le mobilitazioni nazionali contro il decreto Sicurezza

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Lunedì, 26 Maggio, 2025 - 22:22

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Fwd: Il 26 e il 31 maggio, le mobilitazioni nazionali contro il
decreto Sicurezza
Data: 2025-05-19 10:57
Mittente: Vincenzo Miliucci <miliucci.vincenzo@gmail.com>

IL DECRETO LEGGE SICUREZZA VA AL VOTO DELLA CAMERA LUNEDI' 26 MAGGIO,
CHE SI CONCLUDERA' ENTRO GIOVEDI' 29 MAGGIO CON IL VOTO FINALE.
POI PASSERA' AL SENATO BLINDATO CON IL VOTO DI FIDUCIA ENTRO IL 10
GIUGNO.

A ROMA, IL 26 MAGGIO DALLE ORE 10 A PARTIRE DA P.ZA [1] BARBERINI E'
CHIAMATA LA MOBILITAZIONE CITTADINA,RESTANDO MOBILITATI PER I GIORNI
SUCCESSIVI E PER L'ULTERIORE INIZIATIVA AL SENATO CON DATA ANCORA DA
CONCORDARE.

NEGLI ALTRI ALTRI CAPOLUOGHI, LA MOBILITAZIONE DEL 26 MAGGIO E' PREVISTA
DAVANTI LE PREFETTURE O ALTRI PALAZZI DEL POTERE.

SABATO 31 MAGGIO DALLE ORE 14 CI SARA' A ROMA LA MANIFESTAZIONE
NAZIONALE CON IL CORTEO DA P.ZA [1] VITTORIO A PORTA S.PAOLO : VEDIAMO
DI PREDISPORRE UNA PARTECIPAZIONE CAPACE DI RAPPRESENTARE IN PIAZZA LA
VOLONTA' DI RESISTERE AL PROGETTO REAZIONARIO DEL GOVERNO MELONI,
IMPOSTO CON LEGGI LIBERTICIDE,GUERRAFONDAIE,ANTICOSTITUZIONALI

Vincenzo

CAMERA DEPUTATI:CALENDARIO DEI LAVORI DELL'ASSEMBLEA

Lunedì 26 maggio_ (ore 10, con votazioni non prima delle ore 14)_

Esame del disegno di legge n. 2355 [2] - Conversione in legge del
decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, recante disposizioni urgenti in
materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio,
nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario _(da
inviare al Senato – scadenza: 10 giugno 2025)_

Martedì 27_ (ore 14-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24)_,
mercoledì 28_ (al termine dell'informativa urgente e fino alle ore
13,30 e 16,15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24)_ e
giovedì 29 maggio_ (ore 9,30-13,30 e 15-20, con prosecuzione notturna
dalle 21 alle 24 e nella giornata di venerdì 30 maggio)_

Seguito dell’esame del disegno di legge n. 2355 [2] - Conversione in
legge del decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, recante disposizioni
urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in
servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario
_(da inviare al Senato – scadenza: 10 giugno 2025)_

BLINDATO IL DECRETO SICUREZZA

_di Liana Milella_

Il Fatto Quotidiano, 15 maggio 2025

Sulla custodia cautelare vince Nordio, l’emendamento Costa diventa
odg. Tempi strettissimi alla Camera e poi al Senato perché il
provvedimento scade l’11 giugno: sarà approvato anche qualora non sia
stato chiuso in commissione e quindi senza il relatore. Vincono
l’urgenza di convertire il decreto Sicurezza in versione super
blindata e il Guardasigilli Nordio che vuole per se stesso “vanto e
merito” di aver ristretto le regole della custodia cautelare. Così
l’emendamento Costa al dl Sicurezza, che blocca l’arresto per il
rischio che lo stesso reato venga ripetuto, viene sì riammesso, ma
politicamente è già “morto”.

Un vertice di maggioranza l’ha derubricato a semplice ordine del
giorno. Una sorta di “suggerimento politico” al ministro della
Giustizia che in tempi rapidi, con il suo fido viceministro,
l’avvocato barese Francesco Paolo Sisto, porterà a Palazzo Chigi
quella che già chiama “la mia storica riforma della custodia
cautelare”.

