
PREPARIAMOCI A SCENDERE IN PIAZZA QUESTO FINE SETTIMANA PRIMA DELLE
FESTE NATALIZIE, IN SOSTEGNO "DELLA RIVOLUZIONE CURDA IN
ROJAVA,MINACCIATA DI DISTRUZIONE DALLE ARMATE TURCHE E DAGLI JIHADISTI
SIRIANI".
TRA VENERDI' 20,SABATO 21,DOMENICA 22|12, IN MOLTE CITTA E PAESI CI
SARANNO GIORNATE DI LOTTA A TESTIMONIARE LA VOLONTA' POPOLARE DI
DIFENDERE LE CONQUISTE RAGGIUNTE IN ROJAVA, CONTRO LA GUERRA E I SIGNORI
DELLA GUERRA COLPEVOLI DEI GENOCIDI PERPRETATI IN CONTINUITA' NEL
MEDIO ORIENTE.
A ROMA, VENERDI' 20|12 H 17,30 MANIFESTAZIONE IN P.ZA [1]
INDIPENDENZA, LIMITROFA ALL'AMBASCIATA TURCA
partecipiamo tutt@
" DEFEND KOBANE- ROJAVA , PER LA SIRIA DEMOCRATICA "
Molti osservatori e testate internazionali danno per imminente l'attacco
turco (coadiuvato dalle milizie"esercito nazionale siriano|SNA") a
KOBANE, il cui territorio è fatto oggetto di continui bombardamenti,
che stanno causando la fuga di centinaia di sfollati.
Invadere ed appropriarsi di KOBANE è nelle mire del boia Erdogan da
sempre, divenuto ora attuale con la nuova situazione siriana che vede al
potere gli Jihadisti, sostenuti dal regime turco sin dal 2012 contro
Assad.
Se cade KOBANE, il simbolo della disfatta dell'Isis e della vincente
lotta curda"per l'umanita'", diventa concreto il pericolo della
cancellazione del Rojava, ovvero delle conquiste democratico-ugualitarie
realizzate dalla rivoluzione curda con il Confederalismo Democratico di
Ocalan.
L'affollata assemblea di ieri all'Universita' ha colto l'ansieta' di
questo pericolo e della prevedibile aggressione a KOBANE, chiamando alla
immediata mobilitazione che vede:
- la partecipazione massiva alla manifestazione di sabato 14dicembre"
contro il DDL sicurezza", con le bandiere curde e lo striscione " Defend
KOBANE-ROJAVA, per la Siria democratica ;
- la riunione straordinaria al Centro Culturale Ararat per mercoledi'
18|12 ore 18;
- la manifestazione di venerdi' 20 dicembre h 17,30 p.za [1]
Indipendenza;
- la mobilitazione in permanenza anche durante il periodo delle feste.
Vincenzo
LA TURCHIA VUOLE CACCIARE I CURDI SIRIANI DALLE ZONE DI CONFINE
12 dicembre 2024 INTERNAZIONALE
Incoraggiato dal cambio di potere a Damasco, il presidente turco Recep
Tayyip Erdoğan, grande protettore della ribellione siriana, ha
approfittato della nuova situazione per lanciare i ribelli filoturchi
dell’Esercito nazionale siriano (Sna) all’assalto di diverse città
del nordest della Siria, precedentemente controllate dalle forze curde.
Scacciati da Tall Rifaat domenica 8 dicembre e da Manbij il giorno
successivo, i combattenti curdi rischiano ora di esserlo da Kobane dagli
ausiliari turchi. Martedì 10 dicembre decine di attacchi aerei hanno
preso di mira la regione di Kobane, dove l’Sna è sostenuto da jet da
combattimento e droni armati di Ankara.
A differenza dei ribelli del gruppo islamista Hayat tahrir al Sham
(Hts), che durante la loro fulminea offensiva in tutta la Siria hanno
fatto ogni sforzo per risparmiare la popolazione civile favorendo i
negoziati per far uscire i combattenti curdi dall’aeroporto di Aleppo
– che questi ultimi controllavano– l’Sna ha seminato il caos nelle
città conquistate. “Al momento, migliaia di persone stanno fuggendo
da Kobane per paura dell’Esercito nazionale siriano affiliato alla
Turchia. Questa paura è molto più grande di quella ispirata da Hayat
tahrir al Sham, che finora non ha commesso violazioni, massacri o
attacchi contro i civili. Al contrario, l’Sna riceve le sue direttive
dal governo turco e sta procedendo all’eliminazione dei curdi”, ha
sottolineato Ahmad Arag, segretario generale dell’Alleanza nazionale
democratica siriana, contattato telefonicamente martedì ad Aleppo, nel
nord della Siria.
Sostenuti dagli Stati Uniti per il loro ruolo nella lotta contro il
gruppo Stato islamico (Is), i combattenti curdi, che controllano una
vasta area nella Siria orientale, sembrano essere gli sconfitti in
questo nuovo scenario. L’offensiva dell’Sna è pienamente in linea
con il piano ideato anni fa da Erdoğan, desideroso di allontanare il
più possibile i curdi dalla zona di confine. Lunedì il presidente
turco ha espresso la sua gioia per il successo dei suoi alleati sul
terreno, accusando i curdi siriani di voler “trasformare il caos in
opportunità”.
