
26 novembre tuttə a Roma - Non Una Di Meno!
BASTA GUERRE SUI NOSTRI CORPI - RIVOLTA TRANSFEMMINISTA!
26 NOVEMBRE ORE 14 - PZZA DELLA REPUBBLICA
CORTEO NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE
DONNE E DI GENERE
Il prossimo 26 novembre scendiamo in piazza convinte che la lotta contro
la violenza patriarcale non può prescindere dall’opposizione alle guerre
sui nostri corpi:
E’ la guerra che ha come scenario il chiuso delle case e delle
relazioni, ma non è una guerra privata: è l’espressione terribile e
estrema della violenza strutturale contro le donne e le libere
soggettività. Dall’inizio del 2022 sono 91 in Italia i femminicidi,
lesbicidi e transcidi.
È la guerra combattuta sul campo, aperta dall’invasione russa
dell’Ucraina, una guerra che ci coinvolge e ci riguarda tuttə, non solo
perché mai come ora la sentiamo vicina e incombente. Violenze, lutti,
stupri, distruzione segnano le vite di chi fugge e di chi resta a
seconda dei ruoli imposti e cristallizzati dal binarismo di genere,
riducendo le donne a terreno di conquista. La guerra riapre in modo
strumentale e ipocrita il tema dell’accoglienza in Europa su base etnica
e identitaria occultando la realtà di sfruttamento e ricatto
dell’immigrazione - soprattutto femminile - e rafforzando i già
inquietanti criteri di merito per la selezione all’ingresso e per
l’accesso alla cittadinanza sociale.
E’ la stessa guerra che si intensifica sui vari fronti già aperti nel
mondo (Afganistan Kurdistan, Palestina, Yemen, ...), una guerra volta
alla definizione del nuovo ordine mondiale e che mette questi stessi
fronti a sistema nello scontro tra potenze emergenti e in declino;
affermando la logica patriarcale del più forte, con le bombe e la
minaccia atomica, con la deriva autoritaria e antidemocratica da Est a
Ovest; approfondendo violenza, discriminazione e oppressione prima di
tutto sui corpi delle donne, delle soggettività fuori norma, dissidenti,
migranti.
E’ la guerra che ridisegna l’economia e il welfare in funzione del
riarmo e della mobilitazione bellica e che cancella le priorità imposte
dalla crisi economica, sociale e climatica. Carovita, disoccupazione,
povertà sono l’altra faccia della siccità, dell’avvelenamento
ambientale, della crisi alimentare, della pandemia tuttora in corso:
colpiscono gli strati più fragili della popolazione ma diventano effetti
collaterali accettabili e si trasformano in armi contro poverə, giovani,
donne, migranti. Si concretizza nella guerra al reddito di cittadinanza
(la cui platea è a maggioranza femminile, e che è già pesantemente
condizionato e familistico); con il contingentamento energetico
domestico a favore delle imprese; con l’enfasi sulla natalità come
dovere civile ma senza alcuna previsione di investimento sui salari e
sul welfare pubblico; attraverso la sostituzione dei diritti umani,
sociali e civili con il merito come meccanismo di selezione che
legittima e acuisce disparità, disuguaglianze e meccanismi di
oppressione.
E' la guerra dichiarata ai nostri corpi desideranti e autodeterminati, e
che ne fa nuovamente un campo di battaglia. Violenza patriarcale
istituzionalizzata e cultura dello stupro sono il presente da ribaltare.
L’affermazione elettorale della destra antiabortista, razzista e
ultraconservatrice porta al governo chi in questi anni nelle
amministrazioni regionali e in Parlamento ha negato l’accesso all’aborto
chirurgico e farmacologico; la possibilita' di autodeterminazione di
donne e persone lgbtiaq+, anche nell'ambito dei percorsi di affermazione
di genere. Una guerra che nega la violenza omolesbobitransfobia e che si
oppone all’educazione alle differenze e sessuale nelle scuole agitando
lo spettro di una inesistente “ideologia gender”. A questa linea
programmatica da seguito l’istituzione del Ministero per la famiglia, la
natalità e le pari opportunità affidato a Eugenia Roccella.