Il Fatto quotidiano ha prima scoperto e poi fornito i dettagli
dell’operazione Costa. Togliere alle regole della custodia cautelare
un pezzo forte, via il rischio di ricadere nello stesso delitto, mentre
restano il pericolo di fuga e l’inquinamento delle prove. Per Nordio
è il coronamento di una linea politico-giudiziaria perseguita da
sempre. C’era lui al vertice del Comitato promotore per i referendum
radical-leghisti che, tra gli altri, già proponeva a giugno del 2022,
quando l’attuale ministro della Giustizia era solo un ex procuratore
aggiunto di Venezia in pensione, di sopprimere l’ipotesi della
reiterazione per mandare un imputato in custodia cautelare.

Il decreto andrà al voto dal 26 maggio e subito dopo, ovviamente
blindato, passerà a palazzo Madama, dove la capigruppo ha già fissato
l’aula per l’11 giugno, anche qualora il provvedimento non sia stato
chiuso in commissione e quindi senza il relatore.

⁠Per tenere buone le opposizioni, tra gli emendamenti riammessi c’è
quello di Valentina D’Orso del M5s che modifica il delitto di
sequestro di persona abrogando la disposizione che ne subordina la
punibilità alla querela della persona offesa. E ancora quello che
abroga il reato di invasione di terreni o edifici con pericoli per la
salute e l’incolumità pubblica. Rientra anche un emendamento della
responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani per il reinserimento
sociale e lavorativo delle persone detenute. Parliamo, nel complesso, di
una decina di emendamenti rispetto ai 400 che sono stati falcidiati. E
che comunque sono di fatto già “morti” prim’ancora di essere
discussi.

La partita si chiude così. Vince la voglia di repressione a tutti i
costi dei meloniani e della Lega, contenuta nel decreto Sicurezza con i
suoi 14 nuovi reati, le nove circostanze aggravanti, nonché tutte le
misure che ampliano a dismisura i poteri delle polizie.

IL 26 E IL 31 MAGGIO, NUOVE MOBILITAZIONI NAZIONALI CONTRO IL DECRETO
SICUREZZA

Assemblea Nazionale Rete No DDL Sicurezza
SE VOI FATE IL FASCISMO. NOI FACCIAMO LA RESISTENZA

Oggi ci troviamo di nuovo qui, in centinata, dopo otto mesi di
mobilitazione che ha portato in piazza il 14 dicembre 100.000 persone.
Una lunga marcia che non si ferma ha animato i territori di tutto il
Paese con manifestazioni e assemblee fortemente partecipate e ha
caratterizzato il 25 aprile in tutta Italia con cortei densissimi per
celebrare la resistenza di ieri e, soprattutto, quella a cui siamo
chiamati oggi. Partiamo dunque dai due appuntamenti che oggi abbiamo
approvato con largo consenso: il 26 maggio, quando il decreto approderà
alla Camera, e il 31 maggio a Roma in una grande manifestazione
nazionale.

Lo scenario che ci troviamo davanti a questo punto è fortemente
cambiato rispetto ai primi mesi di quest’anno. Il Governo Meloni ha
forzato il meccanismo di discussione democratica e approvato nel
Consiglio dei Ministri il Decreto Legge Sicurezza, sottraendo il
provvedimento al voto nelle aule parlamentari. Un’accelerazione che è
l’ultimo atto di una evidente svolta autoritaria che l’estrema
destra sta imponendo al nostro Paese, a partire dalla torsione
all’economia di guerra fino al silenzio nei confronti dei referendum
del prossimo 8 e 9 Giugno e delle vertenze e dei contratti aperti, tra
cui quelli del settore metalmeccanico.

Eppure la mobilitazione che abbiamo promosso in questi mesi e che ci fa
ritrovare ora, in tant3 e in divers3, ci parla di una opposizione reale
ed estesa nel nostro Paese, che non riguarda più soltanto gruppi
organizzati ma anche l’eccedenza.
Una convergenza e un’assonanza trasversale che non ha fatto leva su
egemonie interne ma che ha saputo animare uno spazio e un universo
composito, attraverso la promozione di appelli tematici e vertenze
specifiche, dimostrando che il nostro paese non è affatto pacificato ma
che, anzi, è pienamente dotato degli anticorpi necessari a bloccare la
torsione anti-democratica che il Governo Meloni vuole imporci.
Questa Rete ha avuto il mandato trasversale di costruire uno spazio di
opposizione e dissenso, di rispondere ai tentativi di deriva autoritaria
e di negazione dei diritti. Con questo obiettivo prosegue la costruzione
di una

mobilitazione di massa che dia corpo a una opposizione sociale duratura
e di rilancio. Dopo il 31 maggio e oltre il DL Sicurezza.

