
8/9/1974 - 8/9/2024
50° DALLA RIVOLTA DI S.BASILIO
diritto ad abitare ,
alla salute,all'ambiente,
alla libertà di movimento,contro il governo Meloni
e le sue leggi liberticide
FABRIZIO CERUSO V I V E NELLE LOTTE
SABATO 7 settembre Roma :
- ore 16 Corteo da metro"Rebibbia" a S. Basilio ,
- ore 20 Intifada/via CasalBruciato 15 concerto"Fabrizio vive nelle
lotte"
DOMENICA 8 settenbre Tivoli :
- h 11 p.za [1] S.Croce "un fiore per Fabrizio"
- h 18 mostra manifesti+foto+filmato
"io sono Fabrizio" di Carla Ceruso
8 settembre 1974: Fabrizio Ceruso e la battaglia di San Basilio [2] /
Cristiano Armati
È il 5 settembre del 1974 quando per Roma e dintorni inizia a girare
una notizia tanto allarmante quanto inaspettata: stanno sgomberando a
San Basilio!
Chi, rispondendo all’appello, si precipita nel quartiere trova uno
scenario da guerra civile. Come vere truppe d’occupazione, le forze
dell’ordine hanno invaso la storica borgata romana ma, dopo aver
allontanato una prima volta gli occupanti dalle proprie case, non
possono impedire una nuova occupazione degli appartamenti la sera
stessa.
Il Comitato di Lotta per la Casa, insieme a un fronte sempre più ampio
di sodali, rinforza la difesa, ma il 6 la storia si ripete:
_La polizia arriva la mattina in forze per effettuare lo sgombero in via
Montecarotto, ma trova una resistenza organizzata all’innesto della
via Tiburtina con via del Casale di San Basilio, dove nella notte era
stata alzata una barricata. Iniziano gli scontri con lanci di
lacrimogeni e ripetute cariche a cui i manifestanti rispondono con un
fitto lancio di molotov e sassi. La polizia comunque riesce a transitare
da via Nomentana, circonda le case e inizia un fitto lancio di
lacrimogeni sparati anche sui balconi e si fa largo a colpi di
manganello: una bambina di 12 anni rimane ferita. In alcuni appartamenti
si verificano focolai di incendio_ (Massimo Sestili, “Sotto un cielo
di piombo. La lotta per la casa in una borgata romana. San Basilio
settembre 1974”, in “Historia Magistra” n.1, 2009).
Le case sgomberate, in ogni caso, vengono nuovamente occupate nella
stessa giornata. E proprio grazie alla determinazione di chi resiste, il
7, sabato, si respira aria di tregua, con gli avvocati di Movimento che
riescono anche a recarsi in Prefettura per cercare di far ritirare
l’ordinanza di sgombero. Potrebbe sembrare tutto finito, eppure è
proprio la domenica il giorno atteso dalla polizia per sferrare
l’attacco più feroce. Alle otto riprendono le operazioni di sgombero,
ma non trova persone disponibili ad abbandonare ciò che hanno
conquistato senza lottare. Intorno alle 17, addirittura, una donna di 24
anni imbraccia un fucile da caccia e, dalla finestra di casa, spara
contro i poliziotti, ferendo un vicequestore. Alle 18, l’assemblea
popolare riunita per cercare di capire il da farsi viene attaccata con i
lacrimogeni: la reazione della folla è compatta e la celere, lanciata
alla carica, perde la testa insieme alle sue posizioni.
È la guerra: il popolo da una parte, le forze dell’ordine
dall’altra. Il quartiere è isolato, i pali della luce divelti,
qualunque cosa utile a essere lanciata viene utilizzata allo scopo e i
mezzi di trasporto, parcheggiati per provvedere alla deportazione degli
sgombrati, vengono dati alle fiamme.
Le armi da fuoco, è vero, non sono soltanto appannaggio della polizia.
Ma su questo versante, ovviamente, gli occupanti non possono competere
con chi indossa la divisa. Si supplisce con il cuore e con la
solidarietà. Le barricate chiamano e Roma risponde. La polizia, però,
continua a sparare. Proiettili come se piovesse in via Fiuminata dove, a
essere colpito al petto da una pallottola calibro 7,65, è un ragazzo
con il casco rosso.
[3]Quel ragazzo ha appena diciannove anni. Vive a Tivoli, dove milita
nel Comitato proletario, un organismo di Autonomia Operaia. Suo padre fa
il netturbino, la mamma è casalinga. Lui, dopo gli studi alla scuola
alberghiera, aveva lavorato in diversi bar e ristoranti prima di provare
a trasferirsi in Francia. Tornato in Italia, ci sarebbe stata una buona
notizia ad aspettare la sua famiglia. Dopo una lunga attesa, finalmente
era arrivata l’assegnazione di una casa popolare a Villa Adriana.
Quell’8 settembre, prima di correre a San Basilio per difendere le
case occupate, aveva aiutato con il trasloco… alle 19 e 15 circa si
ritrova su un taxi, impegnato in una corsa disperato verso il
Policlinico. Quando il mezzo arriva a destinazione è troppo tardi. Il
ragazzo con il casco rosso è morto: si chiamava Fabrizio Ceruso; «per
loro non eri nessuno», dice A Fabrizio Ceruso, una delle canzoni
anonimamente dedicate al ragazzo di Tivoli:
_Soltanto 19 anni per loro non eri nessuno / soltanto 19 anni e per loro
non eri che uno / uno come tanti, un cameriere, un garzone d’officina
/ un operaio, un disoccupato un emigrante…_
Nemmeno la data dell’omicidio di Fabrizio sembra frutto del «caso».
L’8 settembre del 1943, con l’esercito italiano allo sbando, era
stata la milizia popolare a tentare la resistenza contro i nazisti. A
Tiburtino III, non lontano da San Basilio, la memoria del cadavere della
popolana Caterina Martinelli, ammazzata dalle SS mentre con altre donne
del quartiere assaltava un forno nel vano tentativo di conquistarsi il
pane con cui sfamare la famiglia, riallaccia il legame con gli ideali di
una Resistenza che, trasformata in lotta per la casa, significa davvero
giustizia e libertà. E se Caterina Martinelli era diventata la martire
della lotta contro la fame, dopo l’8 settembre del 1974 Fabrizio vive
in ogni casa che viene occupata.
*
Accettare, come effettivamente è avvenuto nelle aule dei tribunali, che
la morte di Fabrizio Ceruso resti archiviata con un non luogo a
procedere «essendo ignoti gli autori del reato» non significa solo
trascurare le numerose testimonianze che individuano in un poliziotto
che si inginocchia ed esplode quattro colpi l’autore del gesto.
