Ex Ilva Taranto- comunicato Slai cobas

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Venerdì, 29 Agosto, 2025 - 22:22

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Ex Ilva Taranto- comunicato Slai cobas
Data: 2025-08-21 09:23
Mittente: Slai Cobas per il Sindacato di Classe <slaicobasta@gmail.com>
Destinatario: destinatari nascosti: ;

Ex Ilva: confusione al servizio dei piani di governo e nuovi padroni -
ma gli effetti su operai e masse della città sono chiari e concreti

L'intesa sottoscritta il 12 agosto da tutte le parti volutamente parla
realmente solo dei tre forni elettrici a Taranto che dovrebbero
sostituire via via gli altoforni attuali. Per il resto - impianti Dri e
dove installarli, gas/nave rigassificatrice, tempi di decarbonizzazione,
dice nulla o poco; soprattutto non parla degli effetti della permanenza
della situazione attuale - sempre grave dal punto di vista del lavoro,
della sicurezza e dell'inquinamento,- e di quella futura sugli operai e
sulla popolazione: rispetto a questo l'unica cosa certa (ad latere,
però, dell'intesa) è la permanenza/aumento della cassintegrazione per
4.000 operai di cui dovrebbero discutere il 28 agosto Commissari e
OO.SS.

Questa intesa è da un lato volutamente reticente, perchè l'obiettivo
era portare tutti, anche il Sindaco di Taranto (quello dei: No, però,
Sì), alla firma, compresa l'accettazione dell'Aia che prevede ancora 12
anni del modo di produzione attuale; dall'altro non poteva non essere
reticente perchè sono in ballo diverse soluzioni (spezzatino,
collocazione di Dri e gas) e soprattutto è tornata alla casella di
partenza la questione dei nuovi padroni che si prendono l'ex Ilva. Su
questa svendita/regalo anche a settembre non si definirà ancora niente.

Quindi si è trattato di un SI a scatola chiusa.

In cui ciò che è certo sono, ora e anche con la vendita, migliaia di
ore di cassintegrazione e poi esuberi per gli operai dell’Acciaierie
con l’inevitabile caduta a cascata sugli operai dell’appalto; nessun
vincolo immediato per manutenzione ordinaria e straordinaria, per
interventi di riduzione inquinamento; anzi l'obiettivo, questo sì in
tempi rapidi, di 6 milioni di tonnellate (cosa assurda) farà sì
comunque di spingere al massimo gli impianti attuali con effetti ancora
più pesanti sull'inquinamento e salute e sullo sfruttamento, rischi di
sicurezza per gli operai che restano in fabbrica.

I soldi che Urso ha promesso servono solo a dare una boccata d'ossigeno
allo status quo, al deficit che aumenta ogni mese.

Tutto questo, in una normale opposizione sindacale e difesa degli
interessi dei lavoratori e delle masse popolari, dovrebbe portare i
sindacati in fabbrica ad iniziative di lotta. Ma, al di là dei lamenti
e dichiarazioni sulla stampa e Tv il massimo è la richiesta ai partiti
parlamentari, tutti, di un incontro per fine agosto...; mentre per la
cassintegrazione viene richiesta una riduzione dei numeri.

Il Solo 24 Ore, giornale della Confindustria, ha già rappresentato come
vedono la questione i padroni: _"L’ex Ilva _- ha scritto a giugno -
_ha un senso strategico se può produrre un particolare tipo di acciaio,
l’acciaio acquistato dai produttori di auto, da chi realizza navi, da
chi opera nelle infrastrutture - per citare due nomi di clienti storici,
Fincantieri ed Fca/Stellantis. Il contesto geo politico segnato dalle
nuove guerre sta spingendo l’Europa, Germania in testa, alla
conversione dell’industria automobilistica alla produzione di mezzi
corazzati per la difesa. __Per fare automobili, carri armati, navi da
guerra, navi civili, turbine industriali e componenti di grandi
dimensioni per le infrastrutture serve da sempre l’acciaio di
Taranto_”. Quindi, si riafferma di fatto la centralità,
l’importanza strategica dello stabilimento che si inserisce
nell’unica economia possibile, che è oggi l’economia di guerra o di
grandi opere inutili, vedi il Ponte sullo stretto.

