presenteremo il nuovo rapporto sulla giustizia minorile

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Mercoledì, 25 Febbraio, 2026 - 21:22

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: "Io non ti credo più". Il 25 febbraio presenteremo il nuovo
rapporto sulla giustizia minorile
Data: 2026-02-02 11:43
Mittente: Antigone <ufficiostampa@associazioneantigone.it>
Destinatario: "ondarossa@ondarossa.info" <ondarossa@ondarossa.info>

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"IO NON TI CREDO PIÙ".
IL 25 FEBBRAIO PRESENTEREMO IL NUOVO RAPPORTO SULLA GIUSTIZIA MINORILE

Nel salutare il 2025 avevamo raccontato con alcuni dati l'anno
drammatico che era stato per il sistema penitenziario. Lanciando anche
un monito: senza interventi urgenti le cose non sarebbero potute che
peggiorare.
Il 2026 è iniziato con la solita scia di suicidi e morti dietro le
sbarre. 12 sono le persone morte nel primo mese dell'anno, di queste 5
si sono tolte la vita. Due nel carcere di Padova a distanza di poco più
di un giorno l'una dall'altra. Suicidi che sono uno dei termometri della
situazione delle carceri e che ci raccontano dell'emergenza che si sta
vivendo e di cui parleremo a Roma, il prossimo 6 febbraio, in
un'assemblea aperta.

Nonostante questa emergenza il governo continua a cavalcare le presunte
emergenze del momento e, a distanza di sei mesi dall'approvazione del
decreto sicurezza, ha pronto un nuovo pacchetto. Stavolta i "nemici"
sono i minori, i cosiddetti maranza, gli stranieri e gli attivisti. Si
tratta di un nuovo pericoloso attacco allo Stato di diritto, in nome di
un populismo penale che guarda solo al consenso del momento.

Proprio per quanto riguarda i minori, il 25 febbraio a Roma presenteremo
il nostro ottavo rapporto sulla giustizia minorile, in cui racconteremo
le enormi problematiche in cui l'intero sistema è precipitato dopo
l'approvazione del decreto Caivano nel 2023.

Sempre a proposito di minori si parla nel processo per le presunte
torture avvenute nel carcere minorile "Beccaria" di Milano. Come
Antigone siamo presenti nel procedimento come parte offesa e, in caso di
processo, siamo pronti a richiedere la costituzione di parte civile,
dando seguito anche a quegli esposti che avevamo presentato affinché si
indagasse sulle denunce che stavano emergendo da quell'Istituto Penale
per Minorenni.
E parlando di tortura, è notizia recente la decisione della Corte di
Appello di Firenze che, cambiando la decisione dei giudici di primo
grado, ha nuovamente condannato alcuni agenti, reintroducendo tra le
fattispecie riconosciute anche la tortura.

Di questi temi parliamo in questa newsletter.

Buona lettura,
Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone

Il Save the date per la presentazione del nuovo rapporto

IO NON TI CREDO PIU'. E' questo il titolo del nostro Ottavo Rapporto
sulla Giustizia minorile italiana che presenteremo il prossimo 25
febbraio a partire dalle 10 presso la sede di Libera in via Stamira 5 a
Roma.

I giovani che incrociano il carcere hanno perso ogni speranza nella
giustizia minorile. Non si fidano più del mondo degli adulti, che la
amministra mostrando sempre più desiderio di punizione e vendetta e
sempre meno accoglienza, ascolto, sostegno. Così li andiamo perdendo,
invece di puntare in quel recupero a ogni costo verso cui in passato la
giustizia ha saputo protendersi.

Frutto come sempre della nostra osservazione diretta attraverso le
visite agli Istituti Penali per Minorenni, nonché della nostra
elaborazione dei dati qualitativi e quantitativi tanto sulle carceri
minorili che sull'intera area delle misure penali rivolte ai minorenni,
il Rapporto racconterà attraverso numeri, analisi, storie la situazione
tragica nella quale versa il sistema.

L'evento sarà l'occasione per presentare anche il podcast CATTIVI. LE
CARCERI DEI RAGAZZI VISTE DA DENTRO, realizzato da Antigone in
collaborazione con l'agenzia giornalistica indipendente Next New Media.
Attraverso la voce diretta di ragazzi e ragazze che hanno incrociato il
carcere, CATTIVI ci guida in un viaggio all'interno della giustizia
penale minorile, arricchito dalle spiegazioni di esperti del settore.

[3]

35 anni insieme. E non ci fermiamo.

Nel 2026 Antigone compie 35 anni.
35 anni di impegno costante per i diritti umani, dentro e fuori le
carceri.