Significa, in una situazione di estrema gravità, provare a dimenticare
la situazione repressiva vissuta dall’Italia nel corso del 1974:
l’anno della strage di Brescia (28 maggio; 8 morti e 102 feriti) e del
treno Italicus (4 agosto; 12 morti e 45 feriti); ma anche l’anno in
cui la rivolta scoppiata nel carcere di Alessandria (9 maggio; 5 morti
tra detenuti e ostaggi) viene soffocata nel sangue dall’assalto deciso
e diretto dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il tentativo di sgombero di San Basilio, in un simile clima, è un altro
capitolo della strategia della tensione e, inaugurando la futura «linea
della fermezza» adottata nella repressione dei fenomeni d’insorgenza
sociale, segna la scelta di attaccare deliberatamente un movimento in
crescita come quello della lotta per la casa nel tentativo di
stroncarlo, impedendo all’autorganizzazione di diffondersi, alle
famiglie coinvolte di predisporre una resistenza efficace e alle
occupazioni abitative di moltiplicarsi. Analizzato in questi termini, il
tentativo fallisce. Al contrario, a San Basilio fu proprio nel momento
in cui il quartiere apprese dell’assassinio di Ceruso che la lotta si
trasformò in una battaglia autenticamente popolare, senza distinzione
alcuna tra occupanti e assegnatari. E, come recita Rivolta di classe,
un’altra canzone popolare dedicata alla battaglia di San Basilio, «la
casa si prende, la casa si difende» continuerà a essere lo slogan di
qualunque episodio di riappropriazione:
_La casa compagni si prende / l’abbiam gridato tante volte / e dopo la
si difende / da padroni e polizia…_
Le case, dunque, saranno occupate ancora, i diritti rivendicati, le
conquiste sociali difese: «Sarebbe sbagliato», si scrisse allora,
«“mitizzare” lo scontro di S. Basilio in quanto ancora episodio
(anche se tra i più belli e i più profondamente radicati nella
coscienza di classe) e non già acquisizione permanente di quel
comportamento da parte del movimento per la casa».
Un’affermazione, proveniente dall’area dell’Autonomia Operaia, con
cui si sottolineava come, partendo dall’abitare, fosse inevitabile
arrivare allo scontro con strutture di potere disposte a tutto pur di
non cedere un centimetro del proprio interesse alla classe contrapposta.
E in effetti, ad appena un giorno di distanza dalla morte di Ceruso e
dopo che, inferocita per l’omicidio del ragazzo di Tivoli, tutta San
Basilio si era scagliata contro la polizia ingaggiando una guerriglia
lotto per lotto, la Regione Lazio si decideva a riconoscere il diritto
alla casa popolare a chiunque, vantando i necessari requisiti, avesse
occupato un alloggio prima dell’8 settembre del 1974.
Per molti palazzinari simili provvedimenti rappresentavano – e
rappresentano – un danno concreto. Il rischio di una perdita economica
nel nome della quale si potrebbe tranquillamente tornare ad ammazzare
ancora.
(Tratto da “La Scintilla. Dalla Valle alla Metropoli, una storia della
lotta per la casa” [4]).
SAN BASILIO,1974: FABRIZIO CERUSO E LA LOTTA PER IL DIRITTO ALLA CASA
16 Giugno 2015 Sandro Padula
Il contesto e la dinamica della battaglia determinatasi l’8 settembre
1974 a San Basilio non sono facili da spiegare. Alcuni testimoni di
quegli eventi sono morti negli anni successivi, ad esempio il mio amico
Roberto di cui parlerò qui; altri ricordano soprattutto la nebbia dei
lacrimogeni o mettono in connessione lineare, se non addirittura
mitologica, il passato col presente; certi sono diventati “pentiti”
negli anni Ottanta e altri ancora hanno cercato di abiurare il proprio
passato di militanza politica, ad esempio determinati ex dirigenti di
Lotta Continua.
Pochi fra i testimoni rimasti in vita ricordano bene gli avvenimenti
dell’8 settembre 1974 a San Basilio e i motivi che ne furono alla
base. Esistono però alcuni fatti che, da soli, risultano sufficienti ad
aprire o a riaprire le porte di una corretta ricostruzione storica. Il
20 febbraio 1973 l’Istituto Autonomo Case Popolari (Iacp) indisse il
concorso per l’assegnazione di alloggi a San Basilio, Pietralata e
Tiburtino III, tre borgate della periferia sud orientale di Roma, per un
totale di 600 appartamenti, ma fra l’estate e l’autunno di
quell’anno si capì meglio che le migliaia di famiglie bisognose di un
alloggio non potevano farsi molte illusioni.
Come ha correttamente ricordato Massimo Sestili in “sotto un cielo di
piombo. La lotta per la casa in una borgata romana. San Basilio
settembre 1974″ (saggio pubblicato in Historia magistra, Rivista di
storia critica, anno I, n. 1, Franco Angeli editore, 2009) la
graduatoria stilata per quel bando pubblico subì una modifica rispetto
alla normale prassi seguita in precedenza. A Villa Gordiani e a
Tiburtino III dovevano essere demoliti alcuni alloggi dello Iacp e agli
abitanti interessati furono assegnati fuori graduatoria più della metà
degli appartamenti disponibili. Per concorso furono assegnati “200
alloggi su un totale di 600″.
Il fatto che a Gordiani e a Tiburtino III alcuni alloggi dello Iacp
fossero in procinto di demolizione avrebbe dovuto comportare un impegno
politico preciso, da parte dello stesso Iacp e del Comune di Roma, per
trovare un’alternativa abitativa agli interessati. Il concorso per
l’assegnazione di alloggi avrebbe dovuto riguardare solo chi non aveva
ancora acquisito il diritto alla casa. Fu invece una truffa di Stato per
ottenere il consenso clientelare di 400 famiglie e, nel medesimo tempo,
evitare costi aggiuntivi alle casse dello Iacp e del Comune di Roma. Si
trattò di una scelta discrezionale in punto di diritto e scellerata in
termini politici perché, in pari tempo, costituì una turbativa
d’asta e dell’ordine pubblico.
In tale scenario, aggravato da un bisogno di case che non riguardava
più solo i baraccati come accadeva negli anni Sessanta ma, in modo
crescente, anche le famiglie proletarie in coabitazione, 136 abitazioni
dello Iacp site a San Basilio in via Montecarotto (in parte nella
contigua via Sarnaro) furono occupate nell’estate del 1973. Allora e
lì, nonostante l’immediato sgombero e al di là di quel che affermano
alcune recenti ricostruzioni, ebbe inizio la lotta per il diritto alla
casa a San Basilio.
Quelle stesse case furono poi occupate di nuovo il 5 novembre 1973,
sgomberate la mattina di un paio di giorni dopo e, nonostante lo
sbarramento di polizia e l’arresto di due persone, rioccupate dalle
famiglie nell’immediato pomeriggio. “Le donne, che hanno portato
avanti l’occupazione in prima persona, non si sono però allontanate
dalle case, ma restando sul posto, hanno formato un loro comitato, che
ha presto ottenuto un incontro con un dirigente dell’Iacp.
L’incontro è avvenuto il giorno stesso.
Dei 136 appartamenti, ha spiegato il funzionario, 29 erano stati
assegnati agli abitanti di Tiburtino III, 21 dei quali le hanno
rifiutate perché vogliono andare in quelle costruite, sempre dallo
Iacp, ai Monti del Pecoraro. Altre case sono state assegnate ai
baraccati di Villa Gordiani. Le rimanenti dovrebbero essere assegnate,
in base alla graduatoria e ai «punti», ad altre famiglie bisognose.
È stato insomma il dirigente dello Iacp a confutare, con i dati, la
voce secondo la quale gli occupanti avrebbero preso la casa ad altri
lavoratori, cui sarebbero state in precedenza assegnate. Dopo
l’incontro c’è stata una breve assemblea, in cui gli occupanti
hanno fatto le loro proposte: su 136 appartamenti, 60 devono essere
assegnati a famiglie bisognose di San Basilio stessa. È la seconda
volta, nel giro di pochi mesi, che queste case vengono occupate. ma
questa volta i proletari sono stati più decisi ed organizzati” (da
pag. 4 del quotidiano _Lotta Continua_, 9 novembre 1973).
