per la Palestina :iniziative 16-23 luglio 32025

Tipo appuntamento:

Data appuntamento: 
Sabato, 19 Luglio, 2025 - 22:22

19 LUGLIO

NOVELLO (CN) h 20 Insieme per Gaza musica-pesie-racconti-raccolta fondi
per Gaza

FIRENZE e altrove " un gelato per Gaza" : adesione di decine di
gelaterie...

MILANO h 18 p.le Loreto-Parco Trotter " Fermiamo il genocidio dei
Palestinesi"

BRINDISI h 18 stz FS " Stop riarmo-guerre,per la Palestina "

CAMP DARBY (PI) h 9 presidio Base Usa, via vecchia livornese

20 LUGLIO

GENZANO(RM) h19 Anfiteatro Michel Ende "voci per la Palestina"

BERGAMO h 18,30 Parco Redano " gruppo lettura per la Palestina"

ASTI h 18 corso chiesa 20 "mostra disegni e voci dalla Palestina"

BUSTO ARSIZIO h 21 Circolo Gagarin " film FARHA"

PALERMO h 18 p.za [2] Bologni Manifestazione regionale" sto accordi con
Israele"

RIACE, 20-27 LUGLIO. SETTIMANA DI ARTE, MUSICA E CULTURA PER LA
PALESTINA

Dal 20 al 27 luglio 2025, si terrà a Riace (RC) una settimana di arte,
musica e cultura per la Palestina, dal titolo “Seminando la pace con
giustizia”. Ci saranno mostre fotografiche, concerti, film, spettacoli
teatrali e una serie di discussioni in cui interverranno, tra gli altri:
parlamentari europei, Mimmo Lucano, Luisa Morgantini, Sami Hurani,
Francesca Fornario, Lidia Ginestra, Alba Nabulsi, Antonio Bocchinfuso,
Mario Soldini, Leonardo Tosti, Marah Ahmed, Wajdi Yaesh.

23 LUGLIO

PONTE S.Maria Maddalena(RN) h 20 p.le Chiesa " cena solidarieta' con
Palòestina"

TAVARNUZZE(FI) h 18 apericena-h 20,30 libro " sotto il cielo di Gaza"

S.GIULIANO DI PUGLIA 17|7 RICONOSCE LO STATO DELLA PALESTINA

Chiesto lo stop alle ostilità nell'area di Gaza

"Nel nostro piccolo vogliamo essere promotori come Ente locale della
richiesta di riconoscere lo Stato di Palestina e soprattutto di cessare
le atrocità nella striscia di Gaza".

PERUGIA 14|7 IL COMUNE "RICONOSCE LO STATO DI PALESTINA" ED IMPEGNA LA
...

[3]

NOVA MILANESE 14|7 DICE SI AL RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE

RICONOSCIMENTO STATO DELLA PALESTINA, IL CONSIGLIO COMUNALE DI NUSCO
APPROVA LA MOZIONE E SI MOBILITA PER LA RACCOLTA DI MEDICINALI PRO GAZA

By redazione web [4]17 Luglio 2025CORRIERE Quotidiano di Irpinia [5]

Questa mattina il Consiglio Comunale di Nusco ha approvato una Mozione
proposta dai gruppi di Minoranza riguardante “Riconoscimento dello
Stato della Palestina e richiesta di -cessate il fuoco a Gaza-. Una
mozione in linea con gli altri comuni Irpini di estrema importanza per
sensibilizzare ed esprimere vicinanza a tutto il popolo Palestinese e
riguardo a cio’ che sta Accadendo in Medio Oriente.”

IL COMUNE DI MONSANO(AN) ESPONE LA BANDIERA DELLA PALESTINA.....

[6]

AREZZO 17|7 BANDIERA DELLA PALESTINA ISSATA SULLA TORRE DEL COMUNE IN
MODO ABUSIVO...................

La bandiera della Palestina

__ __ __ __ __ __

La bandiera palestinese sventola sulla torre del Comune di Arezzo, ma si
tratta del blitz di un intruso che adesso l'amministrazione comunale
cerca di individuare. Proprio mentre il gruppo Arezzo per Gaza diffonde
un comunicato nel quale esprime soddisfazione per il vessillo e
ribadisce le posizioni merito alla situazione in atto.

APPROVATA MOZIONE A FAVORE DELLA PALESTINA, CONTRO GUERRA E RIARMO AD
INGEGNERIA [7]-SAPIENZA ROMA

COMUNICATO STAMPA.

La Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università
“La  Sapienza” di Roma assume una posizione chiara sulla
persistente violazione dei diritti umani in Palestina e
sull’allarmante processo di riarmo europeo.

Giovedì 10 luglio 2025, l’Assemblea di Facoltà ha approvato un
documento articolato in 11 punti riguardanti la situazione umanitaria in
Palestina e, con riferimento al più ampio contesto internazionale, le
implicazioni etiche della ricerca.

Il percorso che ha portato a questa decisione è iniziato oltre un anno
fa, su iniziativa di un Comitato composto da studenti e docenti, nato
per promuovere il dibattito su questi temi all’interno della Facoltà,
dibattito che si è poi sviluppato attraverso una serie di incontri,
tavole rotonde e momenti di consultazione aperta.

Il Documento approvato contiene il proponimento di contribuire alla
ricostruzione dei territori palestinesi più colpiti, in stretta
collaborazione con le comunità locali e le organizzazioni umanitarie, e
individua una serie di iniziative concrete finalizzate, da un lato al
supporto alla popolazione e al rafforzamento del sistema universitario
palestinese, dall’altro a rompere ogni forma di sostegno alla politica
di occupazione illegale condotta dallo Stato di Israele, con particolare
attenzione al ruolo che le istituzioni accademiche possono svolgere in
tal senso.

LA SLOVENIA VIETA L'INGRESSO AI MINISTRI BEN GVIR E SMOTRICH

Il governo sloveno ha annunciato misure per vietare l'ingresso di due
ministri israeliani di estrema destra, Itamar Ben Gvir e Bezalel
Smotrich. Presentata come "la prima mossa nell'Unione Europea" contro il
governo israeliano, i due ministri - partner chiave nella coalizione
guidata da Netanyahu - saranno dichiarati "personae non gratae" a causa
delle loro "osservazioni genocide, che incoraggiano la violenza estrema
e gravi violazioni dei diritti umani dei palestinesi".

TRIBUNALE BELGA FERMA L'INVIO DI ARMI VERSO ISRAELE

Il tribunale di Bruxeles ha ordinato al governo regionale fiammingo di
bloccare tutto il transito di equipaggiamento militare verso Israele,
riferisce l'emittente Vrt. La regione ospita il porto di Anversa, uno
dei più grandi di Europa L'intervento ha bloccato componenti destinati
alla società di difesa israeliana Ashot nel porto di Anversa. Secondo
il Tribunale il governo fiammingo deve impedire il transito di "prodotti
per la difesa e altre attrezzature destinate all'uso militare per le
quali non vi è alcuna certezza materiale che siano destinate
esclusivamente all'uso civile".

NOBEL PER LA PACE AI BAMBINI DI GAZA – ICS “CAPUANA” DI PALERMO
[8]

Di cobasscuolapalermo il 10 luglio 2025

Insieme ad altre scuole palermitane [l'ICS _"Saladino"_ [9], il Liceo
_"Dolci"_ [10], l'IISS _"Majorana"_ [11] e l'IISS _"Ragusa
Kiyohara-Parlatore"_ [12]], anche l'ICS _"Luigi Capuana"_ approva la sua
_«Mozione per Gaza»_, che si conclude col sostegno alla candidatura
dei bambini di Gaza al _Premio Nobel per la pace_, proposta dalla
fondazione _"L'Isola che non c'è"_ di Latiano perché _«nessuna guerra
può cancellare il diritto alla vita e alla dignità»_.Questa
iniziativa è sostenuta anche dalla _Regione Puglia_, da _UniSalento_ e
da una rete di comitati di appoggio, e sarà inviata al _Comitato
norvegese per il Nobel_

S.O.S. G A Z A

OGNI GIORNO, L’OCCIDENTE…

(Ballata per Gaza)

Ogni giorno mi sveglio e mi alzo dal letto…
a Gaza non ci si sveglia più e si dorme per terra.

Ogni giorno inizia col cinguettare degli uccelli…
a Gaza ogni giorno inizia col cigolare dei carri armati.

Ogni giorno sento nell’aria il ronzare delle api…
a Gaza ogni giorno si sente il ronzare dei droni.

Ogni giorno vedo la città di acciaio e cemento…
a Gaza l’acciaio e il cemento diventano tombe.

Ogni giorno mi siedo a tavola e mangio…
a Gaza non ci sono più tavoli e più nulla da mangiare.

Ogni giorno apro le finestre ai raggi del sole…
a Gaza le finestre sono aperte dai raggi dei missili.

Ogni giorno leggo il giornale e mi collego col mondo…
a Gaza si bombardano i giornali e sono isolati dal mondo.

