Hannoun la resistenza non si arresta

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Domenica, 1 Marzo, 2026 - 09:15

LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA - MOHAMMAD HANNOUN LIBERO!

DOMENICA 1 MARZO ORE 14,30 PRESIDIO NAZIONALE AL CARCERE DI TERNI

La detenzione di Mohammad Hannoun, il presidente dell’API l’associazione Palestinesi

d’Italia nel carcere a Terni dopo l’arresto avvenuto a fine dicembre con l’accusa di essere

finanziatore di Hamas, arresto confermato nonostante l’esclusione delle “prove” presentate

da Israele, ci impone di mobilitarci ed esprimere la nostra piena solidarietà e anche di

leggere questo come l’ennesimo attacco alla solidarietà con la Palestina.

Lo Stato italiano sta conducendo -su mandato di Israele e in ossequio alla sua logica di

annientamento del popolo palestinese- un attacco alla resistenza palestinese e ai movimenti

di solidarietà. Questo attacco ha molte facce, ma una sola direttrice: schiacciare chiunque

osi opporsi al colonialismo di insediamento e alla pulizia etnica in corso: vengono

imprigionati e processati, su richiesta israeliana, partigiani palestinesi rifugiati politici in Italia,

come Anan Yaheesh condannato incredibilmente in 1° grado a 5 anni e mezzo; vengono

colpiti e arrestati palestinesi che – come Hannoun- in piena guerra genocida, raccolgono

aiuti umanitari per il loro popolo sterminato da bombe, fame e malattie diffuse; viene

repressa con ferocia differenziata la solidarietà al popolo e alla resistenza palestinesi con

condanne pesantissime come quella a Tarek e con azioni esemplari contro studenti pro-

Palestina come fermi, arresti domiciliari e schedature che coinvolgono le stesse scuole

pubbliche.

In questo quadro, l'operazione di criminalizzazione degli aiuti umanitari al centro del

processo contro Mohammad Hannoun assume un significato chiaro. È la stessa logica

applicata su scala globale: come Israele nei territori occupati e a Gaza blocca gli aiuti, caccia

Medici Senza Frontiere e accusa l'UNRWA (l'agenzia ONU che dal 1949 fornisce assistenza

ai profughi palestinesi) di complicità, così all'estero chiede ai governi vassalli, come quello

italiano, di colpire i flussi di solidarietà dal basso. Due piccioni con una fava: screditare i

movimenti di solidarietà e garantirsi il business esclusivo degli aiuti e della futura

ricostruzione, mentre si tenta di ridurre al silenzio la solidarietà con il popolo palestinese.

Per questo è urgente smontare questa narrazione tossica e ristabilire un piano di verità:

l'unica direttrice giusta è quella della resistenza e della liberazione del popolo palestinese

dall'entità coloniale israeliana.

Di fronte a questa macchina repressiva, le finzioni legali crollano. A nulla valgono

l'esclusione delle prove israeliane anonime ed estorte nel processo Mohammad Hannoun,

o l'inconsistenza delle testimonianze dell'ambasciatrice israeliana nel processo contro Anan

Yaheesh. La partita non si gioca sul campo dello stato di diritto, ma su quello dei loschi affari

e delle convenienze politiche: accordi energetici (ENI), commesse militari, cyber

sorveglianza, affari di altre società italiane con Israele, in cambio di ostaggi e del silenzio

sulla Palestina.

In questo contesto, diventa cruciale creare un legame forte e visibile tra tutte le mobilitazioni.

I presidi del 21 febbraio per Anan Yaheesh a Melfi e per Ahmed Salem a Rossano Calabro

sono in continuità con gli scioperi, i presidi, i cortei e le manifestazioni per la Palestina, come

lo è il presidio per Mohammad Hannoun a Terni e quelli per Tarek e tutti gli altri detenuti e

processati perché credono che l’autodeterminazione del popolo palestinese, la sua

liberazione dal fascismo israeliano sia oggi una possibilità di riaffermare anche qui da noi

delle pratiche di autodeterminazione e libertà da uno stato sempre più autoritario,

poliziesco...fascista. Ogni processo contro la solidarietà è un processo contro la libertà di

tutte e tutti. Libertà per tutti i prigionieri politici.

Perché la liberazione della Palestina è liberazione di tutti!

Perché la solidarietà è un’arma e per questo il potere la vuole spezzare!

DOMENICA 1 MARZO ORE 14,30

PRESIDIO AL CARCERE DI TERNI, STRADA DELLE CAMPORE

COORDINAMENTO TERNANO PER LA PALESTINA

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