Il 26 maggio il provvedimento arriverà in Aula alla Camera per la
fiducia. In quel giorno siamo chiamati a costruire una piazza capace di
raccogliere voci, protagonismo, potenza conflittuale diffusa, che ospiti
interventi delle soggettività che si sono schierate contro il ddl e che
si trasformi in assedio reale all’unanimismo autoritario del Palazzo
con l’obiettivo di fermare l’iter del DL paura, come stiamo dicendo
da mesi. Dentro l’Aula, invece, chiediamo che venga attuato un
meccanismo di sabotaggio a opera delle forze politiche di opposizione
per impedire a tutti i livelli che questa legge – la peggiore che il
Governo Meloni di estrema destra ha imposto al nostro Paese e la
peggiore della nostra storia repubblicana – modifichi profondamento
l’assetto democratico.

Il 31 maggio l’appuntamento sarà in Piazza per una manifestazione
nazionale, plurale, in cui convergano le ricchezze, le proposte, le
istanze, le idee di società che stanno determinando l’opposizione
sociale e politica al Governo Meloni, al suo piano autoritario e
antipopolare. Saremo una moltitudine in movimento: l’obiettivo sarà
quello di andare oltre.
Quella giornata sarà dedicata a una manifestazione di massa, di tutti
coloro che alzano la testa contro i soprusi, composta dalle tante voci
del conflitto e del dissenso sui temi sociali, civili, politici.

Le forme di conflitto diventano strumento necessario per la difesa della
democrazia, per respingere tutti i tentativi autoritari del Governo
Meloni perché la nostra opposizione sociale continuerà a essere reale
e vigile contro qualsiasi ulteriore svolta anti-democratica e
autoritaria. Non ci fermeremo.

Siamo obbligati ad andare avanti perché oggi siamo più forti e più
determinati a praticare il conflitto e a immaginare insieme come farlo,
come disobbedire, come resistere, come difenderci. Accogliamo anche una
riflessione più profonda sulle pratiche del conflitto, consapevoli che
le tante storie che animano la rete – manifestazioni non violente,
disobbedienza, pratiche di autotutela della piazza – debbano
convergere sempre sulla pratica dell’obiettivo e sulla capacità di
creare una dialettica tra conflitto e consenso. Ogni pezzo di questa
rete – a proprio modo, sul proprio terreno, con i propri codici – lo
sta facendo e lo farà. Questa è diventata una nostra priorità.
Abbiamo creato uno spazio di difesa e di rottura per recuperare il
terreno dei diritti che questo Governo vuole limitare, ci siamo
riappropriati di quegli spazi pubblici che vogliono toglierci pezzo dopo
pezzo.

Continuiamo allora a dare ampia visibilità al lavoro dei molti nodi di
questa rete, sui territori e centralmente. Ci attendono appuntamenti
importanti, che rafforzano e amplificano i prossimi 26 e 31 maggio.

Il 17 maggio a Roma per la mobilitazione LGBTQIA+; nello stesso giorno,
a Milano si scende in piazza per dire NO al cosiddetto “Remigration
summit”, un evento che diffonde messaggi xenofobi e disumani,
incompatibili con i valori della nostra città e della Costituzione. Il
26 e 27 maggio a Napoli è organizzata una opposizione al vertice NATO
dedicato alla difesa e alla sicurezza del Mediterraneo che vede ospiti
Libia e Israele.
Nei giorni antecedenti, sempre a Napoli il 23 e 24 maggio segnaliamo
l’appuntamento del Social Forum Abitare.
Il 31 maggio la mattina è il momento dell’assemblea nazionale del
coordinamento delle associazioni e docenti del movimento contro le nuove
indicazioni nazionali per la scuola. L’8 e 9 giugno per il Referendum
sul lavoro e la cittadinanza. E poi, ricordiamo il 21 giugno in cui è
prevista una grande manifestazione europea contro il Riarmo, perché il
contrasto alla guerra resta la cornice politica dentro la quale ci
muoviamo.