Ogni giorno esco a camminare e correre in strada…
a Gaza non si hanno più le gambe e non ci sono più le strade.

Ogni giorno vedo tante macchine sfrecciare in città…
a Gaza tanti carretti e asini con la gente che fugge.

Ogni giorno do acqua alle aiuole dei fiori…
a Gaza non c’è più acqua né aiuole e né fiori.

Ogni giorno vado in negozio a fare la spesa…
a Gaza non ci sono più i negozi né soldi da spendere.

Ogni giorno vado dal medico o in ospedale per curarmi…
a Gaza non ci sono più medici medicine e ospedali.

Ogni giorno vedo i bambini giocare nel parco…
a Gaza bambini sono mutilati e i parchi bombardati.

Ogni giorno vedo i bimbi sorridere alla vita…
a Gaza i bimbi piangono i morti la fame e le bombe.

Ogni giorno sento ragazzi parlare gioire e cantare…
a Gaza i ragazzi si sentono piangere urlare e scappare.

Ogni giorno sento l’acqua del mare tonificare il corpo…
a Gaza l’acqua salata del mare brucia le labbra assetate.

Ogni giorno accarezzo il mio bimbo che sorride alla vita…
a Gaza le madri accarezzano i figli senza più vita.

Ogni giorno mi emoziono davanti a un tramonto…
a Gaza i tramonti sono esplosioni e colonne di fumo.

Ogni giorno si ride e si ironizza la realtà…
a Gaza ogni giorno si piange e si muore in realtà.

Ogni giorno è quasi sempre buono per vivere…
a Gaza ogni giorno è sempre buono per morire.

_Nico Orunesu. Sassari, luglio 2025_

A GAZA MUORE LA PIETÀ: ISRAELE E IL TIRO A BERSAGLIO SUI BAMBINI
ASSETATI

Youssef Hassan Holgado [13]
13 luglio 2025 • Domani

Sei minori sono stati uccisi in un centro di distribuzione d’acqua.
Idf: «Errore». Dal 7 ottobre sono più di 18mila i minori morti. A
Doha le trattative si fermano sul nodo più complicato da sciogliere: il
ritiro delle truppe israeliane da Gaza. Netanyahu: «Non andiamo via
dalla Striscia»

Ramadan Nassar è uno dei testimoni oculari presenti al punto di
distribuzione dell’acqua nel campo profughi di Nuseirat quando è
avvenuto l’attacco dell’esercito israeliano. All’Associated Press
ha riferito che oltre trenta persone, di cui venti bambini, erano in
fila con le taniche di plastica da riempire quando è iniziato il raid.

«GAZA È IRRICONOSCIBILE. L'ERRORE È CONTINUARE LA GUERRA»

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AVVENIRE 18 luglio 2025

Padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa: le bombe
sulla chiesa non sono un fatto isolato. Due terzi della popolazione è
sfollata e gli spostamenti nella Striscia sono continui

«Stanno male, molto male». Padre Ibrahim Faltas ha appena finito di
parlare al telefono con padre Gabriel Romanelli e con il vice-parroco,
Yusef Assad. E la voce è carica di dolore. Da giorni, dalla Sacra
Famiglia, arrivavano messaggi disperati. Negli ultimi mesi ormai Gaza
City e il quartiere orientale di Zeytun sono al centro dei
combattimenti. Stavolta, però, le esplosioni e le raffiche di
proiettili si udivano vicinissime. «Erano terrorizzati. E avevano
ragione....», spiega il vicario della Custodia di Terra Santa in
comunicazione costante con l’unica chiesa cattolica della Striscia,
rifugio per 541 profughi, tra cui un centinaio di bambini. Tre sono nati
durante la guerra.
Quali sono le priorità?
Innanzitutto i feriti. In dieci sono stati ricoverati all’ospedale
al-Alhi di Gaza City. Prima della guerra era un buon centro ma ora....
Il sistema sanitario è distrutto. Cliniche e centri medici, anche
quando sono rimasti aperti, sono di fatto inagibili per mancanza di
rifornimenti, di elettricità, di personale. Tantissimi medici e
infermieri sono stati uccisi, altri non riescono a raggiungere le
strutture per i combattimenti o sono sfollati a sud. In queste
condizioni curare è impossibile. Sappiamo oltretutto che almeno tre dei
feriti della Sacra Famiglia sono gravi. Non so come potranno essere
assistiti.... A rendere la situazione ancora più dolorosa, il fatto che
quello della parrocchia di Gaza non è un fatto isolato. Ogni giorno, le
morti si ripetono a ritmo incessante. Morti per le bombe, per le
privazioni, per la prostrazione. Solo quasi nessuno sembra accorgersene.
Ci siamo abituati a considerlo normale. Ma non è normale. Hanno detto
bene papa Leone e il patriarca Pierbattista Pizzaballa: si deve mettere
fine al conflitto. Non sarà mai troppo presto.
Un recente studio della Hebrew University, realizzato sulla base di
mappe satellitari, parla di almeno il 70 per cento degli edifici
distrutti. Secondo le testimonianze degli abitanti con cui lei dialoga
quotidianamente è credibile?
Più che credibile. Ripeto, Gaza è ormai irriconoscibile per gli stessi
residenti. Due terzi della popolazione è sfollata e continua a
spostarsi senza sosta per gli ordini di evacuazione. Appena si
trasferiscono, poi, vengono mandati via anche da la. E comunque non
c’è un luogo sicuro. Nemmeno la parrocchia. Tra l’altro non è la
prima volta che è stata colpita.
Come in altre occasioni, l’esercito israeliano ha espresso rammarico e
annunciato l’apertura di un inchiesta. È plausibile che si sia
trattato di un errore?
L’errore è continuare questa orribile guerra. L’errore è
perpetuare i combattimenti che allungano, giorno dopo giorno, la lista
dei morti. Basta odio, basta vendetta.

