Fermiamo il Decreto Sicurezza: a Roma il 26 maggio (P. Barberini, ore 14) e il 31 maggio (manif nazionale, P. Vittorio ore 14)

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Lunedì, 26 Maggio, 2025 - 22:22

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Fermiamo il Decreto Sicurezza: a Roma il 26 maggio (P.
Barberini, ore 14) e il 31 maggio (manif nazionale, P. Vittorio ore 14)
Data: 2025-05-24 11:19
Mittente: Piero Bernocchi <bernocchipiero@gmail.com>

Fermiamo l'ultra-reazionario Decreto Sicurezza: a Roma il 26 maggio (P.
Barberini, ore 14) e il 31 maggio (manifestazione nazionale, P. Vittorio
ore 14)

Il Decreto Sicurezza, che da lunedì 26 maggio sarà alla Camera per la
prima approvazione, con 14 nuovi reati e terrificanti aumenti di pena
per i già esistenti, va oltre finanche il famigerato codice Rocco
fascista, rappresentando l'ordito di legge più reazionario e repressivo
non solo dell'Italia repubblicana ma dell'intera giurisdizione europea e
"occidentale" dell'ultimo mezzo secolo, con un’impronta feroce da
Stato di polizia. Riassumiamo qui alcuni degli articoli più micidiali:

Art. 10 – Introduce l'art. 634 bis, che punisce il reato di
"occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui" con la
pena da 2 a 7 anni "sia per l’occupante sia per chi coopera con esso".
Viene introdotto l'art. 321 bis, che dà alla polizia il potere di
sgomberare immediatamente l’immobile occupato. Art.12 -
Danneggiamenti durante manifestazioni: inasprisce le pene già previste.
Art.13 - Attribuisce al questore il potere di allontanare un cittadino/a
da una area urbana fino a 48 ore, con probabile uso prima di
manifestazioni. Mette il DASPO urbano a disposizione del giudice quale
condizione per la sospensione condizionale della pena. Art. 14 –
Ripristina la sanzione penale per il blocco stradale o ferroviario,
aggravando la pena da 6 mesi a 2 anni, se compiuto da più persone,
evidentemente contro scioperi e manifestazioni non autorizzate. Art. 15
– Abolisce l’obbligo per il giudice di rinviare la pena se la
condannata è incinta o madre di un bimbo di età inferiore ad un anno:
madre e figli potranno finire in carcere su decisione del giudice.
Aggrava le pene per "chi organizza l’accattonaggio, o induca terzi a
farlo". Art. 20 – Aumenta di un terzo le pene previste per i reati di
violenza, minaccia, resistenza a pubblico ufficiale, portandole da 9
mesi fino a 7 anni, se il fatto è commesso contro un agente di polizia.
Non occorrerà più la querela di parte, ma si procederà d'ufficio nel
caso di lesioni personali, anche lievissime, a danno di agenti di
polizia in servizio, punite con pena da 2 a 5 anni. Art. 26 e 27 - Il
primo aggrava le pene per "l'istigazione a disobbedire alle leggi" in
carcere (l'art. 415 c.p. prevedeva una pena fino 5 anni) da parte di
detenuti/e o "mediante comunicazioni a persone detenute"; il secondo
ingigantisce le pene dell'art. 415 bis c.p.(ora fino ad 8 anni) per
chiunque in carcere “promuova, organizzi o diriga una sommossa con
atti di violenza o minaccia, di resistenza anche passiva
all’esecuzione degli ordini o con tentativi di evasione”. Ora le
pene possono arrivare fino a 20 anni. L’art. 26 prevede pure
l’esclusione dei detenuti "istigatori o ribelli" dai benefici
penitenziari. Il tutto cancella i già pochi diritti dei detenuti/e,
privandoli di qualsiasi dignità residua e sottomettendoli totalmente
agli arbitri delle autorità carcerarie.

Insomma, la "legge in-Sicurezza", criminalizzando le lotte sociali,
politiche e sindacali, le manifestazioni di protesta e di piazza e
persino la resistenza passiva contro le violenze poliziesche, aggrava la
politica reazionaria del governo Meloni che tanta prova di sé ha già
dato in questi anni di potere, con l'imposizione dell'Autonomia
differenziata, il controllo totale della televisione pubblica, il blocco
della cittadinanza per migranti regolari e loro figli in Italia da anni,
il progetto del "premierato", la riscrittura della storia d'Italia, con
lo sdoganamento del fascismo storico. E’ un modo sfacciato di
riscrivere "de facto" la Costituzione repubblicana. Dopo tutti questi
mesi di protesta e di lotte, pur tuttavia il 26 maggio il Decreto sarà
alla Camera per il primo voto parlamentare e passerà poi nei giorni
successivi al Senato per la definitiva approvazione. Tutta l'opposizione
popolare a questo abominio va dunque messa in campo nei prossimi giorni,
protestando fin dal 26 prima alla Camera (P. Barberini, ore 14) e poi
portando a Roma il 31 maggio una marea umana (corteo da P. Vittorio, ore
14), come non si è più vista oramai da tanti anni, che blocchi una
legge che renderebbe impotenti le proteste, le lotte, gli scioperi dei
lavoratori/trici e degli altri protagonisti del conflitto sociale.

Piero Bernocchi portavoce Confederazione COBAS

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