Firenze ore 10 PRESIDIO al TRIBUNALE: VERITA’ per MATTIA GIORDANI!

Tipo appuntamento:

Data appuntamento: 
Giovedì, 27 Giugno, 2024 - 22:22

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: FIRENZE giovedì 27 giugno ore 10 PRESIDIO al TRIBUNALE: VERITA’
per MATTIA GIORDANI!
Data: 2024-06-19 22:40
Mittente: antipsichiatriapisa@inventati.org
Destinatario: carlaferrariaggradi@gmail.com

ciao,
sotto e in allegato la locandina e il volantino che distribuiremo
durante il PRESIDIO di giovedì 27 giugno dalle ore 10 presso il
tribunale di Firenze.
Fate girare per favore, grazie!
un caro abbraccio
il collettivo Artaud

GIOVEDI’ 27 GIUGNO ORE 10 c/o il Tribunale di Firenze in viale Guidoni
61
PRESIDIO
VERITA’ per MATTIA GIORDANI!
Mattia è morto nel 2018 per soffocamento, in seguito al blocco della
glottide dovuto molto probabilmente al prolungato e eccessivo uso di
psicofarmaci. I continui cambi di terapia avevano comportato
disfunzionalità e rischi al momento dei pasti di cui la famiglia afferma
di non essere mai stata informata. Dal processo di primo grado non è
emersa nessuna responsabilità da parte dei medici e della struttura.
Inizia il processo d’appello.

COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD
antipsichiatriapisa@inventati.org

VERITA’ per MATTIA GIORDANI!

Nel 2016 Mattia si trovava presso l’istituto di Montalto di Fauglia
quando la struttura finisce nel mirino dei carabinieri, allertati dalla
denuncia di un genitore che aveva notato la presenza di strani lividi
sul corpo del figlio. Le microcamere nascoste rivelano una realtà
inaspettata. Gli operatori fuori da ogni controllo strattonano,
trascinano per le orecchie, offendono con epiteti irripetibili i giovani
ospiti. Tre mesi di registrazioni nascoste documentano più di 280
episodi di maltrattamenti. Ne è seguito un processo che é ancora in
corso. Durante l’ultima udienza una delle dottoresse ha dichiarato che a
Montalto di Fauglia venivano usati, in caso di crisi degli ospiti, i
cosiddetti "tappeti contenitivi”. Il tappeto contenitivo funziona in un
modo semplice: il paziente viene immobilizzato, contenuto e arrotolato
nel tappeto.

In seguito al clamore suscitato dal processo e dallo scandalo che ne
consegue, gran parte dei sanitari coinvolti vengono allontanati dalla
struttura e lasciano il posto a nuovi operatori e psichiatri che
avrebbero iniziato a sperimentare nuove combinazioni di farmaci a
dosaggi elevati. A Mattia vengono modificati e aumentati i dosaggi. Nel
febbraio 2018, un mese prima di morire, il corpo di Mattia subisce
l’ultimo affronto nel corso di un ricovero presso il Servizio
psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale di Pisa. La mamma, che lo
aveva salutato la sera prima lasciandolo in reparto per il riposo
notturno, lo ritrova la mattina seguente legato al letto di contenzione.
Riuscirà a farlo slegare solamente garantendo la sua presenza e il suo
controllo continuo.

Un mese dopo Mattia muore soffocato da un boccone di cibo mentre è a
cena con la famiglia. Il direttore dell’Unità operativa di Psichiatria
forense e Criminologia clinica dell’ospedale Careggi di Firenze Rolando
Paterniti, al quale i genitori di Mattia chiederanno una consulenza
tecnica in vista del processo, scriverà nella sua relazione: «La
sintomatologia presentata da Mattia è inquadrabile tra i sintomi
extrapiramidali da antipsicotici […].In quasi tutti gli episodi le
contrazioni distoniche hanno interessato […] anche i muscoli laringei e
quelli della deglutizione, causando gravi episodi di dispnea e disfagia
con serio rischio di morte per soffocamento. Le crisi distoniche acute
[…] nel caso di Mattia sono comparse 6 giorni dopo l’introduzione della
clotiapina. Questa correlazione temporale permette di affermare, con
buona certezza, che sia stato proprio questo farmaco a causare la grave
sintomatologia extrapiramidale […]. La condotta medica non è stata
sollecita ed accorta ad impedire il verificarsi di un evento dannoso o
pericoloso, ma al contrario si è caratterizzata per trascuratezza,
avventatezza, e insufficiente ponderazione dei rischi, esponendo Mattia
a gravi conseguenze».
Dalle cartelle cliniche i genitori vengono a sapere che negli ultimi tre
mesi di vita nell’istituto Mattia aveva già avuto notevoli problemi di
deglutizione durante i pasti, rischiando più volte il soffocamento con,
in qualche occasione, crisi cardiache piuttosto importanti. Ma questo i
genitori lo hanno scoperto dopo e affermano ancora oggi di non essere
mai stati adeguatamente avvertiti del rischio di soffocamento a cui
Mattia era esposto.

Al processo di primo grado le due dottoresse, responsabili della
struttura della Stella Maris, sono state assolte e il magistrato ha
asserito che i genitori non potevano non sapere. Il giudice ha basato la
sua sentenza sulle testimonianze degli operatori della Stella Maris
(parte in causa nel processo) e non ha considerato credibili neppure le
testimonianze dei due medici della ASL (unici non dipendenti della
Stella Maris) che avevano in cura Mattia, che facevano riunioni
periodiche con la Stella Maris e che (esattamente come i genitori)
avevano asserito che mai erano stati avvertiti circa le crisi disfagiche
e distoniche di Mattia.
Attendiamo l'appello e speriamo che Mattia abbia giustizia.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

per info e contatti: antipsichiatriapisa@inventati.org -
www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669

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