
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA il 6 e 7 MAGGIO
Data: 2026-03-06 09:45
Mittente: enrico bernocchi <enricobernocchi@yahoo.it>
Sciopero Generale della Scuola per le intere giornate del 6 e 7 maggio
con Manifestazioni Territoriali
_
Contro le prove Invalsi inutili e dannose_
Siamo contro i quiz Invalsi perchè: - a) non hanno determinato alcun
sviluppo positivo nel sistema educativo; - b) non possono misurare
competenze poiché sono costituite da test decontestualizzati a risposta
chiusa o aperta univoca; - c) la valutazione delle competenze richiede
strumenti specifici, l'utilizzo di test contraddice il concetto stesso
di competenza; - d) hanno diffuso nelle scuole la pratica del _teaching
to test_, sottraendo tempo e attenzione alla didattica attiva.
Quest'anno i quiz Invalsi si svolgeranno nella scuola Primaria in due
giornate consecutive, il 6 e 7 maggio: il che ci consente di bloccarne
il maggior numero, convocando lo sciopero sia il 6 sia il 7. Non
chiediamo a docenti ed ATA di scioperare per due giorni ma di scegliere
il giorno in cui lo sciopero avrà maggiori effetti.
Però, anche gli altri ordini di scuola non coinvolti nei quiz, hanno
validi motivi per scioperare e mobilitarsi in quelle giornate. Per cui
abbiamo deciso di estendere lo sciopero alle Scuole di ogni ordine e
grado, aggiungendo al rifiuto delle prove Invalsi i seguenti obiettivi:
_- Recupero di almeno il 30% del potere d’acquisto di docenti ed ATA,
perso in questi anni. _Negli ultimi 30 anni, il potere d’acquisto di
docenti ed ATA si è ridotto di circa il 30%. Gli aumenti del
contratto-miseria appena firmato, soltanto del 6%, non solo non
compensano il forte calo del valore dei salari, ma sono anche ben
lontani dal coprire l'inflazione del 14,8% dell'ultimo triennio. Questa
continua perdita svaluta la funzione educativa, impoverendo le
condizioni di vita di docenti e ATA. Il recupero del 30% del potere
d’acquisto è quindi una necessità di giustizia e dignità sociale.
La qualità dell’istruzione dipende anche dal riconoscimento economico
dei suoi protagonisti.
_- Per docenti ed ATA pensione corrispondente all'ultimo stipendio e in
età compatibile con un lavoro gravoso e usurante – No al Fondo Espero
e al silenzio-assenso._ Il personale scolastico merita una pensione
corrispondente all’ultimo stipendio. Il Fondo Espero, promosso e
amministrato dai sindacati "rappresentativi" e dall’amministrazione,
rappresenta una inaccettabile privatizzazione della previdenza pubblica,
così come_ _è inaccettabile il meccanismo liberticida del
silenzio-assenso per i neo assunti. È necessario destinare risorse
pubbliche per rafforzare il sistema previdenziale, garantendo
un’uscita dal lavoro a un’età compatibile con la fatica fisica e
psicologica che l’insegnamento e i compiti ausiliari comportano
(lavori gravosi e usuranti).
_- Assunzione su tutti i posti disponibili e ripristino del "doppio
canale" per eliminare il precariato._ Il precariato nella scuola è una
ferita aperta da decenni. Più di 200.000 docenti e ATA vivono in una
condizione di instabilità cronica, passando da un contratto
all’altro, privi di continuità didattica e di tutele. Questa
situazione penalizza i lavoratori/trici e danneggia la qualità
dell’insegnamento e la continuità educativa. È necessario assumere
"in ruolo" su tutti i posti vacanti e disponibili in organico,
procedendo a stabilizzazioni immediate tramite procedure snelle e
trasparenti e ripristinando il "doppio canale".
_- Ruolo unico docenti dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di
secondo grado. _La frammentazione della professione docente in una
molteplicità di ruoli e contratti differenziati ha creato
disuguaglianze ingiustificate. La proposta di un ruolo unico docente,
che comprenda l’istruzione statale, dall’infanzia alla scuola
secondaria di secondo grado, intende riconoscere la natura unitaria
della funzione docente. L’insegnamento, pur con le sue specificità,
è fondato sulla medesima finalità educativa e formativa. Il ruolo
unico permetterebbe di superare disparità contrattuali e di carriera,
favorendo una retribuzione equa e commisurata alla professionalità.
_- No alla riduzione a quattro anni dei percorsi di istruzione
secondaria._ La contrazione del ciclo di studi superiore da cinque a
quattro anni comporterebbe l’impoverimento dell'offerta formativa, la
compressione dei programmi e l’abbassamento della qualità,
l’aumento delle ore settimanali e dei carichi di lavoro e di studio
(per docenti e studenti), la drastica riduzione degli organici e la
perdita di posti di lavoro, l’aumento delle diseguaglianze educative,
perché colpirebbe maggiormente gli studenti più fragili per i quali
l'istruzione è l'unico motore di crescita.
_- No alle Indicazioni Nazionali 2025._ E' un documento fortemente
ideologico, intriso di nazionalismo e retorica, che utilizza la
“_personalizzazione_” e la “_valorizzazione dei talenti_” come
strumenti di selezione classista. L'obiettivo politico è costruire nel
tempo l'egemonia politico-culturale della destra. Denunciamo in
particolare l’ossessione identitaria e occidentalista, soprattutto
nell’insegnamento della storia, e la deriva autoritaria che le
attraversa - in contrasto con l’idea di una scuola attiva,
democratica, pluralista - e che ancora una volta vieta (o limita)
attività didattiche su sessualità ed affettività anche alle medie e
alle superiori_._
_- No all'Autonomia differenziata._ L'AD non garantisce i servizi
essenziali e i diritti civili e sociali su tutto il territorio
nazionale, frammenta scuola e sanità creando disuguaglianze
nell'offerta formativa, nei diritti sociali, in particolare nei diritti
all'istruzione e alla salute della popolazione_._
Esecutivo Nazionale COBAS Scuola
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