La borgata di Casal Bruciato, in un’immagine dello stesso anno
Diverse forze politiche e sindacali istituzionali, lungi dal mettere in
discussione la logica clientelare dello Iacp e le ipocrisie del Comune
di Roma, allora feudi della Democrazia Cristiana, “intervennero per
scongiurare un’altra azione della polizia” (pag. 118 di “Ai
margini di Roma capitale. Lo sviluppo storico delle periferie. San
Basilio come caso di studio” di Gian-Giacomo Fusco, Edizioni Nuova
Cultura, 2013) e proposero “di censire le famiglie occupanti al fine
di trovare loro un alloggio diverso” (ibidem, pag. 118).
Il Comitato di lotta per la casa, a quel punto, dopo aver precisato di
voler escludere dall’iniziativa coloro che avevano già usufruito di
una casa popolare, presentò di nuovo allo Iacp una richiesta per
l’assegnazione straordinaria di alloggi a tutte le famiglie bisognose
di San Basilio. Denunciò le manovre di divisione portate avanti dalla
locale sezione del Pci che aveva operato in nome di una “legalità”
basata sulla presentazione della domanda al concorso pubblico per
l’assegnazione delle case popolari. Infine portò i dati del
censimento delle famiglie occupanti dai quali risultava il grado di
affollamento da cui esse provenivano: 3,2 persone per vano (vedasi pag.
4 del quotidiano _Lotta Continua_, 21 novembre 1973).
Qualche tempo dopo il Comitato di lotta organizzò anche l’occupazione
di 12 appartamenti dello Iacp a via Fabriano che inizialmente sarebbero
dovuti essere utilizzati per insediare a San Basilio un Commissariato di
polizia. Da 136 si passò a 148 appartamenti occupati da altrettante
famiglie. A quel punto “la situazione cominciò a sedimentarsi; le
famiglie ottenevano servizi – allacci sull’acqua, luce, gas e
telefono – e si diffuse così l’idea che ormai quelle case erano
degli occupanti” (ivi, pag 118 di “Ai margini di Roma capitale. Lo
sviluppo storico delle periferie. San Basilio come caso di studio”).
La storia successiva vide il 1974 come l’anno di una grande e diffusa
lotta per il diritto alla casa e di una gigantesca repressione
poliziesca rispetto a quel bisogno sociale. Ci furono numerosi sgomberi
di case occupate – per lo più di proprietà dei pescecani
dell’edilizia – tanto che nell’estate di quel medesimo anno a Roma
rimasero in piedi solo due occupazioni, quella organizzata alla Magliana
dal novembre 1973 e quella gestita dal Comitato di lotta di San Basilio.
I governanti volevano portare un attacco decisivo agli ultimi baluardi
della lotta per la casa. I fatti dal 5 all’8 settembre 1974 nacquero
in tale contesto. Giovedì 5 settembre 1974, dopo 10 mesi di
occupazione, a San Basilio ci fu uno sgombero, ma di sera gli
appartamenti furono rioccupati. Venerdì 6 settembre, anche se il
Comitato di lotta aveva organizzato una resistenza migliore, si ebbe un
altro sgombero. Nella serata, però, le case furono rioccupate dopo una
trattativa. Il Comune e l’Istituto Autonomo Case Popolari avrebbero
dovuto decidere dove mandare le famiglie occupanti. Sabato 7 settembre
sembrava essersi determinata una sorta di tregua, ma nella mattinata di
domenica 8 settembre, come seppi con parecchie ore di ritardo, la
situazione precipitò.
San Basilio
Fra le 16 e le 17 di quel giorno festivo cercai vanamente la compagneria
del collettivo politico nelle strade, nei muretti e nei locali pubblici
del mio quartiere. Decisi allora di fare una passeggiata da solo. Andai
verso uno spazio verde tagliato da una marana, una striscia d’acqua
inquinata dagli scarti della Pirelli di via di Torre Spaccata. Percorsi
un viottolo fino a giungere all’ombra di un fico che dava frutti anche
a settembre. Volevo assaggiarne alcuni, ma un imprevisto mi bloccò.
“Ehi! Ehi!”, strillò Roberto dal bordo del prato mentre agitava la
mano verso la sua faccia per farmi intendere che avrei dovuto
raggiungerlo in fretta e furia. Corsi preoccupato.
“Dobbiamo andare a San Basilio”, disse Roberto che ormai avevo di
fronte a me.
“Cos’è successo?”, gli chiesi.
“In mattinata c’è stato un altro sgombero delle case occupate. Poi,
fino alle 14, gli scontri hanno fatto il resto”, mi rispose.
“La situazione è cambiata per l’ennesima volta”, commentai.
“Sì – riprese la parola il mio amico – e proprio per questo
motivo dobbiamo partire subito con la macchina che sta qui vicino. Alle
18 c’è un appuntamento nella piazza centrale. I compagni e le
compagne del nostro collettivo politico sono già lì”.
Dopo venti minuti lasciammo l’autoveicolo nei pressi di via Tiburtina.
I pali della luce abbattuti non permettevano l’ingresso stradale nella
borgata. Vi entrammo a piedi attraversando un prato. Alle 18 molti
giovani, in parte provenienti da altre zone periferiche della città, si
erano concentrati alle spalle di una chiesa, nella piazza principale
della borgata.
Nella parte opposta, soprattutto sulle parallele vie Corridonia e
Fiuminata e più precisamente nei punti di accesso a via Montecarotto,
mille fra carabinieri e poliziotti erano in assetto da guerra ma la
battaglia scoppiò dopo circa un’ora, fra le 19 e le 19,30. Ad un
certo punto, un plotone avanzò da via Montecarotto su via Corridonia
lanciando decine di lacrimogeni ad altezza d’uomo in direzione della
piazza affollata; poi, quando si accorse di non avere più altri
“fiori bianchi” da regalare, si ritirò in modo caotico.
Alcuni poliziotti ad esempio, invece di tornare indietro, percorsero via
Fabriano nel tratto adiacente l’ingresso della chiesa,
l’oltrepassarono fino a fare capolino su via Fiuminata e lì ebbero un
contatto con due o tre manifestanti che, privi di armi da fuoco,
rischiavano di essere arrestati dai tutori dell’ordine. Vedendo quella
scena un gruppo di giovani partì di corsa dalla piazza, imboccò via
Fiuminata, giunse nei pressi della via adiacente la chiesa e divenne il
bersaglio di alcuni colpi di pistola partiti da un altro plotone di
poliziotti e carabinieri, distante 25-30 metri, che già operava nella
stessa via Fiuminata.
I proiettili, su quella medesima strada, raggiunsero il muro di cinta
della chiesa, un palo della luce, un albero e Fabrizio Ceruso.
Quest’ultimo, diciannovenne del Comitato Proletario di Tivoli, un
organismo dei Comitati Autonomi Operai, fu colpito al petto. Tre giovani
lo presero da sotto le ascelle e dai piedi. Da via Fiuminata giunsero
nella piazza e da lì ancora più lontano fino a via Corinaldo, dove
c’era un piccolo pronto soccorso. In seguito, accertata la gravità
delle condizioni fisiche di Ceruso, bloccarono un taxi e vi entrarono
portando con sé il ferito.
“Al Policlinico! Al Policlinico!”, urlò uno di loro al tassista.
“Corri! Corri!”, disse un secondo passeggero.
“Hanno ammazzato mio fratello!”, esclamò un altro durante il
tragitto verso l’ospedale.
I tre giovani non erano parenti, ma compagni di lotta di Ceruso. Così
lo sentivano mentre lui non dava più segni di vita. Temevano di essere
ficcati nei guai dalla polizia e perciò fuggirono appena il taxi giunse
al Policlinico. La notizia della morte di Ceruso si diffuse rapidamente.
