
Nel carcere di Udine il sovraffollamento ha raggiunto un limite
insopportabile, vi sono rinchiusi 180 detenuti a fronte di una capienza
di 90 posti, dei quali ben 57 si trovano nella prima sezione, situata al
piano terra, in condizioni di grave degrado ambientale con umidità,
muffa, fili elettrici scoperti, mancanza di tubi di scarico nei
lavandini. Questa sezione è quella dove vengono collocati i nuovi
giunti, che vivono il trauma dell'entrata in carcere, i prigionieri che
manifestano problemi di disagio mentale o di tossicodipendenza e dove ci
sono le celle di isolamento.
Inoltre all'interno del carcere manca una copertura medica e
infermieristica sulle 24 ore.
Però i lavori di “riqualificazione della struttura”, tanto sbandierati
dai garanti comunali che si sono succeduti in questi ultimi anni, che
prevedono l'allestimento di aule studio, laboratori e di una sala
polifunzionale uso teatro, vanno avanti. I garanti hanno promosso lo
scorso dicembre una “marcia silenziosa e non violenta”, con tanto di
rosa bianca in mano, dal duomo al carcere “per festeggiare la
conclusione dei lavori del polo culturale e didattico e dolersi per il
mancato inizio lavori per la prima sezione”, come se questa ennesima
negligenza fosse colpa del destino avverso, che è necessario
propiziarsi, o di qualche divinità, e non una precisa responsabilità
dell'amministrazione penitenziaria e dell'ASL che evita di controllare e
di intervenire sull'area sanitaria.
A lavori ultimati dunque, la “società civile” di questa società
distopica potrà provare l'emozione di andare a teatro dentro le mura del
carcere, mentre nelle sezioni i detenuti vivono in condizioni disumane,
patiscono maltrattamenti fisici e psicologici, vengono psichiatrizzati
attraverso la somministrazione di psicofarmaci e metadone.
Il garante regionale, pragmatico, già direttore del carcere di Trieste,
non si lagna, ha la soluzione per risolvere il problema del
sovraffollamento: costruire “una nuova e moderna struttura carceraria in
regione” in modo da realizzare “una sorta di bacino di espansione di
fronte al flusso non arrestabile di persone detenute, flusso che non
tenderà a decrescere nei prossimi mesi e anni”. Ecco, le persone che
vengono imprigionate diventano un flusso...
Nei prossimi mesi ed anni lo Stato infatti, attraverso il Pacchetto
sicurezza, la creazione di nuovi reati, le zone rosse, il proliferare
dei dispositivi di controllo,... vorrebbe chiudere il cerchio del suo
dominio, attraverso la guerra a poveri e marginali, a migranti e
ribelli, alle persone detenute nelle carceri e nei CPR, mentre è sempre
più attivo nelle guerre guerreggiate con l'industria bellica, le
missioni militari, le imprese neo-coloniali, lo sfruttamento e la
devastazione della Terra e del vivente.
Qua fuori, la città di Udine, già mostruosamente militarizzata,
video-sorvegliata e blindata, è ora diventata una estesa zona rossa,
invasa dalle forze dell'ordine, con una control room e un progetto
comunale di istigazione alla delazione detto “sicurezza partecipata”.
Noi rifiutiamo di far parte di una società sottomessa che guarda un
marchingegno illuminato mentre tutto va in rovina, vogliamo invece
guardarci attorno, metterci in mezzo, cogliere gli sguardi dei fratelli
e delle sorelle, dei compagni e delle compagne, lottare insieme per
continuare a lottare, ancora e ancora...
SABATO 15 FEBBRAIO 2025 PRESIDIO SOLIDALE CON I DETENUTI DEL CARCERE DI
UDINE
MUSICA, PAROLE, SALUTI, URLA DI LIBERTÀ E DI VICINANZA
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: PRESIDIO SOLIDALE con i detenuti del carcere di Udine – Sabato
15 febbraio 2025 dalle h 15
Data: 2025-02-11 18:09
Mittente: Assemblea permanente contro il carcere e la repressione del
Friuli e di Trieste <liberetutti@autistiche.org>
Destinatario: Ondarossa <ondarossa@ondarossa.info>
Locandina con volantino in allegato.
--
Assemblea permanente
contro il carcere e la repressione
del Friuli e di Trieste
Associazione "Senza sbarre"
c.p.129, 34121 Trieste
--
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