RAID SU CHIESA A GAZA, IL PATRIARCATO: "I LEADER ALZINO LA VOCE"

"Il Patriarcato Latino condanna fermamente questa tragedia e questo
attacco contro civili innocenti e contro un luogo sacro. Tuttavia,
questa tragedia non è più grande né più terribile di molte altre che
hanno colpito Gaza. Molti altri civili innocenti sono stati feriti,
sfollati e uccisi. Morte, sofferenza e distruzione sono ovunque. È
giunto il momento che i leader alzino la voce e facciano tutto il
necessario per fermare questa tragedia, che è umanamente e moralmente
ingiustificabile. Questa guerra orribile deve giungere a una fine
completa affinché si possa iniziare il lungo lavoro di ricostruzione
della dignità umana". Così una nota del Patriarcato latino di
Gerusalemme dopo il raid che ha coinvolto la chiesa di Gaza. messe da
esercito e coloni israelianiplessità contro un'organizzazione
terroristica sanguinaria che, in spregio a ogni principio umanitario, si
scherma dietro la popolazione civile di Gaza in scuole, ospedali e
luoghi di culto"

E L'INFAMIA PRODITORIA DELL'AMBASCIATORE ISRAELIANO IN ITALIA NON
CONOSCE LIMITI.... sconfessato dallo stesso governo Netanyahu

Ambasciatore Israele in Italia: 'Terroristi si nascondono nelle chiese'

Israele giustifica i colpi sparati contro la chiesa cattolica di Gaza
con il fatto che Hamas si nasconde anche nei luoghi di culto.
"Israele sta conducendo una guerra di estrema complessità contro
un'organizzazione terroristica sanguinaria che, in spregio a ogni
principio umanitario, si scherma dietro la popolazione civile di Gaza in
scuole, ospedali e luoghi di culto" scrive su X l'ambasciatore di Tel
Aviv in Italia, Jonathan Peled, "e non intende arrecare danno a chiese o
altri siti religiosi, ma, al contrario, profondiamo ogni sforzo per
difenderne la sicurezza. Israele sta conducendo indagini sul caso ed
esprime profondo rammarico per ogni danno arrecato a vite innocenti"

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GIDEON LEVY: “ISRAELE STA COSTRUENDO UN GHETTO, POI COSTRUIRÀ UN
CAMPO DI STERMINIO?”

“Il genocidio non nasce dall’oggi al domani, non ci si sveglia una
mattina e si passa dalla democrazia ad Auschwitz”

News - di Umberto De Giovannangeli [14]