Venne trasmessa anche dalla televisione e dalla radio. Giunse a noi che
restammo a san Basilio anche dopo il tramonto fra barricate, lacrimogeni
e sparatorie.
Il giorno successivo, il 9 settembre 1974, il Consiglio della Regione
Lazio varò una legge: le famiglie che avevano occupato una casa nel
territorio laziale, per autentico bisogno e prima dell’8 settembre di
quell’anno, avevano diritto all’assegnazione di un appartamento.
Quando poi – giovedì 12 settembre – arrivò la data del funerale,
il feretro partì dall’obitorio del Policlinico e fu seguito da un
corteo di automobili. Doveva giungere a Tivoli, la cittadina di
residenza dei parenti del giovane, ma prima passò a San Basilio. Lì,
ad attenderlo, molte persone stavano sui marciapiedi delle principali
vie.
Non aveva più il casco rosso che portava in testa quando lo vidi
cadere. Non era più a pochi passi da via Fabriano e a dieci metri da me
e Roberto che correvamo dietro di lui su via Fiuminata. Eravamo davvero
matti a sfidare, in quel momento solo con qualche sasso, i lacrimogeni e
le pallottole delle forze dell’ordine. Ma forse erano più matti
coloro che componevano il quinto governo Rumor (14 marzo 1974 – 23
novembre 1974), cioè i massimi responsabili politici della morte di
Fabrizio Ceruso.
Gettiamo invece un velo pietoso sui dirigenti del Pci e del Sunia (il
sindacato inquilini e assegnatari vicino al Pci) che allora intervennero
solo a livello di mediazione istituzionale ed esclusivamente a favore
della presunta legalità di una miserabile truffa di stato. E che dire
della magistratura? Il pubblico ministero Gugliemo Cavallari, pur avendo
iniziato immediatamente le indagini, depositò la requisitoria
venticinque mesi dopo: l’8 di ottobre del 1976 (vedasi: “Fatti di
San Basilio: sotto accusa i metodi usati dalla polizia”, Franco
Scottoni, _L’Unità_, sabato 9 ottobre 1976).
Con essa, “in ordine all’omicidio di Ceruso, al ferimento di 47
militari di Ps e alle violenze a pubblico ufficiale”, si chiese che il
giudice istruttore dichiarasse “con sentenza di non doversi procedere
per essere ignoti gli autori del reato”. Sul piano giuridico i fatti
di San Basilio furono poi archiviati dal giudice istruttore, il dottor
Capri, ma la requisitoria del pm Cavallari costituì soprattutto
un’accusa politica verso i metodi usati dalla polizia e una critica
incontrovertibile alla tesi della questura di Roma secondo cui le forze
dell’ordine sarebbero state innocenti rispetto all’omicidio di
Fabrizio Ceruso.
Sempre a San Basilio, settembre 1974
Il pm affermò che “furono concentrate presso la Direzione di
Artiglieria di Roma le pistole appartenenti alla forza pubblica; fu
controllato se le armi in dotazione fossero quelle effettivamente
consegnate; furono controllati gli elenchi di servizio e i libretti
personali degli agenti” (ibidem,_L’Unità_, sabato 9 ottobre 1976).
“Da tali verifiche – scrisse il pm – è emerso che la tenuta di
alcuni documenti non era regolare: in particolare il registro della
scuola di Ps di Caserta presentava pagine tagliate e re iscrizioni a
penna su precedenti scritture a matita fatte con grafie diverse. Inoltre
l’elenco del I battaglione Celere è risultato redatto dopo il rientro
in caserma, sulla base di annotazioni provvisorie”.
Il pm Cavallari precisò che Ceruso fu “raggiunto da un proiettile
calibro 7,65 che aveva camiciatura nichelata e tracce di laccatura viola
sulla godronatura, caratteristiche comuni a gran parte delle cartucce in
dotazione agli agenti operanti a S. Basilio, in via Fiuminata, dove
avvenne l’omicidio”. Quel proiettile, sempre secondo la requisitoria
del pm, risultò “appartenere ad una fornitura di cartucce di
produzione piuttosto remota (non posteriore all’anno 1965) della quale
gli agenti avevano un notevolissimo quantitativo in dotazione”. Dal
1960 del governo Tambroni in poi, almeno fino al quinto governo Rumor,
la polizia ebbe il monopolio nel possesso di cartucce di quel tipo
perché queste ultime erano state “vendute dalla Fiocchi anche a
privati ma solo fino al 1960″. I governi erano davvero coi Fiocchi.
C’è qualcuno che oggi ricorda bene queste cose? La memoria di ognuno
rischia di essere fallace, altalenante com’è fra un dubbio e
l’altro inculcato dai professionisti delle dietrologie e delle
menzogne storiche mass-mediate. Serve perciò una memoria collettiva e
critica. Fatta pure di singoli e personali ricordi o racconti, ma tutti
documentati o documentabili con precisione e senza inutili mitologie.
Nel 1974 la borgata di San Basilio stava diventando un quartiere. La
maggioranza degli occupati in qualche lavoro era composta da lavoratori
salariati ed era solidale verso il Comitato di lotta per la casa. L’8
settembre 1974 non ci fu nessuna “guerra fra poveri” a San Basilio.
Ci fu una linea della fermezza da parte del governo Rumor V – e già
sperimentata il 9 maggio 1974 con la strage compiuta nel carcere di
Alessandria dalla forza pubblica diretta dal generale Carlo Alberto
Dalla Chiesa – che da un lato provocò l’omicidio di Fabrizio Ceruso
e dall’altro il ferimento di 47 agenti delle forze dell’ordine.
Se i governanti fossero stati a San Basilio dopo le ore 19 e 30 dell’8
settembre 1974 avrebbero potuto vedere coi propri occhi una rivolta
armata di massa. Decine di abitanti facevano sporgere dalle finestre i
fucili da caccia o a canne mozze e le pistole. Molti nelle strade
avevano con sé biglie, fionde, sassi, bulloni e bottiglie molotov. Un
ragazzo si proteggeva la testa con un casco rosso. Somigliava a Fabrizio
ma era soltanto un suo fratello di lotta.
Da Reti invisibili [5].
Roma, 5 settembre 1974. La lotta per il diritto alla casa era molto
forte a Roma quando, il 5 settembre, nella borgata di San Basilio,
all'estrema periferia est della capitale, la polizia interviene con un
ingente schieramento, iniziando a sgomberare le quasi 150 famiglie che
da circa un anno occupavano altrettanti appartamenti IACP in via
Montecarotto e via Fabriano.
L'incontro fra la decisa opposizione popolare agli sfratti e la volontà
dei militanti della sinistra rivoluzionaria di difendere una delle più
estese occupazioni in atto nella città, portò a organizzare una dura
resistenza, che sfociò in vere e proprie battaglie di strada.
Fin dalle prime ore del mattino di venerdì vengono erette barricate
agli ingressi del quartiere con pneumatici, vecchi mobili e oggetti di
tutti i tipi. La polizia, accolta da sassi, bottiglie incendiarie,
bulloni lanciati con le fionde, spara centinaia di lacrimogeni, ma nel
pomeriggio è costretta a sospendere gli sfratti.
Sabato, mentre gli occupanti hanno ripreso tutti gli appartamenti, e una
loro delegazione si è recata in pretura e allo IACP, vengono di nuovo
tentati gli sgomberi.
