PRESIDIO A ROMA, Sabato 14/6 Sabato 14/6, Ambasciata Egiziana, Via Salaria 277

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Data appuntamento: 
Sabato, 14 Giugno, 2025 - 22:22

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: PRESIDIO A ROMA, Sabato 14/6 Sabato 14/6, Ambasciata Egiziana,
Via Salaria 277
Data: 2025-06-12 13:30
Mittente: Paolo Quinti <paolo.quinti@gmail.com>
Destinatario: ondarossa@ondarossa.info

FERMI, INTERROGATORI E DEPORTAZIONI IN EGITTO: BLOCCATI GLI ATTIVISTI
DELLA GLOBAL MARCH TO GAZA

PRESIDIO A ROMA

Sabato 14/6

Ambasciata Egiziana, Via Salaria 277

11.00

In queste ore, le autorità egiziane stanno fermando, interrogando e
deportando gli attivisti e le attiviste della Global March to Gaza.
Chiunque metta piede in Egitto per partecipare alla carovana viene
immediatamente bloccato: è in corso un’operazione di silenziamento
sistematico, una repressione organizzata che punta a spezzare una
mobilitazione internazionale senza precedenti.

Oltre 7.000 persone da ogni parte del mondo stanno cercando di
raggiungere il valico di Rafah, al confine con la Striscia di Gaza, per
tentare di rompere via terra l’assedio brutale e illegale imposto
dalla politica genocida di Israele.
È un atto collettivo di coraggio e giustizia.
Eppure, chi prova a portare aiuti o semplicemente solidarietà viene
trattato come un nemico.

L’Egitto si conferma ancora una volta per ciò che è: un regime
autoritario, repressivo e servile. Da sempre pronto a eseguire gli
ordini dell’occupante israeliano, oggi agisce apertamente come
carceriere e guardiano dell’assedio. Impedisce gli aiuti, blocca i
corridoi umanitari, chiude Rafah, reprime chi dissente.

Questi ultimi due anni non hanno fatto altro che confermare ciò che da
tempo era chiaro: l’Egitto è un attore complice, venduto, pronto a
barattare la libertà di un popolo per i propri interessi politici ed
economici.
E oggi, per l’ennesima volta, impedisce l’accesso anche a chi porta
solidarietà concreta, come già accaduto con la Freedom Flotilla.

È per questo che sabato 14 giugno, alle ore 11.00, saremo davanti
all’ambasciata egiziana a Roma.

Per denunciare chi si vende, chi reprime, chi collabora attivamente con
il massacro.

E mentre l’Egitto reprime, l’Italia collabora attivamente.

Dopo l’arresto dell’equipaggio della Freedom Flotilla, ora
assistiamo alla stessa dinamica: aiuti criminalizzati, attivisti
respinti, marcianti trattati come minacce.
La Farnesina, invece di tutelare i cittadini italiani coinvolti nella
Carovana Sumud, ha dichiarato che non offrirà alcuna assistenza
consolare.

Un atto grave, incostituzionale, politicamente ignobile.

Ad oggi sono oltre 150 gli italiani giunti in Egitto, due dei quali sono
già stati rimpatriati. Tutti rischiano ora di subire intimidazioni,
interrogatori, espulsioni.
Non possiamo permetterlo.
Se qualcosa dovesse accadere a queste persone, riteniamo il governo
italiano pienamente responsabile.

E mentre si garantisce il rientro selettivo degli occidentali, si
abbandonano al loro destino coloro che vivono sotto le bombe.
Ancora una volta, l’Italia dimostra la propria complicità diretta nel
genocidio in corso, continuando a spalleggiare Israele con il silenzio,
gli accordi, le armi.

I MARCIANTI NON DEVONO ESSERE LASCIATI SOLI

La Carovana Sumud è un atto politico, umano, necessario.
Un grido di dignità contro l’ipocrisia di chi finanzia la guerra
mentre parla di pace.

AGIAMO.
Facciamoci sentire. Condividiamo, denunciamo, scendiamo in piazza.
Sosteniamo chi resiste. Perché la solidarietà non è un crimine. È
una responsabilità collettiva.

LA SOLIDARIETÀ NON SI ARRESTA
LA REPRESSIONE NON CI FERMERÀ

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