L’attacco all’aborto legittima la violenza patriarcale nelle case, nello
spazio pubblico,nei posti di lavoro e di formazione, in rete,nei media,
riaffermando come principio la subalternità delle donne e delle persone
con utero, e con esse delle soggettività non binarie e fuori norma. E’
la battaglia identitaria principale della destra autoritaria. L’italia
del governo Meloni non si sottrae a questo schema e si allinea a Polonia
e Ungheria, agli Usa di Trump e dei gruppi ultracattolici, ai regimi
autoritari, anche nella criminalizzazione di stili di vita e
comportamenti ritenuti “devianti”, nell'ambito di una lettura delle
giovani generazioni pericolosa e stigmatizzante. Esemplare risulta
infatti l'urgenza con cui e' stato proposto il decreto anti-rave,
utilizzato strumentalmente per limitare spazi di libertà “fuori mercato”
e di agibilità politica.
In questo contesto polarizzato, scardiniamo i binarismi, facciamoci
spazio, attraversiamo il campo di battaglia per ribaltare i piani!
chiamiamo tutt3 a scendere in piazza per fermare le guerre sui nostri
corpi, per opporre alla militarizzazione delle vite, la rivolta
transfemminista contro la violenza, l’oppressione e la povertà. Per fare
dell’autodeterminazione un terreno di lotta in avanti, per fare
dell’autodifesa una pratica collettiva di resistenza alla violenza.
Perchè se non possiamo ballare, non è la nostra rivoluzione!
Per questo, l'irruzione sulla scena della rivolta delle donne iraniane
sovverte i termini dello scontro e rovescia i ruoli. Rimettendo al
centro l’autodeterminazione come terreno di conflitto e di
trasformazione. Ci indica con chiarezza cosa ci è nemico e ci insegna a
chiamarlo per nome, a disvelare quanto la violenza sia esperienza
quotidiana, strumento di governo e controllo dei nostri corpi,
riconnettendo le resistenze femministe e transfemministe riprendendo il
grido delle combattenti curde Jin JIyan Azadì - donna vita libertà.
Il 20 novembre saremo nelle piazze e nelle iniziative per il TdOR- Trans
Day of Remembrance per aprire la settimana di mobilitazione contro la
violenza patriarcale verso il 25 novembre.
Il 26 novembre a Roma sarà marea contro le guerre sui nostri corpi, sarà
un corteo autodeterminato, le assemblee territoriali di Non Una Di Meno
sono lo spazio condiviso di organizzazione del corteo. Sarà una
manifestazione senza spezzoni né bandiere, dai due camion organizzati il
microfono sarà aperto alla molteplicità delle voci che la compongono.
Invitiamo le rappresentanti politiche a rimanere in ascolto e non
occupare lo spazio mediatico della manifestazione, diamo indicazione
alle strutture partitiche, sindacali e organizzate di rispettare le
indicazioni date.
Porteremo in piazza la voce di chi non ha più voce e di chi vede la
propria voce invisibilizzata, sommersa, ricattabile. Saremo in piazza
anche per chi non potrà esserci, per chi vive una condizione di
privazione forzata della libertà; per le donne e le soggettività
detenute, quelle rinchiuse nei CPR o 'contenute' nei reparti e nelle
cliniche psichiatriche. Perché nessuna dovrebbe restare sola!
Il 27 novembre ci ritroveremo in assemblea nazionale presso la facoltà
di lettere di Roma 3 per discutere, intrecciare le lotte e organizzare
la rivolta transfemminista verso l’8 marzo e oltre.
Scateniamo assieme tutta la nostra rabbia erotica, sempre moss3 dal
desiderio!!
l’unico carico residuale che conosciamo è il patriarcato!