Questa volta a resistere ci sono centinaia di manifestanti affluiti da
tutta la città, tra i quali numerosi membri di consigli di fabbrica.
La giornata trascorre in un susseguirsi di "tregue", per dare spazio a
quella che si dimostrerà una trattativa-truffa, con l'unico scopo di
prendere tempo e fiaccare il forte schieramento proletario. La
delegazione rientra a San Basilio con un accordo di sospensione degli
sfratti fino al lunedì mattina.
Nonostante ciò, domenica 8 i poliziotti irrompono di nuovo nelle case
occupate intimidendo le famiglie e abbandonandosi ad atti di vandalismo.
Riprendono gli scontri.
L'assemblea popolare nella piazza centrale della borgata, organizzata
per le 18 dal Comitato di Lotta per la casa di San Basilio, viene
caricata con lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo. Nella battaglia che
segue, mentre un plotone di polizia è costretto a ritirarsi, da un
altro vengono sparati numerosi colpi di arma da fuoco.
Fabrizio Ceruso, 19 anni, militante del Comitato Proletario di Tivoli,
organismo dell'Autonomia Operaia, è colpito in pieno petto da una
pallottola.
Caricato su un taxi, giungerà senza vita n ospedale.
Alla notizia della morte del giovane comunista tutto il quartiere scende
in piazza. La rabbia esplode in modo violento. I pali dei lampioni
vengono divelti,le strade rimangono al buio.
da Lotta Continua del 10 settembre 1974
RIVOLTA DI SAN BASILIO
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RIVOLTA DI SAN BASILIO
DATA
5 - 9 settembre 1974
LUOGO
Roma [6]
CAUSA
Emergenza abitativa e lotta per la casa
1 manifestante morto, 30 agenti di polizia feriti, numerosi residenti
feriti
La rivolta di San Basilio fu una sommossa popolare scoppiata l'8
settembre 1974 nella città di Roma [6], che vide contrapposti gli
abitanti del quartiere di San Basilio [7] e le forze di polizia. I
disordini furono innescati dall'uccisione da parte della polizia del
manifestante diciannovenne Fabrizio Ceruso, ma la situazione era già
molto tesa a causa della lotta per l'assegnazione dell'edilizia popolare
portata avanti dagli abitanti del quartiere dopo anni di abusivismo e
politiche edilizie disastrose.
ANTEFATTI
San Basilio era una borgata costruita in epoca fascista durante gli anni
trenta [8] e quaranta [9]. Fu inaugurata nel 1938 dalla moglie di
Mussolini [10] in persona, e considerata un "dono senza eguali" da parte
del regime al popolo romano.[1] [11] La costruzione della borgata
rispondeva al bisogno di ricollocare le persone rimaste senza casa dopo
le operazioni di "sventramento" del centro città ad opera del regime,
forzatamente espulse dai propri rioni. Però, già dal principio ci si
accorse che il quartiere sarebbe diventato uno dei peggiori della
città; numerose infrastrutture necessarie a garantire una vita
dignitosa agli abitanti erano state lasciate incomplete.[2] [12] Una
delibera del 1943 infatti descriveva la borgata come abitata da gente
"estremamente povera". Il quartiere non era neanche dotato di assistenza
medica e ostetrica, dato che l'ospedale più vicino si trovava a sette
chilometri di distanza. Gli stessi abitanti, abituati a vivere in
città, non riuscirono ad adattarsi alla nuova vita nell'agro romano,
trascurando la cura dei numerosi orti messi a disposizione nelle case.
Alla fine della guerra, l'Istituto Autonomo Case Popolari [13] (IACP)
propose la vendita di orti e case agli abitanti della borgata, ma i
prezzi stabiliti erano troppo alti, tanto che l'intera popolazione
chiese come alternativa la costruzione di case nuove. Le case costruite
nell'epoca fascista avevano nel frattempo superato il limite di
vivibilità, tanto che alcune di esse dovettero essere necessariamente
demolite.[2] [12] La situazione non migliorò neanche dopo gli aiuti
forniti dall'UNRRA [14], l'ente delle Nazioni Unite che si occupava di
distribuire gli aiuti per la ricostruzione, il quale si adoperò per
finanziare la costruzione dei nuovi edifici. Già in questi anni gli
abitanti mostrarono insofferenza verso i criteri di assegnazione delle
case. I primi nuclei abitativi, denominati UNRA-Casas, furono infatti
affidati a profughi dalmati e giuliani, e alle vittime dei bombardamenti
del dormitorio di Sant'Antonio.
Negli anni cinquanta [15] esplose l'abusivismo edilizio e la
speculazione fondiaria. Si verificarono molti incidenti riguardanti case
crollate o alluvionate. L'amministrazione comunale nel frattempo
continuò a costruire su altri lotti, e nel 1958 fu completato il primo
gruppo di fabbricati popolari, costruiti con i fondi della Legge Romita
del 1954, per l'eliminazione delle abitazioni malsane. Lo sviluppo in
realtà aveva l'esigenza di liberare la capitale dalle baraccopoli, in
vista delle Olimpiadi del 1960 [16]. L'assegnazione per tal motivo non
favorì gli abitanti già presenti nella borgata, ma i "baraccati" delle
zone centrali della città. Così facendo però, la borgata continuava
ad avere i connotati di semplice contenitore dei reietti della società,
raccogliendo baraccati, spiantati e immigrati, concentrando
selettivamente al proprio interno le più varie declinazioni di
marginalità sociale. Gli abitanti della borgata reagirono duramente a
queste assegnazioni, arrivando anche a picchettare [17] di notte le
abitazioni, dopo il rifiuto di un incontro con i vertici dell'IACP. La
protesta durò vari giorni, e si risolse con la promessa di nuovi
alloggi per coloro che già risiedevano nella borgata.
Con queste premesse, la povertà e la disoccupazione divennero problemi
che caratterizzarono i periodi successivi, e San Basilio divenne un
quartiere dotato di una forte carica contestataria. Già nel 1964 e nel
1968 ci furono grosse manifestazioni con occupazioni di due fabbriche,
in entrambi i casi per scongiurare il licenziamento di centinaia di
operai. Il tema della lotta per la casa però rimase centrale nelle
proteste della borgata.
LA RIVOLTA
L'ASSEGNAZIONE DELLE CASE DEL 1973
Il 20 febbraio 1973 l’Istituto Autonomo Case Popolari indisse il
concorso per l’assegnazione di alloggi a San Basilio [7], Pietralata
[18] e Tiburtino III [19], tre borgate della periferia nord orientale di
Roma, per un totale di 600 appartamenti. Tuttavia ci fu una modifica nel
regolamento dell'assegnazione, che portò i residenti a essere
estromessi dalle graduatorie a favore degli abitanti di Villa Gordiani e
Tiburtino III, dove era in programma la demolizione di alcuni caseggiati
dell'IACP. La modifica del regolamento serviva a far entrare tali
persone nella graduatoria, ma ciò fece arrabbiare molto gli abitanti di
San Basilio. In tale scenario, nell'estate di quell'anno, centinaia di
famiglie cominciarono a occupare le case assegnate. Anche se furono
subito sgomberate, le occupazioni non terminarono.