Il suo progetto, in cantiere da diversi anni, mira a estendere verso est
la “zona cuscinetto” all’interno della Siria già conquistata
dall’esercito turco tra il 2016 e il 2019, lungo buona parte del
confine comune, che si estende per un totale di novecento chilometri.
Impedire la nascita di una regione curda siriana autonoma è la
priorità delle autorità di Ankara, timorose che la febbre separatista
possa diffondersi tra i curdi nel suo paese. A guidare l’azione del
governo è soprattutto il fatto che le Forze democratiche siriane (Fds),
guidate da combattenti curdi, sono legate al Partito dei lavoratori del
Kurdistan (Pkk), che conduce una lotta armata per l’autonomia dei
curdi in Turchia.
L’altro punto delicato agli occhi dei turchi è il sostegno dato da
Washington alle Fds, addestrate da novecento soldati statunitensi
presenti nella Siria orientale. Si tratta di un contingente che Erdoğan
vorrebbe veder andare via dal paese, ma per il momento questo rimane un
desiderio. “Gli Stati Uniti manterranno la loro presenza nell’est
della Siria e adotteranno le misure necessarie per prevenire una
recrudescenza dell’Is”, ha dichiarato domenica Daniel Shapiro,
assistente segretario alla difesa degli Stati Uniti per il Medio
Oriente. Secondo una fonte ufficiale turca, citata dall’Agence
France-Presse, il segretario di stato americano Antony Blinken visiterà
Ankara venerdì.
Il senatore repubblicano Lindsey Graham ha minacciato Ankara di sanzioni
in caso di abusi contro i combattenti curdi, pur approvando il suo
progetto espansionistico. “La Turchia merita di avere una zona
cuscinetto demilitarizzata tra la Siria nordorientale e la Turchia per
proteggere i suoi interessi”, ha scritto sul suo account X.
“Sosteniamo l’idea della zona cuscinetto, a condizione che vi siano
dispiegate forze internazionali e che la Turchia non vi partecipi,
perché il suo obiettivo è attaccare i curdi e disgregare la loro
amministrazione, com’è successo ad Afrin (dove nel 2018 l’esercito
turco e i suoi affiliati hanno scacciato le milizie curde delle Unità
di protezione del popolo) e in più di duecento villaggi e città curde
nelle campagne intorno ad Aleppo nord”, ricorda Ahmad Arag.
Disposti a fare concessioni alla Turchia, che fa parte della Nato, gli
Stati Uniti hanno negoziato con Ankara l’uscita dei curdi siriani
dalla città di Manbij, a quaranta chilometri dal confine turco. Si
tratta di un via libera all’estensione della zona cuscinetto, come
auspicato dalla Turchia. I curdi stanno per essere abbandonati dagli
statunitensi?
“Al momento tutto è possibile. Anche in passato ci hanno deluso. Ma
la cosa più importante ora è il pericolo rappresentato da forze
radicali come il gruppo Stato islamico, che è ancora attivo. Tutti i
nostri partner hanno sempre giustificato la loro presenza in Siria con
la lotta contro l’Is, che rappresenta un pericolo. L’altro pericolo
è rappresentato dai gruppi ribelli legati alla Turchia. In alcune foto
e video abbiamo notato che i combattenti di questi gruppi indossavano
sulle loro uniformi i simboli dell’Is”, ha spiegato al telefono
Kamal Akif, portavoce dell’amministrazione curda per le relazioni
internazionali nel nordest della Siria.
Secondo Akif, “l’opzione migliore per gli statunitensi è quella di
prendere sul serio il rischio dell’ascesa di questi gruppi, che
potrebbe spazzare via i risultati ottenuti negli ultimi anni”.
Desideroso di rassicurare gli alleati curdi, martedì il Pentagono ha
inviato il generale Michael Kurilla a visitare diverse basi nella Siria
orientale.
Essendo diventata un “attore chiave in Siria”, come vantato dal
quotidiano turco Milliyet, la Turchia non ha intenzione di abbandonare
il suo piano per cacciare i combattenti curdi dal nord del paese. “Per
Ankara il Pkk è una questione esistenziale, mentre per Washington è
marginale”, afferma Gilles Dorronsoro, esperto di Turchia e docente
alla Sorbona di Parigi. “Erdoğan non cederà e gli Stati Uniti si
trovano in un periodo di transizione, senza una politica chiara.
Inoltre, sappiamo che i droni turchi hanno preso di mira il Pkk per anni
in Siria, e gli statunitensi non hanno avuto nulla da ridire. In
realtà, le regioni curde non sono una priorità per loro, perché la
lotta contro il gruppo Stato islamico si svolge in quelle arabe”.
Gli autori e le autrici di questo articolo sono Ghazal Golshiri e Marie
Jégo.
Links:
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[1] http://p.za
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