13 Luglio 2025 Unita'

Edward Said, forse il più grande intellettuale palestinese, ebbe a
scrivere che la tragedia del popolo palestinese è _“essere vittima
delle vittime”. _Ora chi si rifà alle vittime dell’Olocausto, si è
trasformato in carnefice [15]. Con il coraggio intellettuale che lo
connota, così ne scrive, su _Haaretz,_ Gideon Levy. “_Se Mordechai
Anielewicz fosse ancora vivo, oggi sarebbe morto. Il capo
dell’Organizzazione Ebraica di Combattimento, durante la rivolta del
ghetto di Varsavia, sarebbe morto di vergogna e disonore se avesse
saputo dei piani del ministro della Difesa, con il pieno appoggio del
primo ministro, di costruire una ‘città umanitaria’ nella Striscia
di Gaza meridionale. Anielewicz non avrebbe mai creduto che qualcuno, a
80 anni di distanza dall’Olocausto, potesse concepire un piano così
diabolico._
_Se avesse saputo che questo piano era stato concepito dal governo dello
Stato ebraico, fondato sui sacrifici del suo ghetto, sarebbe rimasto
devastato. Se avesse scoperto che l’ideatore di questo piano era
Israel Katz, figlio dei sopravvissuti all’Olocausto Meir Katz e Malcha
(Nira) nata Deutsch, originari della regione rumena dei Maramures, che
avevano perso gran parte della loro famiglia nei campi di sterminio, non
ci avrebbe mai creduto. Cosa avrebbero detto al loro figlio?_
_Se Anielewicz si fosse reso conto dell’apatia e dell’inerzia che il
piano aveva provocato in Israele e, in una certa misura, nel mondo,
compresa l’Europa e persino la Germania, sarebbe morto una seconda
volta, questa volta di crepacuore”._

E qui Levy tocca un nervo scoperto per Israele. _“Lo Stato ebraico_
– denuncia –_ sta costruendo un ghetto. Che frase orribile. È già
brutto che il piano sia stato presentato come se potesse essere in
qualche modo legittimo: chi è a favore di un campo di concentramento e
chi è contro? Ma da lì, il passo verso un’idea ancora più orribile
potrebbe essere breve: qualcuno potrebbe suggerire un campo di sterminio
per chi non supera il processo di selezione all’ingresso del ghetto.
Israele sta comunque uccidendo in massa gli abitanti di Gaza [16],
quindi perché non snellire il processo e risparmiare la vita dei nostri
preziosi soldati? Qualcuno potrebbe anche proporre un crematorio
compatto sulle rovine di Khan Yunis, al quale l’accesso sarà
puramente volontario, come nel vicino ghetto di Rafah. Volontaria,
ovviamente, come nella ‘città umanitaria’. Solo che lasciare i due
campi non sarà più una scelta volontaria. Questo è ciò che ha
proposto il ministro”._
Rimarca poi Levy: _“La natura del genocidio è che non nasce
dall’oggi al domani. Non ci si sveglia una mattina e si passa dalla
democrazia ad Auschwitz, dall’amministrazione civile alla Gestapo. Il
processo è graduale. Dopo la fase di disumanizzazione, che hanno
vissuto sia gli ebrei in Germania che i palestinesi a Gaza e in
Cisgiordania, ciascuno a suo tempo, si passa alla demonizzazione, come
hanno sperimentato entrambe le nazioni. Poi arriva la fase della paura:
nella Striscia di Gaza non ci sono innocenti e il 7 ottobre è una
minaccia esistenziale per Israele che potrebbe ripetersi da un momento
all’altro. Poi arrivano gli appelli a evacuare la popolazione, prima
che qualcuno accenni all’idea dello sterminio. __Ora siamo arrivati a
quest’ultima fase, l’ultima prima del genocidio. La Germania
trasferì i propri ebrei a est e anche il genocidio armeno iniziò con
la deportazione, che all’epoca fu chiamata ‘evacuazione’ Oggi si
parla di evacuazione a sud di Gaza”. _Evacuazione: termine edulcorato
per non usare le parole appropriate: deportazione, soluzione finale.
[17]

Confessa Levy: “_Per anni ho evitato di fare paragoni con
l’Olocausto. Qualsiasi paragone del genere rischiava di snaturare la
verità e di danneggiare la causa della giustizia. Israele non è mai
stato uno Stato nazista e, una volta stabilito questo, se non era uno
Stato nazista, doveva essere uno Stato morale. Non c’è bisogno
dell’Olocausto per rimanere scioccati. Si può rimanere scioccati da
molto meno, come dal comportamento di Israele nella Striscia di Gaza.
__Ma nulla ci aveva preparato all’idea della ‘città umanitaria’.
Israele non ha più alcun diritto morale di usare la parola
‘umanitario’. Chiunque abbia trasformato la Striscia di Gaza in un
cimitero di massa e in una terra desolata di rovine, [18] e la tratti
con indifferenza, ha perso ogni legame con l’umanità. Chiunque veda
solo la sofferenza degli ostaggi israeliani nella Striscia di Gaza,
senza notare che ogni sei ore le forze di difesa israeliane uccidono
tanti palestinesi quanti sono gli ostaggi ancora in vita, ha perso ogni
traccia di umanità. __Se 21 mesi di morte di neonati, donne, bambini,
giornalisti, medici e altri innocenti non sono bastati, il piano del
ghetto dovrebbe far scattare tutti gli allarmi. Israele si sta
comportando come se stesse pianificando un genocidio e un’espulsione.
E, anche se al momento non ha intenzione di farlo, si è esposto al
serio rischio di scivolare rapidamente e inconsapevolmente nel
commettere uno dei due crimini. Chiedetelo ad Anielewicz”._