Nel 2025 abbiamo visitato 116 carceri per adulti e tutti gli istituti
penali per minorenni.
Abbiamo denunciato il sovraffollamento, le violazioni dei diritti
fondamentali, l’aumento dei decessi.
Abbiamo offerto informazioni legali gratuite a oltre 2.000 persone
detenute.
Siamo stati nei tribunali, nei luoghi della politica, nelle sedi
internazionali.
Ci siamo opposti a un decreto sicurezza che colpisce lo Stato di diritto
e criminalizza anche le proteste pacifiche. E siamo pronti a continuare
la battaglia, anche nelle aule delle alte Corti.

Tutto questo è stato possibile grazie a una comunità che da 35 anni
sceglie di non voltarsi dall’altra parte.

Iscriversi ad Antigone per il 2026 significa continuare a dare forza a
questo lavoro.
Significa difendere diritti, giustizia e dignità, anche dove è più
difficile farlo.

Continuiamo insieme.
Perché i diritti non vanno mai dati per scontati.

SCOPRI COME ISCRIVERTI [4]

[5]

Avanti con i nuovi "nemici" del momento

Il Governo annuncia un nuovo pacchetto sicurezza composto da un decreto
legge e un disegno di legge. Due provvedimenti che, letti insieme,
segnano un ulteriore e grave arretramento dello Stato di diritto.
Negli ultimi 18 anni sono stati approvati sei pacchetti sicurezza.
Eppure, la sicurezza continua a essere presentata come un’emergenza.
Un dato che dovrebbe interrogare la politica sull’efficacia di questo
approccio.

Nel DDL e nel DL emergono misure che colpiscono chi protesta, i
minorenni, le persone migranti, e che ridefiniscono il ruolo delle forze
di polizia in modo pericolosamente sbilanciato, riducendo i controlli
giurisdizionali.
Si introducono pene sproporzionate, limitazioni alla libertà di
manifestazione, fermi e perquisizioni senza controllo giudiziario, fino
a norme che rischiano di compromettere principi costituzionali
fondamentali come l’obbligatorietà dell’azione penale e
l’uguaglianza davanti alla legge.

Non è sicurezza.
È una risposta repressiva, che tratta fenomeni sociali complessi come
un unico problema di ordine pubblico.

Di fronte a questo scenario, la preoccupazione è profonda.
La sicurezza non può diventare il pretesto per comprimere diritti e
libertà fondamentali.

LEGGI IL NOSTRO COMUNICATO [6]

[7]

Una discussione collettiva per uscire dall'emergenza

Alcune settimane fa, assieme ad altre organizzazioni, abbiamo promosso
un appello per un atto di clemenza, così come auspicato anche da Papa
Francesco all'inizio del Giubileo.
Nonostante la situazione delle carceri italiane sia drammatica, con un
2025 che ci lascia un sovraffollamento crescente e un numero di suicidi
in carcere altissimo, nulla si sta facendo.

Insieme agli stessi promotori dell'appello abbiamo convocato una
assemblea aperta, per rilanciare una riflessione pubblica sulla
condizione delle carceri italiane e sulle responsabilità che questa
situazione drammatica chiama in causa.

L’assemblea sarà un’occasione per condividere analisi, esperienze e
proposte e per ragionare insieme su possibili iniziative comuni. Gli
strumenti per intervenire esistono: è necessario discuterne e renderli
praticabili.

MAGGIORI INFORMAZIONI [8]

[9]

La repressione non è mai servita a nulla

“Se nel mio quartiere ci fosse stato un campo da calcetto adesso non
sarei qui”.
Questa è una frase che Susanna Marietti, la nostra coordinatrice
nazionale, si è sentita dire mentre era in visita in un Istituto Penale
per Minorenni.

Anche per i minori il carcere è sempre più visto come l'orizzonte di
ogni problema sociale. Un approccio semplice e semplicista che non serve
e non risolve le ampie questioni su cui ci dovremmo interrogare e su cui
dovremmo investire: il sostegno alle periferie degradate, l’educazione
all’affettività nelle scuole, l’educazione all’uso dei social
network, le strutture di accoglienza per minori stranieri non
accompagnati, la costruzione di spazi di socialità.

E, invece, dinanzi ad ogni fatto tragico di cronaca, si sceglie di
percorrere la via del penale. Come sta accadendo ancora, con il nuovo
pacchetto sicurezza annunciato dal governo.

Proprio Susanna Marietti ne scrive sul Fatto Quotidiano.

LEGGI L'ARTICOLO [10]

[11]

Pacchetto sicurezza, minori e "maranza" i nuovi nemici dell'ordine

Prima erano state le borseggiatrici e gli attivisti sociali (soprattutto
i giovani che protestano per l'inattività dei governi nel contrastare i
cambiamenti climatici). Prima ancora i rom e i senza fissa dimora. Poi
ci sono le categorie sociali che sempre tornano, come gli stranieri.