Il 5 novembre dello stesso anno le case furono rioccupate, sgomberate la
mattina di un paio di giorni dopo e, nonostante lo sbarramento di
polizia e l’arresto di due persone, rioccupate dalle famiglie
nell'immediato pomeriggio. Le donne del quartiere guidarono la protesta,
creando un comitato (il Comitato di Lotta per la casa), composto dai
residenti e da alcuni militanti di Lotta Continua [20], che divenne
l'organo gestionale dell'occupazione. Il comitato chiese un incontro con
i dirigenti dell'IACP, ottenendolo nella stessa giornata della
richiesta.[3] [21] L'incontro cercò di mediare le diverse visioni, e il
Comitato di lotta per la casa propose di assegnare tutte le case alle
famiglie più bisognose di San Basilio, denunciando la poca risolutezza
della sezione locale del PCI [22], le manovre scorrette delle autorità
statali e il sovraffollamento delle case già esistenti, dove molte
famiglie erano costrette a coabitare in uno stesso appartamento. Qualche
tempo dopo i residenti occuparono di nuovo le case, arrivando a 146
appartamenti occupati. La situazione cominciò a stabilizzarsi, con
l'arrivo dei primi servizi e l'idea che ormai le case appartenessero
agli occupanti.
L'INTERVENTO DELLA POLIZIA
Tuttavia, il 5 settembre 1974, undici mesi dopo l'occupazione, le forze
dell'ordine furono inviate a San Basilio per sgomberare gli
appartamenti. Già nelle prime operazioni gli occupanti si mostrarono
strenuamente resistenti, e si verificarono i primi scontri. Per gli
abitanti della borgata lo sgombero era una "doppia truffa": in primis
perché negava loro un diritto che le istituzioni sembravano aver
tacitamente accettato, e anche perché alcuni occupanti divennero
speculatori, rivendendo il proprio alloggio, visto che essendo state
riconosciute dalle istituzioni, non avevano avuto difficoltà a
venderle.[3] [21]
La situazione era tesissima, e l'esasperazione portò gli abitanti a
reagire in maniera violenta contro la polizia. Il 6 settembre
incominciò la battaglia. Gli agenti cercarono di sgomberare alcuni
appartamenti di via Montecarotto, ma si ritrovarono alcune barricate.
Gli agenti lanciarono i propri lacrimogeni e caricarono i manifestanti,
ma ricevettero in risposta il lancio di numerose bombe Molotov [23] e
sassi. Nonostante la resistenza, la polizia riuscì a sfondare le difese
e circondò le case, cominciando a bersagliarle di lacrimogeni, sparando
anche contro i balconi. Una bambina di 12 anni venne ferita. In alcuni
appartamenti si verificarono focolai di incendio.[3] [21][4] [24]
La notizia degli scontri raggiunse gli altri quartieri della capitale, e
così a San Basilio incominciarono a confluire persone da tutti i
quartieri di Roma, soprattutto appartenenti all'area politica di estrema
sinistra. A metà giornata le operazioni di sgombero furono interrotte,
e il giorno successivo sembrava essere tornata la calma. Alcuni membri
del Comitato si recano in pretura per mediare la revoca dello
sgombero.[3] [21] Durante la giornata era anche arrivato sul posto il
giovane fotografo Tano D'Amico [25], che scattò un'immagine simbolo
delle giornate: una donna in avanzato stato di gravidanza, portata via
da due poliziotti.[1] [11]
Tuttavia, la domenica 8, intorno alle ore 08:00 di mattina, la polizia
riprese le operazioni di sgombero. Gli abitanti decisero di rispondere
in maniera ancora più determinata. I residenti usano bombe Molotov,
sassi, pali della luce divelti, macchine incendiate e qualsiasi cosa che
possa formare una barricata. Verso le 17:00 una giovane donna fece fuoco
contro gli agenti con il proprio fucile da caccia, ferendo un
vicequestore.[1] [11] Si contano 47 agenti feriti.[1] [11] Alle ore
18:00, l'assemblea popolare riunitasi per decidere il da farsi venne
attaccata dagli agenti con una salva di lacrimogeni. La folla inferocita
attaccò la polizia, che rispose con delle cariche.[4] [24]
LA MORTE DI FABRIZIO CERUSO
Fra le 19:00 e le 19:30 si verificarono gli scontri più violenti.
Polizia e Carabinieri, in assetto da guerra, assaltarono le postazioni
dei manifestanti con salve di lacrimogeni. A un certo punto, un plotone
avanzò da via Montecarotto su via Corridonia lanciando decine di
lacrimogeni ad altezza d’uomo in direzione della piazza affollata.
Dopo aver esaurito le munizioni però si ritirò in maniera caotica.
Alcuni poliziotti, invece di tornare indietro, percorsero via Fabriano
nel tratto adiacente all’ingresso della chiesa e vi fu un contatto con
alcuni manifestanti. I compagni accorsero per difenderli. Un altro
plotone di poliziotti e carabinieri, già presente in via Fabriano
esplose alcuni colpi di arma da fuoco contro i rivoltosi per difendere i
colleghi.
Il diciannovenne Fabrizio Ceruso, militante del Comitato Proletario di
Tivoli, arrivato da Tivoli [26] per supportare i manifestanti, fu
raggiunto da un proiettile in pieno petto. I compagni inizialmente lo
portarono in un piccolo pronto soccorso del quartiere, ma accertate le
sue condizioni gravissime lo caricarono su un taxi per portarlo in
ospedale, giungendovi però ormai morto. La rabbia popolare esplose
violentemente, e tutto il quartiere scese in strada. I pali della luce
furono abbattuti, migliaia di manifestanti si aggregarono agli abitanti
del quartiere, assediando la polizia, che si rifugiò nel campo di
calcio della parrocchia.[5] [27][6] [28]
Gli scontri continuarono per tutta la notte. La borgata rimase al buio e
isolata dal resto della città. La mattina dopo si contarono 30 feriti
fra gli agenti di polizia, un morto e innumerevoli feriti fra i
manifestanti.[3] [21]
CONSEGUENZE
I disordini di San Basilio divennero il simbolo delle conseguenze delle
politiche inadatte a contenere la marginalità sociale e del carattere
emergenziale della lotta per la casa. Numerose testate giornalistiche si
occuparono del caso, denotando come il problema non era mai stato
affrontato negli anni, arrivando così alla rivolta.[7] [29]
Il 9 settembre, con un ordine diretto del Ministro degli Interni Taviani
[30], la polizia si ritira dalla borgata, lasciando le famiglie
accampate libere di rioccupare gli stabili sgomberati.[2] [12] La
Regione Lazio [31] decide di riconoscere l'assegnazione dell'alloggio
popolare a tutti coloro che avevano occupato gli appartamenti prima
dell'8 settembre.[1] [11]
8 SETTEMBRE FABRIZIO VIVE [32]
Operai Contro [33] 12 Settembre 2022
MILITANTE DEI COMITATI AUTONOMI OPERAI MENTRE PARTECIPA ALLA LOTTA PER
LA CASA DEL QUARTIERE SAN BASILIO A ROMA È COLPITO A MORTE DALLA
POLIZIA CHE CARICA PER DISPERDERE LA MANIFESTAZIONE. ANCORA OGGI, DOPO
48 ANNI, NEL SUO NOME, SI COMBATTE.
ROMA 8 SETTEMBRE 1974: L’OMICIDIO DI FABRIZIO CERUSO
Osservatorio [34]Repressione
* settembre 08, 2023
Un’assemblea popolare nella piazza centrale della borgata di San
Basilio, organizzata dal Comitato di Lotta per la casa, viene caricata
con lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo.
La polizia decide di intervenire con un ingente schieramento di forze
nella borgata di San Basilio, all’estrema periferia est di Roma, per
sgomberare le 150 famiglie che da più di un anno occupano alcuni
appartamenti IACP in via Montecarotto e via Fabriano.