CISGIODANIA "NELLA REGIONE DI NO OTHER LAND, 7 VIOLAZIONI AL GIORNO
COMMESSE DA ESERCITO E COLONI ISRAELIANI"

Matilde Moro
17 luglio 2025 • DOMANI

I dati raccolti dagli attivisti sul campo restituiscono un quadro
allarmante: nei primi 129 giorni di monitoraggio, da gennaio a maggio,
sono stati registrati 838 episodi. «Quello che emerge dal nostro report
è che il primo obiettivo è la cancellazione di tutti i villaggi nella
regione Masafer Yatta», dice spiega Denny Castiglione, uno dei
coordinatori dell’osservatorio di Mediterranea Saving Humans

Nonostante l’attenzione mediatica portata nella regione dalla vittoria
agli Oscar di “No Other Land” [19] – documentario che ha
raccontato al mondo l’oppressione israeliana in Cisgiordania [20] –
la violenza in Masafer Yatta non accenna a fermarsi. A denunciarlo è
Mediterranea Saving Humans, presente sul campo da gennaio con un
progetto di monitoraggio delle violazioni dei diritti umani e del
diritto internazionale ad opera dei coloni e delle autorità israeliane.

Oltre a farsi testimone dei soprusi nell'area, che si trova nella zona C
secondo gli accordi di Oslo – cioè sotto controllo sia civile che
militare dello stato israeliano – Mediterranea ha deciso di produrre
un rapporto ufficiale che raccoglie numeri e dati relativi a quanto
accade in Masafer Yatta.

«Il rapporto», spiega Denny Castiglione, uno dei coordinatori del
progetto, «è fondamentale per raccontare come le forze di occupazione
israeliane (Idf, polizia israeliana e coloni) stanno mettendo in atto un
sistema di apartheid nei confronti di tutte e tutti i palestinesi».
[21]

LE VIOLAZIONI

I dati raccolti dagli attivisti sul campo restituiscono un quadro
allarmante: nei primi 129 giorni di monitoraggio, da gennaio a maggio,
sono stati registrati 838 episodi. Una media di sette violazioni dei
diritti umani al giorno. Le violazioni più frequenti sono le invasioni
di proprietà privata. Più di tre volte al giorno i coloni invadono
impunemente le terre palestinesi.

L’irruzione nello spazio privato comporta di per sé la creazione di
un costante senso di insicurezza e terrore: «Se la pulizia etnica può
essere ricondotta al disegno coloniale di appropriazione esclusiva della
terra», si legge nel report, «il primo tassello del suo compimento va
ricercato nell’invasione della proprietà privata […] un primo,
decisivo passo per mettere in discussione il diritto della popolazione
palestinese a restare sulla propria terra, minandone il senso di
appartenenza».

In circa un caso su tre l’arrivo di un colono su un terreno di
proprietà palestinese è seguito anche da altre violazioni, come
intimidazioni, furti di bestiame, danneggiamento di beni materiali o
aggressioni fisiche. [22]

COLLUSIONE TRA COLONI ED ESERCITO

Un altro aspetto emblematico è quello della connivenza tra coloni ed
esercito, che si muovono in maniera coordinata durante gli attacchi ai
villaggi. Una coordinazione osservata da Mediterranea nel villaggio di
Jinba, assaltato da decine di coloni durante la notte del 29 marzo e poi
di nuovo dall’esercito con un raid all’alba dello stesso giorno.

Secondo le testimonianze raccolte, alcune persone avrebbero addirittura
preso parte a entrambi gli attacchi, prima in abiti civili e poi
militari. Ancora una volta, per verificare questa complicità bisogna
guardare i dati: solo nel 27 per cento dei casi in cui la polizia è
intervenuta durante un’azione violenta ad opera dei coloni l’azione
è stata interrotta.