Stavolta il nuovo pacchetto sicurezza annunciato dal governo servirà a
contrastare la criminalità minorile e quella dei "maranza".

Ma il ricorso al sistema penale, non aiuta mai a risolvere questioni che
hanno radici più profonde, come ricorda lo stesso Luigi Ferrajoli che,
parlando di populismo penale, sottolinea come questo consista
«nell’uso demagogico e congiunturale del diritto penale diretto ad
alimentare la paura con misure tanto anti-garantiste quanto inefficaci
alla prevenzione della criminalità».

E invece la risposta sembra essere sempre la stessa, ripetitiva e
inefficace: più reati, più pene, meno diritti. Una scorciatoia
politica che rischia di produrre l’effetto opposto a quello
dichiarato: meno fiducia nelle istituzioni e uno Stato di diritto sempre
più fragile.

Andrea Oleandri ne scrive su Lavialibera.

LEGGI L'ARTICOLO [12]

[13]

Proseguono le udienze dell'incidente probatorio per le presunte torture
nell'IPM "Beccaria"

Sono finora quattro le udienze dell’incidente probatorio che si sono
tenute nell’ambito del procedimento per le presunte violenze che
sarebbero avvenute nell'Istituto Penale per Minorenni "Beccaria" di
Milano, che vede contestati molteplici reati quali maltrattamenti,
violenze, lesioni, falsi e tortura da parte di 41 indagati, che
ricoprivano posizioni apicali e di servizio nell’istituto nel periodo
intercorso tra il mese di novembre 2021 fino a marzo 2024 ai danni di 33
ragazzi, molti dei quali minorenni al momento dei fatti.

Un procedimento che riscontra alcune difficoltà rispetto alle persone
offese e all'intensità delle loro condizioni di vulnerabilità. Non
tutti i ragazzi sono stati reperiti, non tutti sono assistiti da un
difensore e molti di loro permangono in spazi di custodia (IPM, carcere,
CPR, REMS).

Nel corso dell’ultima udienza sono stati ascoltati 2 minori in
modalità protetta. Antigone era presente come parte offesa. Sebbene
ogni ragazzo faccia storia a sé, le prime quattro audizioni hanno
tratteggiato alcuni elementi che sarebbero ricorrenti: le violenze
contestate sarebbero infatti state agite da parte di un gruppo di agenti
(e mai in un conflitto a due) che accompagnavano il ragazzo fuori dalla
cella, fuori dal reparto, spesso in spazi non ripresi dalle telecamere
di sicurezza. In svariati episodi, dopo l’azione, il ragazzo poteva
essere tenuto in isolamento (per un tempo breve come alcune ore, o
lungo) e poi spesso trasferito in seguito presso un altro IPM. Gli
episodi, nelle parole dei ragazzi, partono sempre da piccoli pretesti.
Nell’udienza di ieri un ragazzo ha riferito di aver chiesto di poter
acquistare una cioccolata calda alla macchinetta, l’altro ha riferito
di essere stato ammanettato a un rubinetto.

Ogni udienza racconta una vita quotidiana fatta di de-umanizzazione. I
ragazzi riferiscono non solo le violenze e gli abusi subiti, ma anche
uno spaccato di una vita detentiva scandito da somministrazione di
farmaci, privazioni, assenza di progettualità, oltre alle drammatiche
violenze riferite.

Ancora una volta ci appelliamo al Ministro della Giustizia Carlo Nordio
affinché il governo, in caso di processo, si costituisca parte civile.

Nel carcere di Firenze fu tortura. Lo stabilisce, finora, una
sentenza della Corte d'Appello

Nei giorni scorsi la Corte di Appello di Firenze - cambiando la
decisione dei giudici di primo grado - ha condannato per tortura
un'ispettrice della polizia penitenziaria e otto agenti in servizio
all'epoca dei fatti contestati, che riguardavano le violenze verso due
persone detenute.

Non siamo mai felici quando arrivano condanne di questo tipo. Nelle
carceri, così come in altri luoghi, non dovrebbe esserci spazio per
violenze, torture e sopraffazioni. Il reato di tortura, che è stato
introdotto nel codice penale italiano solo dopo una nostra lunga
battaglia, pensiamo sia fondamentale perché consente alle persone
detenute di avere giustizia e, a differenza di chi lo interpreta come un
reato contro gli agenti penitenziari, riteniamo che sia utile anche per
loro, perché consente di isolare chi fa uso ingiustificato della forza,
spesso come strumento di vendetta, venendo meno al proprio ruolo,
compito e mandato.

Anche per questa ragione da tempo chiediamo che, dinanzi ad ogni
procedimento di questo tipo, il Ministero della Giustizia si costituisca
parte civile, proprio a rappresentare quegli operatori che, con grande
difficoltà, ogni giorno lavorano rispettando il proprio ruolo.

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