La risposta popolare non si fa attendere: fin dalle prime ore del
mattino vengono bloccati gli ingressi del quartiere con barricate di
pneumatici, vecchi mobili e altri oggetti. La polizia spara centinaia di
lacrimogeni, ma è costretta a ritirarsi e a sospendere gli sfratti.
Sabato, dopo che una delegazione si è recata in pretura e allo IACP per
cercare una mediazione, la polizia cerca di riprendere gli sgomberi.
Questa volta oltre agli occupanti e agli attivisti dei Comitati ci sono
a resistere anche centinaia di manifestanti, tra i quali numerosi membri
dei consigli di fabbrica.
A fine giornata, dopo un susseguirsi di “tregue” per tentare quella
che si rivelerà una trattativa-farsa, si raggiunge un accordo di
sospensione degli sfratti fino al lunedì mattina.
Domenica 8, però, la polizia irrompe di nuovo nelle case occupate
abbandonandosi ad atti di vandalismo. Gli scontri riprendono
immediatamente.
Alle 18, l’assemblea popolare, organizzata dal Comitato di Lotta per
la casa di San Basilio nella piazza centrale della borgata, viene
caricata con lacrimogeni sparati ad altezza uomo.
Fabrizio Ceruso, militante di 19 anni dei Comitati Autonomi Operai,
viene colpito in pieno petto da una pallottola.
I compagni lo caricheranno su un taxi per portarlo in ospedale, ma vi
giungerà ormai senza vita.
La rabbia popolare esplode violentemente, tutto il quartiere scende in
strada. I pali della luce vengono abbattuti, migliaia di manifestanti si
aggregano agli abitanti del quartiere, assediando la polizia, che si
rifugia nel campo di calcio della parrocchia.
COLLETTIVO MILITANT
_Ricordando Fabrizio, proponiamo un testo redatto dai compagni del
Centro di Documentazione e Contrinformazione “Macchia Rossa”)._
8 SETTEMBRE 1974 – 8 SETTEMBRE 2011
FABRIZIO CERUSO VIVE ! LA LOTTA PER LA CASA CONTINUA !
L’8 settembre del 1974 viene assassinato dalla polizia a Roma, durante
la difesa dagli sgomeri delle case occupate del quartiere San Basilio,
Fabrizio Ceruso, 19 anni, militante del Comitato Proletario di Tivoli,
organismo dell’Autonomia Operaia Organizzata.
La lotta per il diritto alla casa era molto forte a Roma quando, il 5
settembre, nella borgata di San Basilio, all’estrema periferia est
della capitale, la polizia interviene con un ingente schieramento,
iniziando a sgomberare le quasi 150 famiglie che da circa un anno
occupavano le case.
L’incontro fra la decisa opposizione proletaria agli sfratti e la
volontà dei militanti della sinistra rivoluzionaria di difendere una
delle più estese occupazioni in atto nella città, portò a organizzare
una dura resistenza, che sfociò in vere e proprie battaglie di strada.
Fin dalle prime ore del mattino di venerdì 6 settembre furono erette
barricate agli ingressi del quartiere con pneumatici, vecchi mobili e
oggetti di tutti i tipi. La polizia, accolta da sassi, bottiglie
incendiarie, bulloni lanciati con le fionde, spara centinaia di
lacrimogeni, ma nel pomeriggio è costretta a sospendere gli sfratti.
Sabato, mentre gli occupanti ripresero tutti gli appartamenti, e una
loro delegazione si recò in pretura, furono di nuovo tentati gli
sgomberi.
Questa volta a resistere ci sono centinaia di manifestanti affluiti da
tutta la città, tra i quali numerosi operai dei consigli di fabbrica.
La giornata trascorse in un susseguirsi di “finte tregue”, accordate
dalla polizia, per dare spazio a quella che si dimostrerà una
trattativa-truffa, con l’unico scopo di prendere tempo e fiaccare il
forte schieramento proletario. La delegazione rientrò a San Basilio con
un accordo di sospensione degli sfratti fino al lunedì mattina.
Nonostante ciò, domenica 8 Settembre i poliziotti entrarono di nuovo
nelle case occupate intimidendo le famiglie e abbandonandosi ad atti di
vandalismo. Ripresero così gli scontri. L’assemblea popolare nella
piazza centrale della borgata, organizzata per le 18 dal Comitato di
Lotta per la casa di San Basilio, fu caricata con lacrimogeni sparati ad
altezza d’uomo. Nella battaglia che segue, mentre un plotone di
polizia è costretto a ritirarsi, da un altro vengono sparati numerosi
colpi di arma da fuoco: uno di essi colpirà Fabrizio che, caricato su
un taxi, giungerà senza vita in ospedale.
FABRIZIO CERUSO, RICORDO A TIVOLI DEL GIOVANE COMUNISTA UCCISO A SAN
BASILIO NEL ’74
7 Settembre 2017
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[35]Fabrizio Ceruso, manifestazione in ricordo del giovane di Tivoli
RICORDO A TIVOLI DEL GIOVANE FABRIZIO CERUSO MORTO NEL 1974 A ROMA
Fabrizio Ceruso, manifestazione a Tivoli per ricordare il ragazzo
comunista nel 1974 a San Basilio durante le occupazioni.
Venerdì mattina, alle 11.30, sarà deposto un fiore alla lapide che
ricorda il giovane, 19 anni, che viveva a Tivoli e fu ucciso dalla
polizia durante alcuni giorni di battaglie tra i manifestanti che
difendevano alcuni locali occupati dallo sgombero da parte delle forze
dell’ordine.
FUNERALI DI FABRIZIO CERUSO. ROMA, 13.9.1974
Biblioteca Universitaria di Bologna - BUB
https://bub.unibo.it › bub-digitale › anni-di-piombo › fu...
FOTO dei funerali di _Fabrizio_ Caruso il giovane ucciso a San Basilio
dalla polizia
A FABRIZIO CERUSO
Canzoni contro la guerra
https://www.antiwarsongs.org › canzone
_Fabrizio Ceruso_, 19 anni, militante del Comitato Proletario di Tivoli,
organismo dell'Autonomia Operaia, è colpito in pieno petto da una
pallottola.
BIBLIOGRAFIA:
Cristiano Armati, _Cuori rossi [36]_, Newton Compton, Roma, 2006.
Massimo Carlotto, _San Basilio_, in _In ordine pubblico_, a cura di
Paola Staccioli, Fahrenheit 451, Roma 2005
Raimondo Catanzaro – Luigi Manconi, _Storie di lotta armata_, Il
Mulino, Bologna 1985.
Gian-Giacomo Fusco, _Ai margini di Roma capitale. Lo sviluppo storico
delle periferie: San Basilio come caso di studio_, Edizioni Nuova
Cultura, Roma, 2013.
Ubaldo Gervasoni, _San Basilio: nascita, lotte e declino di una borgata
romana_, Edizioni delle Autonomie, Roma, 1986.
Sandro Padula, _San Basilio, 8 settembre 1974: Fabbrizio Ceruso e la
lotta per il diritto alla casa_, in «Baruda.net» [37], 8 settembre
2014.
Massimo Sestili, _Sotto un cielo di piombo. La lotta per la casa in una
borgata romana. San Basilio settembre 1974_, in «Historia Magistra»,
n.1, 2009.
Pierluigi Zavaroni, _Caduti e memoria nella lotta politica. Le morti
violente della stagione dei movimenti_, Carocci, Roma, 2010.