In nessuno di questi, però, l’interruzione ha portato a un
provvedimento contro i coloni. Mentre in quasi un terzo dei casi
registrati, le autorità - che secondo il diritto internazionale
dovrebbero garantire i diritti della popolazione occupata - sono
intervenute a danno dei palestinesi che stavano subendo la violazione,
per esempio arrestandoli.

Il lavoro di reportistica aiuta a vedere e considerare la situazione nel
suo insieme, ben oltre e al di là dei singoli episodi che vengono
ripresi dalla stampa: «Non serve essere degli esperti», commenta
ancora Castiglione, «per vedere che quello che emerge dal nostro report
è che il primo obiettivo è la cancellazione di tutti i villaggi nella
regione Masafer Yatta, cacciando le persone e spingendole verso le
grandi città in area A».

SOLIDALI IN OGNI DOVE CON FRANCESCA ALBANESE, COLPITA DALLE INFAMI
SANZIONI DI TRUMP E NETANYAHU

ALBANESE: “LE SANZIONI USA PER GAZA VIOLANO LA MIA IMMUNITÀ ONU”

La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi
occupati lo ha detto da Bogotà, dove si è recata per partecipare ad un
vertice internazionale per trovare soluzioni al conflitto di Gaza.
Albanese ha dichiarato che le sanzioni impostele da Washington a seguito
delle sue critiche alla posizione della Casa Bianca rappresentano "una
misura molto seria che non ha precedenti".

L’ECONOMIA DEL GENOCIDIO E LE AZIENDE TECNOLOGICHE

Il 3 luglio, la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite (ONU) sui
Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese, ha presentato un
rapporto intitolato “Dall’economia dell’occupazione all’economia
del genocidio”, in cui accusa oltre sessanta multinazionali di trarre
profitto dal genocidio a Gaza e dall’occupazione di altri territori
palestinesi (_From economy of occupation to economy of genocide_ [23]).
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Menziona le più grandi aziende tecnologiche globali; società dedite al
settore bellico, come Lockheed Martin; compagnie petrolifere come
Chevron e BP; Volvo, Hyundai, Caterpillar e altre aziende che gestiscono
macchinari specificamente progettati per il trasporto, la demolizione e
la costruzione nelle aree occupate; Booking.com e Airbnb, che affittano
case nei territori occupati; nonché trasportatori, banche, aziende
agroalimentari e altri. Indica anche università e istituti accademici
che stanno approfittando del disastro per avviare progetti sperimentali,
molti dei quali finanziati dal programma Horizon dell’Unione Europea.

“Mentre la vita a Gaza viene distrutta e la Cisgiordania è sottoposta
a crescenti attacchi, questo rapporto mostra perché il genocidio
israeliano continua: perché è redditizio per molti”, dice il
rapporto. Le aziende hanno realizzato profitti record fornendo al Paese
grandi volumi di armi e altri materiali “per attaccare una popolazione
civile praticame

Disegno di Gianluca Foglia Fogliazza
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Per le aziende, l’attrattiva non è solo monetaria e di profitto; la
guerra di Israele contro la Palestina è servita anche come “banco di
prova, senza responsabilità o supervisione”, soprattutto per nuove
armi e tecnologie.
Sia l’industria bellica che le più grandi aziende tecnologiche
globali, tra cui IBM

[24]

LA CULTURA ITALIANA SI MOBILITÀ PER DIFENDERE FRANCESCA ALBANESE

La relatrice speciale dell'Onu è stata sanzionata dagli Usa per aver
documentato la situazione tragica di Gaza

14 luglio 2025

AGI - Il mondo della cultura italiana si mobilita per Francesca
Albanese e Gaza. Su iniziativa di Tlon (Andrea Colamedici e Maura
Gancitano), è stata scritta una lettera aperta in difesa della
Relatrice speciale delle Nazioni Unite sanzionata dagli Stati Uniti per
aver documentato la situazione nei territori palestinesi occupati, e
sottoscritta da alcune delle più importanti voci del mondo culturale
italiano.

Tra i primi firmatari della lettera figurano nomi di primo piano del
cinema italiano come Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Valeria
Golino, Luca Zingaretti, Valerio Mastandrea e Claudio Santamaria. Al
loro fianco, icone della cultura come Serena Dandini, Lella Costa e
Alessandro Bergonzoni, intellettuali come lo storico dell'arte Tomaso
Montanari e la scrittrice Lidia Ravera, oltre a voci influenti della
musica contemporanea come Marracash, Francesca Michielin, Cosmo e La
Rappresentante di Lista.

