dalla risposta e dalla caccia al
“terrorista”, dal distorto presupposto dell’univoco “Mai
Più”, dal diritto al Genocidio Palestinese in base ad un diritto
“divino” e dall’immane tragedia dell’Olocausto. Un’
intoccabilità che fin ad ora gli ha garantito l’immunità per ogni
crimine, per un’occupazione che dura da quasi 80 anni con un costo
immenso di vite Palestinesi immolate al progetto sionista, colonialista,
razzista e suprematista di una Grande Israele senza più Palestinesi.
Quasi 6 mesi di devastazione e circa 33.000 morti rappresentano il dato
eclatante che allo Stato Ebraico occupante è permesso tutto mentre al
popolo occupato viene imposto di essere annientati senza potersi
difendere, perché il terrorismo dello stato israeliano viene chiamato
“guerra legittima” mentre l’autodifesa della Resistenza
Palestinese viene chiamata e criminalizzata come terrorista.

Ma dopo 6 mesi la Palestina resiste, violentata, affamata ma non
fiaccata dalla violenza dell’occupazione militare sionista. E oggi
possiamo parlare ancora di Palestina grazie a questa Resistenza.

Una Resistenza che permette ancora oggi sotto le bombe americane da 990
chili, i proiettili europei e italiani contro le code in attesa di cibo,
la fame e la sete come armi di distruzione di massa, gli stupri per il
disprezzo razzista, i soprusi e le violenze quotidiane dei chek -point,
dell’assedio militare ed economico di Gaza che dura da quasi 20 anni e
non dall’ottobre 2023, dei muri dell’Apartheid, dell’esproprio
violento della terra Palestinese da parte dei coloni in Cisgiordania,
della negazione al diritto a esistere e all’autodeterminarsi, questa
Resistenza di popolo sta ancora permettendo il sogno di una Palestina
libera ed unificata. Un sogno e una prospettiva di vita migliore che non
è mai morto e non potrà mai morire.

Perché vive nel cuore di ogni Palestinese, Resistente o profugo
disarmato, ragazza, ragazzo bambino o bambina, donna o uomo in grado di
prendere in mano un’arma o una pietra e lanciarla contro
l’occupante. Perché Pace in Palestina vuol dire il ritorno dei
profughi, vuol dire il riconoscimento del torto storico subito, vuol
dire un lungo e difficile processo di pace che ponga le condizioni per
un libero processo di Autodeterminazione con l’obiettivo di un unico
stato dove etnie, religioni e culture diverse possano e debbano
convivere senza fondamentalismi religiosi, un processo di pace e di
Autodeterminazione che releghi il sionismo tra le pagine buie e superate
dalla storia. Un difficile ma possibile obiettivo di lunga durata che
possa garantire stabilità e Pace in Palestina.

Il primo passo è però ora e subito un immediato e duraturo cessate il
fuoco e il ritiro delle truppe d’occupazione. La cessazione
dell’invio di altre armi Usa e Ue ad Israele. La possibilità di invio
e di distribuzione di generi alimentari e cure mediche per il popolo
Gazawi. Il rilascio delle migliaia di prigionieri palestinesi. Il blocco
degli insediamenti in Cisgiordania.

Per l’Esistenza, la Resistenza, il diritto alla libera
Autodeterminazione del popolo Palestinese.

Csa Vittoria - www.csavittoria.org [1] - info@csavittoria.orgt

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