
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Fwd: per la Palestina : iniziative da 27|11 a 3 dicembre 2025
Data: 2025-11-29 21:54
Mittente: Vincenzo Miliucci <miliucci.vincenzo@gmail.com>
fate girare , aggiungete...................
VENERDI' 19 DICEMBRE AL TRIBUNALE DE L'AQUILA NECESSITA UNA
MOBILITAZIONE A CARATTERE NAZIONALE PER LA CONCLUSIONE DEL PROCESSO
AI PALESTINESI ANAN, ALI, MANSOUR.
PREPARIAMOCI AD INTRAPRENDERE UNA STRAORDINARIA SOLIDARIETA' AI NOSTRI
FRATELLI PALESTINESI, DI CUI LA RAPPRENTENTANTE DELLO STATO, LA PM
D'AVOLIO, VUOLE A TUTTI I COSTI LA CONDANNA CON PENE ESEMPLARI : LA
CONDANNA DELLA RESISTENZA PALESTINESE !
LA CORTE DI ASSISE NELLA CONDUZIONE DEL PROCESSO HA DIFETTATO DI
EQUITA', SE DOVESSE CORRISPONDERE ALLE RICHIESTE DELLA PM, VUOL DIRE CHE
LA SENTENZA ERA GIA' SCRITTA IN ANTICIPO.
VENERDI' 19 DICEMBRE, IN TANTI DOBBIAMO PARTECIPARE ALL'UDIENZA E AL
PRESIDIO, TESTIMONIANDO IL J'ACCUSE CHE MANTIENE IN GALERA ANAN DA 2
ANNI E IL PREGIUDIZIO DI "ESSERE COLPEVOLI DI PALESTINA".
Vincenzo
PALESTINESI A PROCESSO: PM CHIEDE 12 ANNI PER YAEESH, 9 PER IRAR E 7
PER DOGMOSH
di Fabio Iuliano | 28 Novembre 2025 @ 19:21 |L'Aquila Blog [1]
[2]
-------------------------
12 anni di reclusione per Anan Yaeesh, 9 per Alì Irar e 7 per Mansour
Dogmosh. Queste le richieste del pubblico ministero Roberta D’Avolio
al termine della requisitoria nell’ambito del processo che vede
all’Aquila i tre giovani imputati con accuse di attività di
terrorismo internazionale. Le richieste arrivano al termine di una
giornata segnata anche dalla deposizione del professor Francesco
Chiodelli, urbanista dell’Università di Torino, chiamato a
ricostruire il contesto materiale e politico dell’insediamento di
Avnei Hefetz, area coloniale israeliana nei pressi di Tulkarem,
nell’area C della Cisgiordania, citata in alcune intercettazioni come
possibile eventuale obiettivo di un’azione terroristica.
Chiodelli ha descritto l’area come una colonia civile a forte
connotazione ultra-ortodossa, presidiata da un sistema strutturato di
sicurezza: checkpoint all’ingresso, una base militare, milizie
territoriali formate dagli stessi residenti. Una struttura territoriale
a tre cerchi, con la parte più interna abitata da coloni riservisti.
Secondo il docente, questo apparato rende estremamente difficile
immaginare un’azione armata diretta contro l’insediamento. In aula,
ha richiamato anche le limitazioni alla mobilità dei palestinesi
osservate nel corso delle sue missioni a Tulkarem, svolte in
collaborazione con l’ateneo.
La pm D’Avolio ha presentato alla corte d’assise d’appello,
presieduta dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, una memoria di oltre
100 pagine che, a suo avviso, reca elementi di colpevolezza a carico dei
tre. Elementi che sarebbero stati riscontrati anche nel dibattimento.
Non la pensa così l’avvocato Flavio Rossi Albertini che, al termine
dell’udienza, ha contestato l’impianto accusatorio del pm.
Secondo il legale, la requisitoria sarebbe rimasta ancorata agli atti
delle indagini preliminari, senza tenere conto del dibattimento né
delle valutazioni espresse lo scorso anno dalla Corte di cassazione, che
su elementi analoghi non aveva ravvisato neppure la gravità indiziaria
iniziale per Alì e Mansour.
“La pm”, ha detto il legale, “si è limitata a leggere una memoria
a sostegno delle sue conclusioni, riferendo una serie di circostanze
come se, a mio giudizio, non ci fosse stata l’istruttoria
dibattimentale. Sembrava che facesse riferimento sostanzialmente solo
agli atti delle indagini preliminari e al momento in cui si è
pronunciato per la prima volta il Tribunale della libertà. Ha eluso
completamente gli elementi con i quali la Corte di cassazione ha
ritenuto di non configurare neanche la gravità indiziaria a carico di
Alì e di Mansour. La Cassazione aveva analizzato sostanzialmente gli
stessi elementi, tra l’altro emersi nel corso dell’istruttoria
dibattimentale, concludendo che non integravano neanche una gravità
indiziaria. E se pensate che, sulla scorta di questi stessi elementi,
oggi il pubblico ministero ha concluso chiedendo 9 e 7 anni di
reclusione per i due imputati, capite bene l’assurdità delle
richieste”.
Rossi Albertini ha anche ricordato la condanna inflitta ad Anan da un
tribunale militare israeliano: 3 anni di reclusione e 5 di libertà
vigilata per fatti risalenti alla seconda intifada. “L’assurdità
delle richieste odierne è ancora più evidente se paragonata a quel
processo”, ha aggiunto, “lì, per fatti commessi nella seconda
intifada, Anan è stato condannato a 3 anni più 5 di libertà vigilata,
mentre nel nostro caso, per fatti certamente meno gravi, il pubblico
ministero dell’Aquila ha chiesto 12 anni di reclusione, eludendo tutto
il contesto e la possibilità di riconoscere attenuanti generiche,
l’attenuante della provocazione, il fatto di aver agito per elevati
valori morali e sociali”.
Una sproporzione che, secondo la difesa, deriva anche dall’uso di
categorie giuridiche sviluppate nei processi sull’Isis, ritenute
inapplicabili al contesto palestinese esaminato in questo procedimento.
Per il legale, infine, l’accusa non avrebbe considerato né le
attenuanti prospettate né il contesto politico e materiale in cui gli
imputati avrebbero agito, elementi che – a loro giudizio –
dovrebbero incidere sulla qualificazione dei fatti e sulla
determinazione delle pene. Prossima udienza il 19 dicembre con
l’arringa della difesa.