La lettera sostiene che le sanzioni, imposte il 9 luglio 2025 dal
Segretario di Stato Usa Marco Rubio, siano "un tentativo esplicito di
distogliere l'attenzione mondiale dalla catastrofe umanitaria in corso a
Gaza" dove oltre 60.000 palestinesi hanno perso la vita, più della
metà donne e bambini. "Non possiamo permettere che le sanzioni contro
chi documenta le violazioni dei diritti umani diventino uno strumento
per perpetuare l'impunita' - si legge nel documento - il silenzio su
Gaza è complicità".

L'appello si rivolge alle più alte istituzioni italiane: al presidente
della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio
Giorgia Meloni e al ministro degli Esteri Antonio Tajani, chiedendo loro
di "difendere una cittadina italiana sanzionata per aver svolto il
proprio mandato Onu".

Il documento invita inoltre il Parlamento a esprimersi con una mozione
unitaria per la protezione diplomatica di Albanese. Il lavoro della
Relatrice Onu, in particolare il report From Economy of Occupation to
Economy of Genocide, ha documentato come la sofferenza del popolo
palestinese sia diventata fonte di profitto per un complesso sistema di
interessi corporativi e finanziari, identificando 48 aziende
multinazionali coinvolte.

"La storia ci giudicherà per quello che avremo fatto o non fatto di
fronte a questa tragedia - conclude la lettera - scegliamo di stare
dalla parte di chi ha il coraggio di documentare la verità, di chi non
distoglie lo sguardo, di chi continua a credere che un altro mondo sia
possibile. Per Gaza. Per la verità. Per la giustizia" chiude il
documento, firmato da oltre 80 tra artisti, musicisti.

LONDRA. ARRESTATI 41 SOSTENITORI DI PALESTINE ACTION

La polizia britannica ha arrestato a Londra 41 attivisti di Palestine
Action, che stavano manifestando fuori dal Parlamento.

Il gruppo di attivisti solidali con il popolo palestinese è stato
definito come dalle autorità lo scorso 2 luglio come “organizzazione
terroristica nel Regno Unito”, dopo che alcuni attivisti avevano fatto
irruzione in una base della Royal Air Force danneggiando degli aerei per
protestare contro il sostegno del Regno Unito a Israele. “Gli agenti
hanno effettuato 41 arresti per aver mostrato sostegno a
un’organizzazione vietata. Una persona è stata arrestata per
aggressione”, ha dichiarato la Polizia metropolitana di Londra in un
comunicato.

Palestine Action è stata fondata nel 2020 dopo che gli attivisti hanno
fatto irruzione e hanno dipinto con vernice spray la sede londinese
della più grande azienda di armi israeliana, Elbit Systems.

La sua rete di attivisti ha successivamente utilizzato tattiche, tra cui
l’azione diretta, per colpire quelli che dice essere i “facilitatori
aziendali del complesso militare-industriale israeliano”, spesso
irrompendo negli uffici e nelle fabbriche per verniciare con vernice
spray o danneggiare attrezzature che dicono siano utilizzate per
commettere crimini di guerra nella Palestina occupata.

Elbit Systems è l’obiettivo principale del gruppo, spingendo diverse
aziende a recidere i legami con l’appaltatore della difesa e facendo
perdere miliardi in contratti persi e disinvestimenti, secondo Palestine
Action.

La banca Barclays che possedeva 16.000 azioni di Elbit Systems, ha
disinvestito in ottobre, mentre il Ministero della Difesa del Regno
Unito ha annullato contratti per 280 milioni di sterluine con la
società israeliana.

Molti attivisti di Palestine Action finiti a processo sono stati assolti
dalle giurie sulla base di “difesa di necessità”, vale a dire che
il danno alla proprietà era giustificato in quanto era inteso a
prevenire le morti.

Ma queste sentenze sono state state sistematicamente rimosse dal governo
britannico, utilizzando una legislazione anti-protesta che ha ampliato i
poteri della polizia per reprimere le proteste pacifiche e imporre
condanne per gli attivisti giudicati colpevoli.

Ciò è culminato con l’uso senza precedenti di accuse di terrorismo
contro un gruppo di attivisti di Palestine Action con un procedimento
noto come Filton 18.

Un anno fa sei attivisti di Palestine Action hanno guidato un furgone
modificato nel centro di ricerca e sviluppo di Elbit System a Filton,
Bristol. Gli attivisti hanno smantellato le armi, compresi i modelli di
droni quadricotteri schierati da Israele nella sua guerra contro Gaza,
causando danni per 1 milione di sterline (1,24 milioni di dollari).

14 Luglio 2025 -

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