Dunque, altra cosa certa dal punto di vista dei padroni, tutti, e dei
governi al loro servizio è che l’Ilva svolga questa funzione. Solo
che questa funzione deve essere svolta secondo le leggi del profitto del
capitale, nella fase acuta attuale di guerra tra banditi, in cui agisce
l’irruzione della politica dei dazi di Trump.

Noi guardiamo a tutto questo dall’altra collina; dal punto di vista
degli interessi della classe operaia e della sua funzione storica di
guida delle masse popolari per opporre a questo piano l’alternativa
nella fase storica che attraversiamo.

Proprio perché gli operai sono il fattore determinante, nel contesto
attuale la questione principale e urgente è la difesa rigida del
lavoro, delle condizioni di lavoro, della salute e della sicurezza.

Gli operai non hanno altra alternativa alla “piattaforma operaia”
che dal particolare al generale assicuri la difesa dei loro interessi di
classe e degli interessi generali delle masse.

E’ su questa base che occorre dire NO all’estensione attuale della
cassintegrazione, No agli accordi che peggiori la condizione attuale sul
terreno della salute e dell’inquinamento.

Ma su questo senza l’unità e la lotta dei lavoratori le cose non
possono cambiare. Questo deve essere chiaro agli operai e alle realtà
ambientaliste sincere.

Il capitale, tutto, è nocivo sempre, sia quando produce, sia quando
chiude, sia quando dovrebbe fare le bonifiche, sia quando si riconverte.
Solo la lotta, gli scioperi, uno scontro di classe concreto può
ostacolare i piani nocivi del capitale, e nella lotta, porre le
condizioni per una lotta più generale per rovesciare questo sistema
capitalista di sfruttamento e morte.

E qui i numeri contano per la forza: 15 mila operai sono una forza; chi
li vuole mandare a casa o disperderli in tanti mini, medi, precari,
ipotetici posti di lavoro alternativi o lavora (consapevolmente o meno)
per il "nemico" o non ha capito e non vuole capire l'abc del sistema
sociale.

Unità per la riduzione dei numeri dei cassintegrati; la difesa del
salario con l’integrazione – che per noi deve essere del 100%, o
comunque una integrazione che riguardi tutti gli operai sia diretti
dello stabilimento che dell’appalto; il rifiuto degli esuberi, che
comprende il mantenimento dentro la platea dei lavoratori in Cigs dal
2018; la tutela le condizioni di salute e sicurezza; l’utilizzo pieno
dei lavoratori in cig (e potenzialmente futuri esuberi) nei piani di
bonifica/trasformazione/ambientalizzazione della fabbrica e dell'area
industriale, occupati non da varie ditte terze, ma dallo stesso padrone
di Acciaierie d'Italia, perchè fanno parte di un'unica realtà operaia
ex Ilva; Sì ad un eventuale finestra di prepensionamento, anche
risarcitoria per la situazione prodottasi in tutti questi anni
all’Ilva - 25 anni bastano!; Sì al contratto unico, metalmeccanico,
nell’appalto; stop ai contratti a termine.

E’ chiaro che questo richiede un braccio di ferro con padroni,
governo e i loro complici di varia natura, possibile con la linea e
l’organizzazione sindacale di classe e l’utilizzo di tutte le forme
di lotta necessarie.

Il 29 agosto dalle ore 16,30 alle 19,30 presso sede Slai cobas via Livio
Andronico, 47 - riunione pubblica coordinamento nazionale slai cobas
sulla situazione all'ex Ilva - INVITO A PARTECIPARE

Slai cobas per ilsindacato di classe - Taranto

WA 3519575628

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