A cura di «Progetto San Basilio – Storie de Roma» [38] è in corso
di preparazione un film documentario sui fatti del settembre 1974
intitolato La battaglia – San Basilio 1974 [39]
Il murales di Blu a San Basilio dedicato a Fabrizio Ceruso
poi censurato
Da Gorgo [40]
18 settembre 2014
BLU [41] è tornato, è lo ha fatto scatenando un nuovo polverone, il
grande artista italiano ha da poco terminato di dipingere questa grande
parete, subito censurata, a San Basilio rievocando i fatti del 8
settembre 1974 e la morte di Fabrizio Ceruso.
Avevamo lasciato l’interprete Italiano in Cile alle prese con i
problemi legati all’HidroAysén (Covered [42]), ora l’artista toglie
il velo su questa sua ultima creazione con la quale ancora una volta
prende una posizione chiara, diretta e velenosa.
Per capire affondo le dinamiche di questa nuova pittura bisogno
anzitutto rievocare gli accadimenti di qualche decennio fa, nel 1974 la
polizia ed i carabinieri tentano di sgomberare alcune delle case
occupata a San Basilio da circa 150 famiglie, tra queste e dai
tafferugli che ne seguirono, in Via Fiuminata la polizia sparò colpi di
pistola contro i manifestanti e coloro che protestavano con conseguenze
morte, per un colpo arrivato al petto, del giovane ed allora
diciannovenne Fabrizio Ceruso,
A distanza di 40 anni per ricordare la
morte del giovane e sopratutto riscoprire la memorie storica e
l’attualità di proteste e lotte di questo tipo, quanto mai ancora
attuali, nel quartiere vengono organizzate un serie di iniziative legate
al Progetto San Basilio. L’idea del progetto è quella di conservare e
far conoscere questa storia ma sopratutto le problematiche del passato
che in questo particolare momento storico e sociale sono quanto mai
attuali. Ricordare la rabbia del passato in un luogo abituato da sempre
a sopravvivere con problemi quali emergenza abitativa, scarsi servizi e
nessuno spazio di socialità dal quale la diretta conseguenza è stata
quella di un sistema basato sull’azione diretta e sull’autogestione
piuttosto che sull’attesa che qualche politicante sistemasse queste
problematiche. Per anni San Basilio è stata organizzata e gestita da
chi la viveva tutti i giorni, non da signorotti dell’altra parte della
città che pretendevano di decidere ciò che è giusto o sbagliato sulla
base del suo guadagno.
Tra i progetti organizzati, oltre alla raccolta di materiale storico
come foto, filmati e testimonianze, si è pensato anche alla
realizzazione di un dipinto murale all’interno di un quartiere capace
di rispondere più che positivamente a questo tipo di approccio
artistico, ricordate il progetto SanBA?
La risposta di BLU è l’ennesimo intervento ricchissimo di metafore,
simboli ed allegorie, la gigantesca figura del santo che dà il proprio
nome al quartiere, irrompe ipoteticamente nello stesso accompagnata
dalle forze dell’ordine che vediamo trasformarsi in maiali e pecore,
di contro i cittadini ed il quartiere uniti ed appostati a mo’ di
guerriglia urbana e resistenza civile.
Vi lasciamo alle immagini e sopratutto alle parole dell’artista che
risponde alla reazione di dissenso che ha accompagnato un una pittura di
questo tipo, voi che ne pensate?
Poliziotti diventano maiali e pecore: polemiche per un murales a San
Basilio
Il maxi disegno comparso sulla facciata di un palazzo di via Fabriano
ritrae il santo protettore che dà il nome al quartiere con la scritta:
"1974-2014 - A Fabrizio Ceruso
Il murales comparso in via Fabriano foto Agenzia Dire
Un murales offensivo nei confronti delle forze dell'ordine, nello
specifico della Polizia. E' quanto comparso in questi giorni su un
palazzo nel quartiere di San Basilio. Sulla scia delle opere realizzate
mesi fa nell'ambito del progetto 'SanBa' [43], in cui artisti italiani e
stranieri hanno dato a dei dipinti enormi, sulle facciate delle case
popolari, è stato fatto un ulteriore murales, in ricordo di Fabrizio
Ceruso, 19enne di Tivoli, morto l'8 settembre del 1974 [44] dopo essere
stato colpito da un proiettile durante scontri con le forze dell'ordine
per la lotta alla casa.
MURALES DELLE POLEMICHE - Nel murales c'e' San Basilio, il santo
protettore del quartiere, che rompe un lucchetto, e ai suoi piedi delle
figure, dei poliziotti, che sono dipinti anche come pecore e maiali.
Sulla figura di San Basilio compare la scritta 'San Basilio - 1974-2014
- A Fabrizio Ceruso'.
Links:
------
[1] http://p.za
[2]
http://www.armati.info/8-settembre-1974-fabrizio-ceruso-e-la-battaglia-d...
[3]
https://i2.wp.com/www.armati.info/wp-content/uploads/2015/09/a.fabrizioc...
[4] http://www.armati.info/la-scintilla/
[5] http://www.reti-invisibili.net/fabrizioceruso/
[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Roma
[7] https://it.wikipedia.org/wiki/San_Basilio_(Roma)
[8] https://it.wikipedia.org/wiki/Anni_1930
[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Anni_1940
[10] https://it.wikipedia.org/wiki/Rachele_Guidi
[11] https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_San_Basilio#cite_note-:2-1
[12] https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_San_Basilio#cite_note-:3-2
[13] https://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_Autonomo_Case_Popolari
[14]
https://it.wikipedia.org/wiki/United_Nations_Relief_and_Rehabilitation_A...
[15] https://it.wikipedia.org/wiki/Anni_1950
[16] https://it.wikipedia.org/wiki/Giochi_della_XVII_Olimpiade
[17] https://it.wikipedia.org/wiki/Picchetto_(sciopero)
[18] https://it.wikipedia.org/wiki/Pietralata
[19] https://it.wikipedia.org/wiki/Tiburtino_III
[20] https://it.wikipedia.org/wiki/Lotta_Continua
[21] https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_San_Basilio#cite_note-:0-3
[22] https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Comunista_Italiano
[23] https://it.wikipedia.org/wiki/Bomba_Molotov
[24] https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_San_Basilio#cite_note-:1-4
[25] https://it.wikipedia.org/wiki/Tano_D%27Amico
[26] https://it.wikipedia.org/wiki/Tivoli
[27] https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_San_Basilio#cite_note-5
[28] https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_San_Basilio#cite_note-6
[29] https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_San_Basilio#cite_note-7
[30] https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Emilio_Taviani
[31] https://it.wikipedia.org/wiki/Lazio
[32] https://www.operaicontro.it/2022/09/12/8-settembre-fabrizio-vive/
[33] https://www.operaicontro.it/author/admin/
[34] https://www.osservatoriorepressione.info/author/italo/
[35]
https://www.notizialocale.it/wp-content/uploads/2017/09/Fabrizio-Ceruso.jpg
[36] http://www.armati.info/cuori-rossi/
[37] http://bit.ly/1C1aHWS
[38] http://www.progettosanbasilio.org
[39] http://bit.ly/1GwyBcF
[40] http://ilgorgo.com/blu-new-mural-in-san-basilio-rome/
[41] http://ilgorgo.com/area/blu/
[42] http://ilgorgo.com/blu-new-mural-in-chile/
[43]
http://tiburtino.romatoday.it/san-basilio/roma.san-basilio-progetto-sanb...
[44]
http://www.romatoday.it/cronaca/rivolta-san-basilio-morte-fabrizio-cerus...
--
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