IL CSM DICE NO AL DECRETO SICUREZZA: “RISCHI PER LA DEMOCRAZIA”

di Mario Di Vito da il manifesto

L’impatto che avrà il decreto sicurezza sui tribunali “non è
prevedibile”, ma di sicuro ci saranno ripercussioni “sul carico di
lavoro e sull’assetto organizzativo degli uffici”. Lo dice il
Consiglio superiore della magistratura in un parere approvato ieri dal
plenum. Al di là dei numeri con cui è passato il documento (19
favorevoli, 4 contrari e un astenuto) la discussione è stata di quelle
pesanti.

L’opinione dell’organo di governo autonomo delle toghe, infatti, non
era richiesta, né ha un valore vincolante. E però ha indubbiamente un
suo ruolo nel dibattito che circonda le nuove disposizioni in materia di
ordine pubblico e sicurezza, da un anno e mezzo ormai in parlamento.
Dove, nonostante il testo sia sempre stato blindatissimo e nessuno sia
mai riuscito a emendarlo davvero, continua a languire in attesa di
approvazione.

Il problema che più si evidenzia nel “parere critico” verso il
decreto è il ricorso quasi indiscriminato al codice penale. Si rileva
infatti che è “acclarato” il fatto che “in linea di principio”
sono solo gli “interventi ispirati alla logica opposta della
depenalizzazione” a “favorire una migliore efficacia
dell’organizzazione”, mentre nel decreto sicurezza “è presente un
ricorso accentuato allo strumento penale” in termini di inasprimento
delle pene e introduzione di nuove fattispecie di reato. Il discorso è
semplice: più sono i reati da perseguire e più gli organi inquirenti
vedono aumentare la quantità di carte sulle loro scrivanie.

Il risultato finale non è difficile da immaginare. “Senza nessuna
pretesa di invadere l’ambito riservato esclusivamente al legislatore
– ha detto durante il plenum la prima presidente della Cassazione
Margherita Cassano – penso sia doveroso da parte del Csm, in
un’ottica di leale collaborazione tra autorità dello Stato,
richiamare l’attenzione in sede di conversione sulle ricadute che
rischiano di avere pesanti effetti per gli uffici giudiziari”.

Il problema, per Cassano, è che “se continuano a essere emanate una
pluralità di leggi spesso sullo stesso ambito di materia, in un breve
arco di tempo, senza risolvere preventivamente a livello legislativo il
tema, non solo del coordinamento di queste disposizioni, ma su quale
deve essere l’ambito effettivo dell’intervento penale, si provocano
ricadute con effetti dirompenti sul sistema giudiziario”. Un concetto
simile l’ha espresso anche il consigliere laico Michele Papa:
“L’espansione incontrollata del diritto penale simbolico finisce per
snaturare la funzione stessa della legislazione, trasformandola in un
mero veicolo di comunicazione mediatica incapace di incidere realmente
sui fenomeni criminali e, soprattutto, di garantire il cittadino dai
rischi di arbitrari interventi punitivi”. Perplessità sono arrivate
anche dalla destra togata. La consigliera di Magistratura indipendente
Bernadette Nicotra ha infatti espresso forti perplessità “sul
metodo” della “decretazione d’urgenza in materia penale, non solo
da parte di questo governo. Mi chiedo se effettivamente ci fosse
necessità e urgenza per questo intervento”. Tullio Morello di Area
pure ha affondato il colpo. “Che paese stiamo diventando – ha detto
-. A queste parole si può aggiungere un punto esclamativo, un punto
interrogativo o i puntini di sospensione. Io penso che siamo un paese
molto diviso e il paese invece ha bisogno di unirsi”. I consiglieri
laici della destra hanno votato contro. Ma non in maniera compatta,
perché Felice Giuffré, eletto in quota Fratelli d’Italia, si è
astenuto.

Per il resto, la tristemente consueta difesa del governo al Csm si è
limitata a sottolineare come il documento partorito dal plenum non abbia
in realtà un peso formale. “Questo parere non serve a nulla – ha
detto Bertolini annunciando il suo voto contrario – potevamo spendere
meglio le nostre energia”. Magari, cioè, evitando proprio
l’argomento.

Links:
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[1] http://P.ZA
[2]
https://documenti.camera.it/apps/CommonServices/getDocumento.ashx?sezion...

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