
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: 20 giugno sabato: Giornata di interventi dibattito e
riflessioni sui rivoluzionari prigionieri
Data: 2026-06-14 12:12
Mittente: rosso <rossoconte@hotmail.com>
Destinatario: "ondarossa@ondarossa.info" <ondarossa@ondarossa.info>
SABATO 20 GIUGNO DALLE ORE 10:30 alla PANETTERIA OCCUPATA Via Conte
Rosso 20 - Lambrate Milano
GIORNATA DI INTERVENTI, DIBATTITO E RIFLESSIONI
Uno sguardo internazionale sui Rivoluzionari Prigionieri
ROMPIAMO UN TABU'
Esperienze di lotta, solidarietà, prospettive.
Prigionia politica storica e attuale: con uno sguardo alle lotte
carcerarie:
- Presentazione appello “rompiamo un tabù”
- Prigionieri e resistenza in Palestina: GPI (Giovani Palestinesi
Italia), UDAP, Samidoun (Palestinian Prisoner Solidarity Network)
- 41 bis, isolamento e mobilitazione per Alfredo Cospito: Cassa
antirepressione delle Alpi occidentali e avvocati
- “The SRY-Type isolation prisons and the Resistance” con
compagno di Anti-Imperialist Front e IS4PP (International solidarity for
political prisoners).
- Ieri come oggi, stessa prigionia, stesse ragioni: Intervento di un
compagno di Pisa
- Memoria e resistenza: CPA Firenze
Pausa
Le realtà di movimento parlano delle lotte odierne: solidarietà,
prospettive. Dibattito e riflessioni:
- Si.Cobas: diritto di sciopero nell’economia di guerra
- Collettivo Antudo: prospettive di lotta e repressione del dissenso
in tempi di guerra
- Calp di Genova: la guerra comincia qui. La lotta dei portuali
contro la guerra
- Ultima generazione: mobilitazioni contro guerra e riarmo
- Rete CCL (collettivi e comitati di Lotta): rivoluzione e
resistenza: le facce della lotta contro lo
Stasto imperialista delle multinazionali (sionizzato)
- Rete liberi e libere di lottare: stato di guerra e polizia
A seguire, altri interventi e riflessioni comuni.....
Perù, 19 giugno 1986: in risposta alle rivolte dei prigionieri e alle
lotte contro le condizioni di vita e le politiche neoliberiste di Alan
Garcia, nelle carceri, si abbatté una feroce repressione che provocò
l’assassinio di quasi 300 compagni. Questa giornata, che ha assunto
nel corso del tempo, a livello internazionale, un valore simbolico,
ricordata come il giorno del massacro di El Fronton, e Lurigancho, è
dedicata ai rivoluzionari prigionieri nel mondo.
Scegliamo questa data, per valorizzarne il carattere internazionale e
perché la resistenza dei prigionieri si colloca, nello scontro che
oppone sfruttati e sfruttatori, oppressi ed oppressori, all’interno di
un movimento complessivo rivoluzionario e di classe.
Ricordiamo la lotta dei rivoluzionari irlandesi nelle carceri di
massima sicurezza contro il blocco H; la lotta dei compagni della Raf
nel carcere di Stammheim e il loro assassinio che provocò, negli anni
‘70 un forte movimento di solidarietà, con importanti proteste anche
nelle piazze italiane; la feroce repressione in Italia nei confronti
delle mobilitazioni a fianco dei prigionieri contro i “braccetti della
morte” dove erano rinchiusi i prigionieri delle formazioni
guerrigliere; le rivolte nelle carceri americane nel contesto del
movimento afro-americano e contro la guerra …; l’armata rossa
giapponese che ha combattuto a fianco dei palestinesi per la liberazione
dei prigionieri …; le lotte nelle carceri Turche contro le celle F e
l’isolamento; e, la significativa esperienza dei prigionieri nelle
carceri israeliane e in occidente in generale, unito al movimento di
solidarietà sviluppato intorno ad esso, che ci dice che i prigionieri,
la prigionia politica non può essere separata dalla resistenza:
decontestualizzarla significa svuotarla e dunque servire il nemico.
Siamo di fronte ad un sistema in crisi dalle sue fondamenta,
l’espansione e pervasività dei processi di guerra, la continua
ricerca di soluzioni autoritarie che va producendo un inasprimento delle
condizioni sociali e la liquidazione delle conquiste frutto delle lotte
passate, che tende a colpire con sempre maggior forza movimenti ed
attivisti politici, che mira a soffocare le lotte di resistenza e di
liberazione, con l’obiettivo di impedire che le contraddizioni
sociali, il malcontento, il conflitto, si diano una espressione politica
organizzata. È in questo contesto che si inserisce la guerra che viene
condotta alla memoria delle lotte degli anni ’70 ed è nel contesto di
questa guerra che possiamo comprendere il silenziamento, annientamento
dei rivoluzionari prigionieri.
Parliamo dei compagni a cui si fa riferimento nell’appello
“rompiamo un tabù”, che da oltre 40 anni fanno fronte a dure
condizioni di detenzione e ad una carcerazione infinita, di altri tre da
oltre 20 anni sottoposti al regime di massimo isolamento 41 bis e da 4
anni un altro compagno, per parlare a tutti quei compagni/e che
transitano nelle galere in regimi ad alta sicurezza, ai giovani e a
tutto il movimento che oggi sta affrontando non solo una campagna
fortemente repressiva a colpi di decreti e disegni di legge, ma anche un
attacco ideologico, massmediatico, di strumentalizzazione ed
inquinamento dei contenuti e retorica sulla legalità borghese.
Le ragioni al centro di questo attacco che colpisce da chi aiuta i
migranti in mare alle lotte della logistica, al movimento ambientalista
e antifascista a chi solidarizza con la lotta del popolo e della
resistenza palestinese, vanno ricercate nella necessità dello Stato di
pacificare, controllare ed omologare la società, impedendo
preventivamente che i movimenti possano unirsi in una spinta collettiva,
costruire una progettualità, una prospettiva di trasformazione
rivoluzionaria e lavorando affinché siano sempre più frammentati,
divisi, isolati, costretti, ogni volta, a ricominciare da zero.
Questo incontro vuole essere un contributo, per trovare forme e
continuità a questa riflessione per collegarla concretamente alle lotte
sociali e ai suoi movimenti, per sostenerne il carattere internazionale
e antimperialista.
Un contributo anche per ribaltare lo sguardo di diffidenza, paura,
isolamento e sconfitta che soffoca le lotte ed impedisce di fare i conti
con una storia che ci appartiene in tutte le sue espressioni: questi
prigionieri, così come i prigionieri dei movimenti odierni, espressione
di esperienze importanti e anche coraggiose, devono far parte della
nostra lotta, devono essere difesi e sostenuti.
Nessuno si salva da solo, Insieme possiamo tutto.
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